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Figlia di due donne: no alla rettifica dell’atto di nascita perché la soluzione, attualmente, è l’adozione in casi particolari

Questo quanto affermato dalla Corte di Cassazione nella ordinanza n. 6383 pubblicata il 25 febbraio 2022.

 

I fatti di causa. Tizia, italiana, partoriva in Italia, a Genova, una bambina, figlia genetica della compagna Caia. L'ufficiale di stato civile del Comune di Genova rifiutava l'iscrizione della minore con indicazione di entrambe le donne come madri indicando come madre la sola Tizia che aveva partorito la bambina. Le donne, pertanto, ricorrevano al Tribunale di Genova per richiedere la rettificazione dell'atto di nascita della minore indicando entrambe come madri. Il Tribunale accoglieva il ricorso sul presupposto che la l. n. 40/2004 contemplasse, accanto alla genitorialità biologica, anche una genitorialità “affettiva e psicologica” e l'eventuale illiceità della tecnica procreativa non avrebbe potuto cancellare automaticamente l'interesse del minore ala eliminazione dello status così acquisito. In secondo grado, in accoglimento del reclamo del Sindaco, la Corte d'Appello respingeva la domanda delle due donne di procedere alla rettifica dell'atto di nascita della bambina con indicazione della doppia genitorialità. Secondo i giudici di secondo grado, infatti, la l. n. 40/2004, interpretata dalla giurisprudenza, non consentirebbe un'interpretazione estensiva con riferimento ai soggetti legittimati ad accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e l'interesse del minore ad essere accudito ed educato nella famiglia resterebbe comunque attualmente garantito dall'adozione, benché in casi particolari. Aggiunge la Corte che, inoltre, la stessa dichiarazione di riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio è prevista solo se effettuata da due persone di sesso diverso.

 

La Corte di Cassazione respinge il ricorso della coppia. L'atto di nascita, di bambina italiana nata in Italia, è assoggettato alla legge nazionale: pertanto, si ravvisa un contrasto con l'art. 4, comma 3, l. n. 40/2004 stante l'esclusione delle coppie omosessuali. Secondo i Giudici, è irrilevante l'esistenza di un legame genetico tra il nato e la compagna di chi ha sostenuto il parto, siccome donatrice di ovocita. Alle stesse situazioni di infertilità patologica non è omologabile la condizione, fisiologica, di infertilità della coppia formata da persone dello stesso sesso.

 

La discrezionalità del legislatore. Le sentenze n. 32 e 33 del 2021 della Corte Costituzionale hanno dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli artt. 8 e 9 l. n. 40/2004 e dell'art. 250 c.c. (perché non consentirebbero al nato nell'ambito di un progetto di PMA eterologa, praticata da una coppia dello stesso sesso, l'attribuzione dello status di figlio riconosciuto anche dalla madre intenzionale che abbia prestato il consenso alla pratica fecondativa, ove non vi siano le condizioni per procedere all'adozione nei casi particolari e sia accertato giudizialmente l'interesse del minore) perché involgente scelte discrezionali del legislatore.

 

L'adozione in casi particolariLa Suprema Corte ribadisce che, attualmente, il legislatore italiano garantisce l'interesse del minore attraverso l'adozione in casi particolari (Cass. n. 12193/2019), a fronte della inesistenza di certezze scientifiche o dati di esperienza circa la circostanza che l'inserimento del figlio in una famiglia formata da una coppia omosessuale abbia ripercussioni negative sul piano educativo e dello sviluppo della personalità del minore. Il vuoto legislativo denunciato, in diverse pronunce, dalla giurisprudenza implica scelte legislative di riscontro in base all'equilibrio di diversi valori costituzionali.

 

Fonte: dirittoegiustizia.it

 

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