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False accuse di bullismo: risarcito il danno subito dall’accusato e dalla madre

Il caso. Dopo aver accusato alcuni suoi coetanei di gravi atti di bullismo nei propri confronti, un minore aveva confessato di essersi inventato l’intera vicenda. Archiviato, quindi, il relativo procedimento penale, uno dei minori accusati, insieme con la madre, ha citato in giudizio i genitori del minore che aveva sporto denuncia, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a causa di tali dichiarazioni.

 

False accuse di bullismo: genitori devono risarcire il danno. Il Tribunale di Savona ricorda che la fattispecie di cui all’art. 2048 c.c., norma di riferimento nel caso in esame, si fonda su una duplice presunzione di colpa di natura specifica (culpa in educando e culpa in vigilando) la quale consiste in una condotta anteriore alla commissione dell’illecito ovvero nella violazione dei doveri inderogabili posti a carico dei genitori ex art. 147 c.c..

La prova liberatoria, indicata nel medesimo art. 2048, u. c., c.c. deve essere dunque fornita in positivo, attraverso la dimostrazione di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata. In mancanza di prova contraria, l’inadeguatezza dell’educazione impartita e della vigilanza esercitata può essere correttamente desunta dalle modalità dello stesso fatto illecito, «che possono ben rivelare il grado di maturità e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell’art. 147 c.c.» (Cass. n. 26200/2011).

Nel caso di specie la gravità della condotta del minore può essere considerata già di per sé sintomo del mancato raggiungimento di tale prova liberatoria e, pertanto, il Tribunale accoglie le domande attoree condannando in solido i genitori a pagare la somma di oltre 8000 euro ciascuno.

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