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Nomen Omen: il cognome maritale dopo la pronuncia del divorzio

Sommario

L’attribuzione del cognome maritale | Il cognome maritale nella crisi coniugale | Il consenso del marito alla conservazione del cognome | Modifica o revoca dell’autorizzazione alla conservazione del cognome successivamente al divorzio | L’autorizzazione del Tribunale alla conservazione del cognome maritale | Rimedi esecutivi in caso di spendita illegittima del cognome | Conclusioni | Riferimenti |

 

Nomen omen, il nome è destino, secondo un noto detto latino, e il suo cambio, il cambio del proprio destino, secondo il grande intellettuale francese, Mark Halter: “Changer de nom, c’est changer de destin”. Con il divorzio, la perdita del cognome maritale può incidere profondamente sull’identità e sul destino della persona, soprattutto se acquisito nell’ambito di unioni coniugali di lunga data. La pretesa conservazione, successivamente al divorzio, del cognome maritale che si sia integrato nell’identità personale, per un verso, e l’opposto diritto a non vedere usato, da chi non è più coniuge, un proprio tratto identificativo del nome, rivestono due opposte situazioni giuridiche soggettive, che possono rappresentare una significativa fonte di conflitto in fase divorzile, e diventare pertanto una delle questioni centrali di disputa coniugale. L’Autore, attraverso un’analisi approfondita degli orientamenti giurisprudenziale, individua i casi in cui, anche successivamente alla cessazione del vincolo matrimoniale, il Tribunale può autorizzare l’ex coniuge a continuare nell’uso del cognome del marito.

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