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Sì alla somministrazione del vaccino anti COVID-19 ad una 17enne, anche in assenza del consenso di uno o di entrambi i genitori

M.G.C., in seguito alla separazione consensuale dal marito e all’affidamento al Comune di Rho dei due figli minori della coppia, con limitazione della responsabilità genitoriale in relazione a tutte le decisioni di maggior interesse per gli stessi (relative all’educazione, istruzione, ed alla salute), ricorre presso il Tribunale di Milano al fine di poter far somministrare il vaccino anti COVID-19 alla figlia 17enne, in assenza del consenso del padre.

 

La doglianza è fondata. La ragazza in questione avrebbe espresso, infatti, con assoluta sicurezza e determinazione la propria opinione sia a tutela della propria salute sia della propria libertà di movimento, sottolineando la sua volontà di fare il vaccino contro il COVID «perché so che all’80% ti protegge, io voglio essere sicura, almeno all’80%, che non prenderò il COVID. So che il COVID porta tante ripercussioni ai polmoni e che i polmoni rimangono danneggiati, fino ad ora sono stata molto fortunata a non prenderlo. Gli effetti collaterali non sono più tanto gravi, Moderna e Pfizer sono appositi per le persone della mia età, potrei avere solo un po’ di febbre e dolore al braccio, ma si tratta dei soliti effetti collaterali da vaccino. So anche che possono capitare degli effetti collaterali più gravi. Mia madre mi lascia scegliere, mi incoraggia per il vaccino perché sa che è una mia scelta. Vorrei fare il vaccino anche per uscire e godermi la vita un po’ di più. Il green pass mi servirà in futuro per fare degli stage nelle aziende, che farò in questo anno scolastico verso maggio».

E anche il pediatra della minore avrebbe evidenziato la non presenza di «allergopatie farmacologiche, alimentari o altro».

Pertanto, i dubbi del padre su tale vaccino, ritenuto dallo stesso solamente «sperimentale», sarebbero a maggior ragione infondati.

 

Anche la scelta dei servizi sociali di Rho, sottrattasi alla decisione riguardante la richiesta di somministrazione di vaccino, poiché “facoltativo”, non sarebbe giustificata.

Infatti, secondo la sentenza n. 5/2018 della Corte Costituzionale «nella pratica medico-sanitaria la distanza tra raccomandazione e obbligo è assai minore di quella che separa i due concetti nei rapporti giuridici. In ambito medico, raccomandare e prescrivere sono azioni percepite come egualmente doverose in vista di un determinato obiettivo. In quest'ottica, pur senza obbligatorietà, l'autorevolezza propria del consiglio medico e gli studi medico scientifici inducono a ritenere opportuno che le suddette vaccinazioni vengano somministrate».

Quindi, una volta raccolto il parere del medico pediatra attestante l’assenza delle patologie della minore e sentita la stessa, sentiti anche i genitori, eventualmente anche in assenza del consenso di uno o di entrambi, l’Ente avrebbe dovuto agire a tutela del diritto alla salute nei confronti della 17enne.

 

Per tutti questi motivi, il Tribunale di Milano dispone che l’Ente affidatario diano corso tempestivamente a tutte le operazioni necessarie per la somministrazione della vaccinazione anti SARS-CoV-2 alla minore, ponendo in essere quanto richiesto dalla autorità sanitaria anche in assenza del consenso paterno.

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