Bussola

Assenza, scomparsa e morte presunta

Sommario

Inquadramento | Scomparsa | Assenza | Morte presunta | Casistica |

Inquadramento

La scomparsa della persona fisica, ossia il suo cessare di essere presente nel luogo di ultimo domicilio o di ultima residenza, è l’evento preso in considerazione nella disciplina normativa degli istituti della semplice scomparsa (art. 48 c.c.), dell’assenza (artt. 49 ss. c.c.) e della morte presunta (artt. 58 ss. c.c.). La scomparsa in senso lato, quando accompagnata dalla mancanza di notizie, dà luogo ad uno stato di incertezza circa l’esistenza in vita della persona; si rende dunque necessario tutelare gli interessi dello scomparso (se vivo), dei suoi presunti eredi (se morto) e dei terzi, titolari di situazioni personali e patrimoniali in cui lo scomparso sia parte, nonché l’interesse pubblico alla regolare gestione dei beni e alla protezione delle situazioni familiari. L’ordinamento interviene dapprima in misura limitata, prevedendo la possibilità di assumere misure conservative a tutela del patrimonio dello scomparso; permanendo la mancanza di notizie, legittima i presunti eredi ad entrare in possesso dei suoi beni, previa dichiarazione di assenza, ed infine perviene ad una sistemazione definitiva dei rapporti che allo scomparso fanno capo, ancorché non irrevocabilepotendo risultare la presenza in vita dell’interessato.

 

Scomparsa

L’art. 48 c.c. prevede la possibilità di nomina di un curatore alla persona, che si sia allontanata dal luogo di residenza o domicilio, senza che della stessa si abbiano notizie. Non rileva la durata della scomparsa: è da ritenere peraltro che essa debba protrarsi per un periodo di tempo tale da rendere ingiustificabile la mancanza di notizie. Non si può far luogo alla nomina del curatore se lo scomparso abbia già un suo rappresentante (se minore o incapace), ovvero volontario (salvo che per gli atti in relazione ai quali non sia stata rilasciata procura).

 

In evidenza

In linea di principio dovrebbe escludersi la possibilità di nominare un curatore allo scomparso, ove sia verosimile che questi, per l’intervenuto trascorrere del tempo, sia certamente deceduto; ciò in quanto la nomina presuppone una situazione di incertezza in vita

 

La legittimazione a chiedere la nomina del curatore compete ai presunti successori legittimi (che potrebbero vedere frustrate legittime aspettative sui beni di lui, dopo la morte), al pubblico ministero e a tutti coloro che vi abbiano interesse (di natura patrimoniale, diretto ed attuale), e quindi, in primis i creditori. La competenza ad intervenire è del tribunale del luogo di ultimo domicilio o residenza. Il giudice italiano potrà anche procedere alla nomina di un curatore, per lo scomparso di cittadinanza straniera, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 22 l. 31 maggio 1995, n. 218.

I compiti del curatore devono essere specificamente indicati nell’atto di nomina: l’art. 48 c.c. individua all’uopo un’elencazione solo esemplificativa. Detti poteri mirano alla conservazione del patrimonio (Cass. 20 febbraio 2014, n. 4081); potrebbero peraltro essere autorizzati anche atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, se ritenuti indispensabili ad evitare la dispersione del patrimonio medesimo; in questo caso il tribunale provvederà anche in ordine al reimpiego del prezzo di eventuali alienazioni (App. Bari 22 gennaio 1997). Il curatore assume inoltre la rappresentanza in giudizio della persona scomparsa, dal lato attivo, ovvero passivo (v. C. cost. 16 ottobre 1986, n. 220, che ha dichiarato l’illegittimità degli artt. 75 e 300 c.p.c., nella parte in cui non prevedono, in caso di scomparsa del convenuto, l’interruzione del processo e la segnalazione, da parte del giudice, al pubblico ministero, perché promuova la nomina di un curatore, nei cui confronti riassumere il giudizio). Il curatore rimane legittimato a tutelare gli interessi dello scomparso pure decorsi 2 anni dal giorno dell’ultima notizia anche se non sia stato promosso il procedimento di assenza.   

Assenza

Se la scomparsa è una situazione di mero fatto, che legittima l’assunzione di provvedimenti conservativi, l’assenza è una situazione di diritto, giuridicamente conformata. Permanendo lo stato di incertezza sulla sorte della persona scomparsa, l’ordinamento interviene in maniera specifica per tutelare le aspettative di coloro che potrebbero vantare diritti in conseguenza della sua morte. La dichiarazione di assenza, di cui all’art. 49 c.c., costituisce così il presupposto per l’adozione dei provvedimenti ex art. 50 c.c.. Può dichiararsi l’assenza, decorsi 2 anni dal giorno a cui risale l’ultima notizia; non è necessario che sia stato preventivamente nominato un curatore allo scomparso.

La competenza è sempre del tribunale in composizione collegiale, da individuarsi sulla base degli stessi criteri già esaminati per la nomina del curatore; il rito è disciplinato dagli artt. 722 ss. c.p.c.. Legittimati a proporre la domanda sono in primo luogo i presunti successori legittimi dello scomparso, nonché coloro che ritengano di avere, sui beni dello scomparso, diritti dipendenti dalla sua morte, a titolo di successione o altro titolo. Manca di legittimazione il pubblico ministero, che peraltro deve intervenire in giudizio.

La sentenza dichiarativa dell’assenza, ancorché esecutiva, è priva di effetti immediati, mentre si pone come presupposto dei provvedimenti di cui agli artt. 50 e 51 c.p.c. e, quindi, può comportare:

a) l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente, se ne sia nota l’esistenza, su istanza di coloro che vi abbiano interesse o del pubblico ministero; il procedimento è disciplinato dall’art. 725 c.p.c.;

b) l’immissione nel possesso temporaneo dei beni, su istanza di coloro che sarebbero eredi testamentari ovvero legittimi, ma pure dei  loro rispettivi eredi, ove l’assente fosse deceduto nel giorno cui risale l’ultima notizia; il procedimento è sempre disciplinato dall’art. 725 c.p.c.;

c) l’esercizio temporaneo di quei diritti che spetterebbero ai donatari, ai legatari e a coloro che avrebbero benefici dalla morte dell’assente;
d) il temporaneo esonero dall’adempimento di obbligazioni da parte di coloro che per effetto della morte ne sarebbero liberati (si pensi ad una rendita vitalizia), salvo che non si tratti di prestazioni alimentari ex art. 434 c.c.;

e) la liquidazione al coniuge dell’assente di un assegno alimentare, gravante sul patrimonio dell’assente stesso e da parametrarsi in base ad esso.

Cessano gli effetti della dichiarazione di assenza, se l’interessato ritorna o risulta in vita. I beni devono essergli restituiti, insieme con i frutti, che non competono se l’assenza è stata volontaria e non giustificata. Se l’assente non torna, ma si abbia prova della sua esistenza, può nominarsi un curatore ex art. 48 c.c..

Morte presunta

La dichiarazione di morte presunta rappresenta un mezzo di accertamento indiretto della morte, che si affianca ad altri mezzi previsti dall’ordinamento quando non sia rinvenuto il cadavere, ovvero lo stesso non sia riconosciuto. Si verifica così una vera e propria successione mortis causa, con tutti gli effetti che ne derivano, subordinati peraltro alla prova dell’esistenza in vita del presunto morto.

Presupposto per farsi luogo alla dichiarazione di morte presunta è la mancanza di notizie su una persona, protrattasi per almeno un decennio, nella fattispecie generale di cui all’art. 59 c.c.; termini più ristretti sono invece previsti dall’art. 60 c.c., avuto riguardo alla peculiarità delle fattispecie in cui avvenne la scomparsa (operazioni belliche, prigionia, infortunio). La morte presunta può essere dichiarata, pur senza una preventiva dichiarazione di assenza; in ogni caso devono essere almeno 9 anni dal raggiungimento della maggiore età da parte dello scomparso. In base all’art. 22 l. n. 218/1995, può essere dichiarata la morte presunta anche dello straniero, purché avente un collegamento con lo Stato italiano.  

 

In evidenza

Il tribunale dichiara la morte presunta solo quando ritenga estremamente probabile l’avvenuto decesso, tenendo conto, caso per caso, delle circostanze in cui è avvenuta la scomparsa e di tutti gli elementi della fattispecie

 

Il procedimento è disciplinato dagli artt. 726-731 c.p.c.; esso inizia con ricorso e termina con sentenza, la quale, ai sensi dell’art. 61 c.c., deve indicare anche il giorno e possibilmente l’ora della morte. La legittimazione ad agire spetta al pubblico ministero e a coloro che potrebbero chiedere l’immissione nel possesso dei beni dell’assente in base all’art. 50 c.c.. Competente è sempre il tribunale in composizione collegiale dell’ultimo domicilio o residenza dello scomparso. La sentenza che dichiara la morte presunta è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed anche sul sito internet del Ministero della giustizia ed è trasmessa all’ufficiale di stato civile.

Gli effetti della sentenza sono disciplinati diversamente, a seconda che gli aventi diritto abbiano o meno già ottenuto l’immissione nel possesso dei beni dell’assente o abbiano beneficiato della dichiarazione di assenza. Se detta immissione vi è stata, la pronuncia attribuisce agli immessi la piena disponibilità dei beni, ovvero l’attribuzione definitiva dell’esercizio dei diritti, nonché la liberazione dalle obbligazioni. In caso contrario, la pronuncia assegna agli aventi diritto la disponibilità dei beni e l’esercizio dei diritti, previa redazione di inventario. La morte presunta produce una vera e propria apertura della successione, che si ha per verificata al momento della scomparsa.  

L’art. 65 c.c. attribuisce al coniuge del presunto morto la facoltà di contrarre nuovo matrimonio; la dichiarazione di morte presunta non produce tuttavia effetti per il diritto della Chiesa e, dunque, non abilita il coniuge a contrarre matrimonio canonico. Il comma 5, art. 1, l. 76/2016 estende espressamente la specifica disciplina matrimoniale all’unione civile tra persone del medesimo sesso. Ne consegue che, con la morte presunta della persona civilmente unita, il superstite potrà contrarre nuova unione civile (piuttosto che un matrimonio con persona di sesso diverso). 

Gli effetti della dichiarazione di morte presunta vengono meno con il ritorno dello scomparso o con la prova della sua esistenza, ma pure con la prova della morte naturale. L’art. 68 c.c. disciplina gli effetti del ritorno o dell’accertamento in vita sul nuovo matrimonio, o della nuova unione civile, eventualmente contratto. Detto matrimonio è nullo, ma sono fatti salvi gli effetti civili del matrimonio putativo ex art. 128 c.c.; la nullità non opera tuttavia ex se, essendo necessario un procedimento di impugnazione ex art. 117 c.c.. Legittimati all’impugnazione sono i coniugi, gli uniti civili, gli ascendenti prossimi, il pubblico ministero e tutti coloro che abbiano ad impugnarlo un interesse legittimo ed attuale. Non può peraltro farsi luogo a nullità del secondo matrimonio (ma pure della seconda unione civile), ove sia accertato che, quando fu contratto, il presunto morto era ancora in vita, ma sia deceduto successivamente: in via eccezionale, l’ordinamento ammette un caso di bigamia, per favorire il nucleo familiare, nel frattempo costituitosi. 

Casistica

Scomparsa

 

L’attività del curatore dello scomparso ha sostanzialmente scopo conservativo del patrimonio, essendo finalizzata ad evitare che il patrimonio stesso subisca pregiudizio per la momentanea assenza del titolare. Il giudice può peraltro autorizzare il curatore dell’imprenditore scomparso anche a gestire le società a lui facenti capo (Cass. civ, sez. II, 28 febbraio 2014, n. 4081);

 

Il curatore dello scomparso può essere autorizzato ad alienare un immobile appartenente al patrimonio dello scomparso (App. Bari 22 gennaio 1997, in Giur. merito 1989, 1020);

 

Quando risulti che una persona, per il trascorrere degli anni, sia certamente deceduta, non si può far luogo alla nomina di un curatore allo scomparso (Trib. Monza 24 novembre 1987, in Giur. merito 1989, 921);

 

La scomparsa del beneficiario non legittima l’INAIL a sospendere il pagamento di una rendita vitalizia (Cass.civ., sez. lav., 21 gennaio 2005, n. 1253);

 

Il curatore dello scomparso ha diritto a riscuotere la pensione spettante allo scomparso stesso (Cass. civ., sez. lav., 24 ottobre 1989, n. 4338)

Previa autorizzazione del tribunale, il curatore dello scomparso può conferire ad un terzo una procura ad amministrare i beni siti all’estero, di proprietà dello scomparso medesimo (Trib. Isernia 8 ottobre 1997, in Dir. fam. 1999, 163)

Assenza

 

Il coniuge di assicurato presso l’Enpam, dichiarato assente con sentenza divenuta esecutiva, non ha diritto alla pensione di reversibilità (Cass. civ., sez. lav., 14 gennaio 1983, n. 299, in Dir. fam pers, 1983, I, 2193);

 

Il coniuge dell’assente ha titolo per richiedere, in via amministrativa e, ove del caso, giudiziaria, la pensione di reversibilità (Trib. Catania 4 giugno 1993, in Dir. fam. pers. 1994, I, 229; Cass. civ., sez. lav., 15 novembre 2011, n. 6168, in Foro it. 1989, I, 1869; Cass. civ., sez. lav., 5 novembre 1988, n. 5988);

 

In caso di morte dell’avente diritto all’immissione nel possesso dei beni dell’assente durante la pendenza del giudizio per l’accertamento di tale diritto, l’erede del deceduto succede mortis causa nel diritto controverso (Trib. Verona 3 agosto 2000, in Giur.it. 2001, 948);

 

L’INPS è passivamente legittimato nel procedimento relativo all’attribuzione, a titolo di assegno alimentare, di una quota della pensione dell’assente (Cass. civ., sez. lav., 19 marzo 1992, n. 3405)

Morte presunta

Il pensionato, di cui sia stata dichiarata la morte presunta e successivamente provata l’esistenza in vita, ha diritto al ripristino dell’obbligazione pensionistica, non rilevando il fatto che l’INPS abbia nel frattempo erogato la pensione di reversibilità alla moglie di lui; né l’istituto può operare una compensazione del suo debito verso il pensionato con il credito verso il coniuge, beneficiario della pensione di reversibilità (Cass., sez. lav., 6 novembre 1992, n. 12034);

 

Il matrimonio concordatario trascritto nel periodo bellico, sulla base di un atto notorio attestante il decesso del precedente coniuge, deve essere dichiarato nullo, ove sia accertata l’esistenza in vita del coniuge, salvi gli effetti del matrimonio putativo (Cass. civ., sez. I, 29 novembre 1991, n. 12870);

 

In caso di morte presunta, l’apertura della successione si verifica alla data alla quale è fatta risalire la morte dalla sentenza che l’ha dichiarata, mentre la delazione dell’eredità ha luogo dopo il passaggio in giudicato della sentenza stessa; non acquista quindi la qualità di erede colui che, vivo alla data della morte presunta, sia deceduto prima del passaggio in giudicato della sentenza (Trib. Chieti 22 settembre 1987, in Giur. merito 1988, 257);

 

La sopravvenuta declaratoria di morte presunta del soggetto, sottoposto a misura di prevenzione con provvedimento irrevocabile, non incide sulla validità di quest’ultimo pure quando la morte presunta sia fatta risalire ad epoca antecedente il provvedimento medesimo (Cass. pen., sez. I, 24 novembre 1998, n. 5830, in Riv. pen. 1999, 332)

 

*Scheda aggiornata alla Legge sulle Unioni Civili

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento

News

News

Su Matrimonio civile: nullità, inesistenza, annullabilità

Vedi tutti »

Focus

Focus

Su Matrimonio civile: nullità, inesistenza, annullabilità

23 Agosto 2016
Il «Matrimonio a prima vista» è valido?
di Giuseppe Buffone

Vedi tutti »

Casi e sentenze

Casi e sentenze

Su Matrimonio civile: nullità, inesistenza, annullabilità

Vedi tutti »