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L’età non è un limite per fare il genitore

La revocazione della Sentenza della Cassazione. I genitori della minore  R. L.  propongono ricorso per revocazione della sentenza della Corte di Cassazione n. 25213/2013, con la quale era stato respinto il ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Torino del 22 ottobre 2012, che aveva confermato lo stato di adottabilità della bambina, pronunciata dal Tribunale della stessa città il 16 agosto 2011. Il giudice di primo grado aveva, infatti, tolto la figlia ai due genitori di 57 e 69 anni a causa di un presunto reato di abbandono.

L’elemento essenziale esposto nei motivi di ricorso per revocazione consiste nell’aver posto a fondamento della motivazione della decisione un episodio della vita della famiglia: l’abbandono temporaneo della minore in macchina, parcheggiata sotto casa. La pericolosità dell’evento, tuttavia, è risultata esclusa in forza della sentenza penale del Tribunale di Casale Monferrato il 12 giugno 2013, con la quale i ricorrenti sono stati assolti dal reato di abbandono di minore perché il fatto non costituisce reato. La Cassazione revoca la sentenza emessa precedentemente dallo stesso ufficio perché fondata su «di una specifica circostanza supposta esistente la cui verità era invece, limitatamente all’evento, positivamente esclusa».

 

Il giudizio rescissorio. I genitori, contestualmente, propongono ricorso avverso la sentenza d’appello che, sostengono, ha violato, o erroneamente applicato, l’art. 1 l. 4 maggio 1983, n. 184 e 3 Cost., «posto che il minore ha diritto di vivere e crescere nella propria famiglia di origine e che l’età avanzata dei genitori non è elemento di cui si debba tener conto ai fini della pronuncia di abbandono». Infatti, accanto all’episodio di abbandono, riportato sopra, posto come fulcro intorno al quale ruota la dichiarazione di adottabilità, traspare «un secondo elemento latente, quasi un refrain che fa da sfondo all’intera decisione, ed è quello dell’età dei genitori». La sentenza della Corte d’Appello afferma, riportando un’osservazione dei consulenti: «una gravidanza a 57 lei e 69 lui rappresenta infatti una deviazione della norma ed non può non essere considerata un dato significativo e rilevante nella valutazione complessiva, posto che a tale età le capacità genitoriali sono fisiologicamente ridotte […] perché se la legge italiana ha stabilito dei limiti, tali limiti hanno un senso».

 

L’età dei genitori e lo stato d’abbandono. La Suprema Corte precisa, innanzitutto, che la legge italiana non pone nessun limite per chi intende generare un figlio perché altrimenti si profilerebbe «il terrificante scenario di uno Stato che si arroghi il potere di rilasciare l’autorizzazione a procreare solo entro una data fascia d’età». Posto che lo stato di abbandono è definito, per consolidata giurisprudenza della Cassazione (Cass. 24 novembre 2015, n. 2379, 12 maggio 2015, n. 9639, 26 marzo 2015, n. 6137, 20 gennaio 2015, n. 881) solo qualora la famiglia «non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie», non emergono in questo caso fatti che configurino la fattispecie, ma solo elementi transitori inadatti a giustificare una legittima cancellazione dei legami familiari della minore con lesione dei diritti fondamentali della stessa, costituzionalmente tutelati. La Cassazione poi, sulla scorta di un’ analitica disamina della giurisprudenza della Corte di Strasburgo in relazione all’art. 8 CEDU, afferma che «la dichiarazione di stato di abbandono va reputata, sotto ogni aspetto, come l’extrema ratio».

In conclusione, la sentenza impugnata viene cassata e rinviata, per un nuovo esame dello stato di abbandono morale e materiale, alla Corte d’Appello di Torino in diversa composizione.

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