Giurisprudenza commentata

Sono reclamabili i provvedimenti ablativi o limitativi della responsabilità genitoriale anche se temporanei

Sommario

Massima | Il caso | La questione | La soluzione giuridica | Osservazioni |

Massima

Il provvedimento ablativo o limitativo della responsabilità genitoriale incide su diritti di natura personalissima, di primario rango costituzionale, ed è pertanto immediatamente reclamabile, pur se adottato nell’ambito di procedimento ancora in corso, in quanto già idoneo a produrre effetti pregiudizievoli per i minori e per il genitore, in ragione delle sue immediate ripercussioni sulla relazione parentale.

Il caso

Il Tribunale per i Minorenni di Trieste, pronunciava la sospensione della responsabilità genitoriale, disponendo il mantenimento di due minori in Comunità e conferendo incarico al Servizio Sociale per la ricerca di una famiglia affidataria. Tizia, madre dei minori, proponeva reclamo avverso il predetto decreto.

La Corte di Appello di Trieste, rilevato che il reclamo era stato proposto avverso un provvedimento temporaneo e urgente, lo dichiarava inammissibile. Tizia ricorreva ex art. 111 Cost. avverso il decreto.

La Corte di Cassazione accoglieva il ricorso, rinviando alla Corte di Appello di Trieste in diversa composizione.  

La questione

Il principio di diritto qui in discussione è quello della superabilità o meno dell’orientamento, in passato espresso dalla Suprema Corte, e recepito dalla giurisprudenza di merito pressoché unanime, secondo il quale i provvedimenti temporanei e urgenti relativi all’affidamento dei figli minori, non sarebbero immediatamente reclamabili ex art. 739 c.p.c.

La soluzione giuridica

La Suprema Corte ha ritenuto superato tale orientamento, rilevando che il decreto emesso dalla Corte di Appello di Trieste con il quale sono stati disposti la sospensione della responsabilità genitoriale della ricorrente e il collocamento dei figli presso una comunità, pur se adottato nell’ambito di un procedimento ancora in corso, è già idoneo a produrre effetti pregiudizievoli per i minori e per il genitore, in ragione delle sue immediate ripercussioni sulla relazione parentale e su diritti di natura personalissima e di primario rango costituzionale.

Osservazioni

La pronuncia in commento rappresenta una grande vittoria per la tutela dei diritti dei minori.

La Suprema Corte è infatti intervenuta superando il vecchio orientamento, condiviso sino ad oggi dalla maggior parte delle corti di merito, che riteneva inammissibile il reclamo avverso i provvedimenti provvisori emessi nell’ambito dei giudizi ex art. 337-ter c.c. ovvero dei giudizi de potestate.

La non impugnabilità di detti provvedimenti che, più particolarmente, si qualifichino come provvisori, in quanto aventi finalità urgente e temporanea, e che riguardino precipuamente questioni di affidamento, collocamento e residenza anagrafica nonché di regolamentazione della frequentazione genitore/figlio, che siano stati pronunziati, quindi, in via propriamente interinale e siano destinati, come tali, ad essere successivamente modificati o confermati o revocati, erano infatti considerati privi – per definizione, e per quanto emanati dal Tribunale in composizione collegiale -, del carattere della decisorietà (intesa come statuizione definitoria di controversia in materia di diritti soggettivi o di status) e del carattere della definitività (intesa come pronunzia suscettibile dell’efficacia propria del giudicato) e quindi, come tali, non oggetto né di un generale potere di reclamo alla Corte d’Appello, quale previsto ed esperibile avverso i provvedimenti del Tribunale in prime cure a norma dell’articolo 739 c.p.c., né oggetto di uno speciale ed eccezionale potere di reclamo avanti la Corte d’Appello quale quello previsto ed esperibile, a norma dell’articolo 708 c.p.c., avverso i provvedimenti – per definizione – provvisori ed urgenti emessi dal Presidente del Tribunale nell’ambito dei procedimenti di separazione e di divorzio. Ne conseguiva che il reclamo, egualmente proposto alla Corte d’Appello avverso provvedimenti interinali e strumentali resi dal Tribunale in composizione collegiale e concernenti figli nati fuori dal matrimonio, veniva dichiarato inammissibile.

L’inversione di tendenza finalmente affermata dalla Cassazione è certamente condivisibile e coerente con il nostro ordinamento. Si osserva infatti che le disposizioni di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c., che disciplinano il rito in camera di consiglio applicabile ai procedimenti di cui agli artt. 330 e ss. c.c., ma anche a tutti i procedimenti relativi alla regolamentazione dell’esercizio della responsabilità genitoriale tra genitori non coniugati, non distinguono tra provvedimenti temporanei e provvedimenti definitivi, considerato, peraltro, che anche quelli definitivi sono sempre modificabili o revocabili in caso di sopravvenienza di giustificati motivi, essendo resi rebus sic stantibus.

Peraltro, tale mutamento di orientamento si inserisce nell’alveo di un progressivo cambio di tendenza iniziato con il riconoscimento dell’ammissibilità della ricorribilità in Cassazione dei provvedimenti definitivi in materia di esercizio della responsabilità genitoriale tra genitori non coniugati prima, e in materia di titolarità della responsabilità genitoriale stessa poi.

Tale principio è stato da ultimo consacrato con la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite n. 32359/2018.

In conclusione si osserva che il principio di inammissibilità del reclamo avverso i provvedimenti temporanei relativi all’affidamento dei minori, come si è detto affermato dalla giurisprudenza sino alla pronuncia in commento, presenta, a parere di chi scrive, profili di illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 3 della Cost., nonché dell’art. 8 della CEDU.

Una tale limitazione infatti comporta un trattamento deteriore per i figli di genitori non coniugati rispetto ai figli di genitori coniugati, in quanto, per i provvedimenti temporanei e urgenti relativi all’affidamento di questi ultimi, emessi nell’ambito dei procedimenti di separazione e divorzio, è previsto il rimedio del reclamo immediato.

Inoltre, con riguardo alla violazione del diritto alla vita privata e familiare, si evidenzia che detti provvedimenti sono passibili di produrre profonde e irreversibili modifiche nelle relazioni tra i componenti del nucleo familiare, dal che ne deriva l’assoluta necessità di una loro impugnabilità.

Tale ultima considerazione ha guidato l’inversione di tendenza rispetto all’ammissibilità del rimedio del ricorso straordinario in Cassazione ex art. 111 Cost., e non può essere tralasciata in ragione della non definitività di provvedimenti che comunque sono destinati a incidere in via immediata sui diritti relazionali e sulla vita stessa dei minori.

 

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