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Il ricorso alla dichiarazione di adottabilità è praticabile unicamente come extrema ratio

Così la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 1476/21, depositata il 25 gennaio.

 

Il Tribunale per i minorenni di Ancona dichiarava i genitori di una minore decaduti dalla responsabilità genitoriale. La bambina veniva data in affidamento extra-familiare e successivamente era dichiarata adottabile. Investita del gravame, la Corte di Appello di Ancona lo rigettava, ritenendo che, anche se la mamma della bambina aveva dimostrato interesse per la stessa, cercando ripetutamente di incontrarla, da come si erano svolti i fatti nel corso degli anni era emersa la consapevolezza della donna di poter svolgere soltanto un ruolo secondario nella vita della figlia e che l’affidamento extra- familiare poteva costituire l’unica opportunità per la piccola. Veniva, pertanto, confermato lo stato di abbandono della minore. La donna proponeva ricorso per Cassazione, cui resisteva la figlia minore, rappresentata dal tutore.

 

La ricorrente ritiene che la Corte territoriale non abbia adeguatamente accertato la propria attuale e concreta capacità genitoriale, nè abbia preso in considerazione l’interesse dalla stessa manifestato nei confronti della bambina, i suoi numerosi tentativi, posti in essere nel tempo, di recuperare il rapporto con la minore, né abbia accertato in concreto quali fossero le sue condizioni di vita, il lavoro svolto, il luogo in cui abita. Evidenziava di non aver ricevuto alcun intervento di sostegno da parte dei Servizi Sociali o di altre istituzioni, le quali avrebbero potuto consentire un progressivo recupero della genitorialità. Per l’istante gli impedimenti incontrati nel relazionarsi con la bambina non erano da imputarsi a lei, diversamente da quanto sostenuto dal giudice d’appello ad avviso del quale si trattava di limiti soggettivi e personali della madre naturale, non emendabili e non temporanei, tali da far ravvisare la sussistenza di uno stato di abbandono della minore. La donna si richiamava alle indicazioni date dalla Corte Europea dei Diritto dell’Uomo (CEDU), secondo la quale la rottura dei legami familiari è giustificata da circostanze eccezionali ed impone alle autorità nazionali di adottare misure volte a garantire il diritto del genitore al ricongiungimento con il figlio, come nell’ipotesi di adozione c.d.mite, alla quale la signora aveva peraltro prestato il proprio consenso.

 

Le censure sollevate dalla ricorrente sono ritenute tutte fondate dai Giudici della Suprema Corte, ad avviso dei quali l’adozione del minore, recidendo ogni legame con la famiglia di origine, costituisce una misura eccezionale cui è possibile ricorrere soltanto quando si siano dimostrate impraticabili le altre misure, positive e negative, anche di carattere assistenziale, volte a favorire il ricongiungimento con i genitori biologici. Il minore, infatti, ha diritto di vivere, nei limiti del possibile, con i suoi genitori e di essere allevato nell'ambito della propria famiglia. Anche dalle sentenze della CEDU emerge, peraltro, che la rottura definitiva del rapporto giuridico e di fatto tra il minore e la famiglia di origine debba essere vista come soluzione residuale. Le autorità competenti - prima di prevedere una rottura del legame familiare - devono adottare tutte le misure necessarie e appropriate per consentire lo sviluppo di tale legame e la riunione del genitore biologico con il figlio, in caso di separazione, non appena sia possibile. Con particolare riguardo alla c.d. adozione mite, elaborata interpretando estensivamente l’art. 44, comma 1, lett. d), L. n. 184/83, la giurisprudenza di merito italiana ha ritenuto che in situazioni di abbandono semipermanente o cicliche possa essere opportuno che il trapianto del minore in una nuova famiglia sia accompagnato dalla permanenza di rapporti di fatto e giuridici con la famiglia di origine.
Per la Suprema Corte occorre valutare volta per volta, tenendo conto delle peculiarità del caso concreto, il ricorso al modelli di adozione che non recidano in toto i rapporti del minore con la famiglia di origine, piuttosto che il ricorso all’adozione legittimante. In presenza di situazioni di semi- abbandono nelle quali la parziale idoneità genitoriale dei genitori biologici non esclude tuttavia l’opportunità della loro presenza nella vita del figlio, l’adozione che recida ogni rapporto con il genitore biologico può rivelarsi una scelta non adeguata al preminente interesse del minore.

In conclusione, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in oggetto, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di Appello di Ancona, in diversa composizione.

 

*Fonte:dirittoegiustizia.it

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