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Assegno di mantenimento per il coniuge

Sommario

Inquadramento | La non addebitabilità della separazione | La mancanza di redditi adeguati | Il tenore di vita | La convivenza more uxorio | La valutazione comparativa delle posizioni economiche delle parti | Le altre circostanze | Segue: la capacità lavorativa delle parti | Aspetti processuali | Garanzie |

 

L'assegno di mantenimento dovuto al coniuge in caso di separazione è considerata la proiezione degli obblighi di mantenimento reciproci derivanti dal matrimonio (art. 143 c.c.) nonché estrinsecazione del generale dovere di assistenza materiale, che permane anche dopo la cessazione della convivenza: la separazione, infatti, instaura un regime che tende a conservare quanto più possibile gli effetti propri del matrimonio compatibili con la cessazione della convivenza e, quindi, con il tipo di vita di ciascuno dei coniugi (Cass. civ. sez. I, 20 febbraio 2013, n.4178, cfr. anche Cass. Civ. Sez I, 16 maggio 2017, n. 12196). Ai sensi dell'art. 156 c.c., dunque, il giudice, per stabilire se e in quale misura sia dovuto il contributo per il coniuge, deve compiere una serie di passaggi consequenziali: a)  verificare la non addebitabilità della separazione al richiedente; b)  valutare il tenore di vita in costanza di convivenza, che costituisce il parametro per l'inadeguatezza dei redditi del richiedente; c)  accertare, comparativamente, le disponibilità economiche delle parti; d)   valutare le altre circostanze che, ex art. 156 comma 2 c.c., ai fini della quantificazione in concreto dell'importo mensile dovuto. Si tratta di una serie di operazioni, certamente non solo aritmetiche, di pe...

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