Focus

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Il contraddittorio tecnico – metodologico nella CTU minorile

23 Giugno 2015 | di Marco Lagazzi, Sonia Oppici

Consulenza tecnica d’ufficio

Nella CTU in tema di affidamento del minore, la “cornice” procedurale e normativa definisce non solo il lavoro clinico-diagnostico, ma anche il confronto (o contrasto) metodologico tra CTU e CTP, espresso nello scivoloso contesto della interpretazione del dato clinico o dei test, del confuso confine tra diagnosi personologica e valutazione della idoneità genitoriale e di quello, ancor meno specificato, tra tutela del minore e rappresentazione degli interessi di parte. Tutto questo definisce un sistema complesso e spesso caotico, non a caso foriero di frequenti contestazioni.

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Divorzio breve: una semplificazione complicata

08 Giugno 2015 | di Laura Maria Cosmai, Alberto Figone, Alessandro Simeone, Vera Tagliaferri

Divorzio giudiziale

I componenti del Comitato Scientifico commentano le recentissime novità introdotte dalla Legge 6 maggio 2015, n. 55, mediaticamente rubricata come la legge sul “divorzio breve” ma riguardante, in realtà, da un lato l’abbreviazione dei termini per la presentazione della domanda di scioglimento o di declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio (e dunque non l’introduzione di un procedimento abbreviato per ottenere il divorzio) e dall’altro, l’individuazione del momento in cui si scioglie, in presenza di separazione personale, il pregresso regime di comunione legale dei beni. Gli Autori individuano, punto per punto, tutte le criticità della nuova normativa che, frutto di un compromesso raggiunto in sede parlamentare, produrrà notevoli effetti non solo sul divorzio in sé, ma su molti aspetti che riguardano la complessa materia del diritto di famiglia.

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Il rapporto tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Le recenti modifiche introdotte nell'ambito del sistema delle tutele della violenza di genere, rendono critici i rapporti tra la fattispecie prevista dall'art. 572 c.p. e quella relativa agli atti persecutori. L'estensione della fattispecie degli atti persecutori al coniuge, a prescindere dalla convivenza e dal vincolo matrimoniale, attuale o pregresso, rende infatti inafferrabile la distinzione tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori, ponendo l’ulteriore problematica per il diverso regime di procedibilità. Gli autori, analizzando i filoni giurisprudenziali creatisi sotto il vigore delle pre-cedenti norme nonché il testo delle modifiche, individuano la sottile linea di confine tra alternatività e coesistenza delle due fattispecie criminose.

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Le misure dirette a rafforzare la tutela della vittima di maltrattamenti in famiglia

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Gli autori analizzano le molteplici novità in materia di maltrattamenti introdotte dalla l. 1° ottobre 2012, n. 172, l. 9 agosto 2013, n. 94, l. 15 ottobre 2013, n. 119 (conversione del decreto sul femminicidio, d.l. 14 agosto 2013, n. 93) e il loro impatto sia nell’attività investigativa, sia nella fase dibattimentale, tenendo conto della ratio delle norme di nuovo conio; esse sono infatti dirette al rafforzamento della prevenzione degli episodi di maltrattamenti in famiglia e alla loro repressione, e si caratterizzano per la particolare e rinnovata attenzione alla vittima del reato.

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Opponibilità delle convenzioni matrimoniali e possibile coordinamento tra la trascrizione nei registri immobiliari e l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio

15 Maggio 2015 | di Nelson Alberto Cimmino

Convenzioni matrimoniali

In tema di opponibilità delle convenzioni matrimoniali il problema centrale è rappresentato dal coordinamento fra la trascrizione nei registri immobiliari (art. 2647 c.c.) e l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio (art. 162 c.c.). La giurisprudenza ritiene costantemente e con indirizzo pressoché unanime che l’annotazione di cui all’art. 162 comma 4 c.c. (norma speciale) sia l’unica forma di pubblicità idonea ad assicurare l’opponibilità della convenzione matrimoniale ai terzi, mentre la trascrizione di cui all’art. 2647 c.c. (norma generale) ha funzione di mera pubblicità-notizia. Punti di vista discordanti si riscontrano, invece, in dottrina.

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Per un modello unico di garanzia degli assegni di mantenimento per i figli

05 Maggio 2015 | di Alessandro Simeone

Garanzie: richiesta di pagamento diretto

L’art. 3, comma 3, l. n. 219/2012, mosso dal nobile intento di creare un sistema unitario di garanzie per i figli, indipendentemente dal loro status, in realtà per la sua formulazione poco chiara ha creato e sta creando più di un problema interpretativo. Richiamando gli orientamenti giurisprudenziali più recenti, ci si sofferma ad analizzare il sistema delle garanzie dell’assegno di mantenimento della prole tentando di segnalare un modello che, da un lato, corrisponda a un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norma e, dall’altro, sia realmente efficace nella sua applicazione concreta.

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La tutela della parte economicamente più debole prima dei provvedimenti provvisori

04 Maggio 2015 | di Alessandro Simeone

Garanzie: sequestri e provvedimenti d’urgenza

Il nostro sistema prevede una serie di garanzie operanti successivamente all’emissione dei provvedimenti provvisori: ordine di pagamento diretto, sequestro dei beni, richiesta di pagamento diretto, ordine di prestare garanzie reali o personali. Nulla invece è previsto a tutela dei membri della famiglia per il periodo intercorrente tra la decisione di porre fine alla convivenza e la prima udienza (presidenziale nei giudizi di separazione o camerale nei procedimenti per i figli “non matrimoniali”); si tratta della fase più delicata, proprio per l’assenza di una regolamentazione specifica, durante la quale non è raro che la parte economicamente più forte ponga in essere atti (reali o simulati) di spoliazione del proprio patrimonio, così da vaporizzare la garanzia del credito e rendere più difficoltosa l’esecuzione dei provvedimenti di determinazione degli obblighi di mantenimento. Si analizzano i principali filoni interpretativi della dottrina e della pur scarsa giurisprudenza in materia, al fine di verificare la compatibilità tra la peculiare situazione della famiglia (anche di fatto) in crisi e gli strumenti ordinari previsti per tutelare l’avente diritto per il periodo di tempo necessario a far valere, anche solo in via provvisoria, la propria pretesa nel procedimento giudiziario.

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La maternità surrogata negli Stati europei ed extraeuropei

24 Aprile 2015 | di Marta Rovacchi

Maternità surrogata

La surroga di maternità è un accordo ai termini del quale una donna (madre surrogata) porta in gestazione un bambino per conto di un’altra donna (madre committente) alla quale si impegna di consegnarlo appena nato. L'embrione impiantato nella madre surrogata deriva di solito da fecondazione, omologa o eterologa, dell’ovocita della committente, ma non è escluso che l’ovocita fecondato appartenga alla surrogata o addirittura ad una terza donna, donatrice. In altre parole, si tratta di accordo fra soggetti privati in forza del quale una donna (la gestante sostitutiva o madre surrogata) si impegna nei confronti di un altro soggetto o di altri soggetti (un uomo, una donna, una coppia, sia questa legalmente riconosciuta o meno) a sottoporsi a fecondazione artificiale, a condurre la gravidanza e a partorire un bambino che sarà “consegnato” al committente ovvero ai committenti e rispetto al quale essa si impegna a non vantare né esercitare alcun ruolo genitoriale. Le legislazioni internazionali e nazionali, attraverso le interpretazioni delle pronunce di legittimità e di merito si sono trovate a dovere affrontare l’inquadramento dello status filiationis discendente dal ricorso alla tecnica della maternità surrogata da parte di sempre più numerose coppie.

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La violenza assistita intrafamiliare da categoria psicosociale a norma di diritto

17 Aprile 2015 | di Concetta Gentili

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

La violenza assistita è un fenomeno che coinvolge migliaia di bambini ogni giorno, in Italia come nel mondo. Il danno che essi ne ricevono è incalcolabile. Attraverso l’esame delle novità legislative e delle sentenze di merito e legittimità, viene illustrato il percorso attraverso il quale la violenza assistita da semplice categoria psicosociale è assurta a categoria del diritto con cui l’operatore deve sapersi confrontare anche alla luce della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul, 11 maggio 2011 ratificata con l. 27 giugno 2013, n. 77). La violenza assistita, sia come fattispecie penale rientrante nei maltrattamenti in famiglia, sia per i suoi effetti nei procedimenti riguardanti la responsabilità genitoriale (separazione, divorzio, procedimenti de potestate, etc.) ha trovato oggi ingresso in decisioni destinate, per la loro portata culturale, a rappresentare “un punto di non ritorno” nell'ottica di una sempre maggiore attenzione alla tutela dei minori, del loro interesse e della loro crescita al riparo da ogni forma di sopraffazione o di violenza.

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Il difficile equilibrio tra il diritto e il dovere di ascoltare il minore nel processo

16 Aprile 2015 | di Laura Maria Cosmai

Ascolto del minore

L’obbligatorietà dell’ascolto del minore nei procedimenti che lo riguardano e che hanno ad oggetto suoi diritti o questioni che lo coinvolgono, impone di interrogarsi non solo sulla funzione del nuovo istituto, ma anche e soprattutto sul difficile equilibrio che l’istituto impone di realizzare nel processo: diritto del minore ad essere ascoltato/dovere per l’autorità giudiziaria di ascoltarlo e diritto del minore ad essere preservato dalle possibili distorsioni processuali connesse al suo ascolto. Si ratta quindi di realizzare un punto di incontro tra diritti ed obblighi in un istituto bifronte che deve essere visto dalla parte del minore e dalla parte degli adulti direttamente parti nel processo. La ricerca di modalità di attuazione dell’ascolto rispettose dei diritti non solo di un “minore astratto” ma di “quello specifico minore” deve guidare la scelta circa tempi e criteri che tengano conto del preminente interesse per il quale l’ascolto deve essere realizzato.

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