Focus

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Il nuovo art. 2929-bis c.c. introdotto dal d.l. n. 83/2015: più deboli fondi patrimoniali, donazioni, atti di destinazione e trust

06 Agosto 2015 | di Nelson Alberto Cimmino

Fondo patrimoniale: oggetto

L’art. 2929-bis c.c., introdotto dal d.l. n. 83/2015, approvato in via definitiva dal Senato il 5 agosto 2015 con legge di conversione in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, stabilisce che il creditore, che sia pregiudicato dal compimento di specifici atti indicati dal legislatore relativi a beni immobili o mobili registrati, posti in essere successivamente al sorgere del credito, può aggredire i beni senza dover prima ottenere una sentenza dichiarativa di inefficacia. La nuova disposizione si inserisce dunque nel sistema di norme previste a tutela dei creditori, con l’evidente scopo di semplificare e velocizzare le procedure esecutive relative a beni immobili o a beni mobili registrati.

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Contenuti e limiti del diritto degli ascendenti dopo la sentenza della Corte di Strasburgo 20 gennaio 2015

04 Agosto 2015 | di Giuseppe Buffone

Ascendenti: diritti e doveri

L’Autore, profittando della recente sentenza della Corte Edu Manuello e Nevi c. Italia, analizza il quadro complessivo della giurisprudenza, italiana e internazionale, dei rapporti tra ascendenti e nipoti, soffermandosi in particolare sul mutamento - non solo sociale ma anche giuridico - della qualità della relazione parentale che non può essere ridotta alla mera previsione di un semplice diritto di visita ma deve, semmai, estrinsecarsi in un rapporto continuo e intenso che non può essere interrotto (o bloccato) da elementi estranei all’interesse del minore. Il rapporto tra nonni e nipoti rientra peraltro nel concetto di vita familiare che ogni singolo Stato ha il dovere di proteggere non solo evitando illecite intrusioni ma anche predisponendo tempestivamente (essendo il tempo un fattore determinante nella qualità dei rapporti familiari) misure di carattere positivo atte al raggiungimento dello scopo.

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Il Regolamento UE n. 1259/2010 e l’impatto del divorzio breve

29 Luglio 2015 | di Alberto Figone

Divorzio internazionale: legge applicabile

Dopo una premessa sul contenuto del Regolamento UE n. 1259/2010 e sulla sua applicazione giurisprudenziale, vengono esaminati i rapporti tra detta disciplina e quella del c.d. divorzio breve, di recente introduzione nel nostro Paese.

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Delibazione di sentenza canonica e giudizio di divorzio. Quale tutela per il coniuge meno abbiente?

20 Luglio 2015 | di Rita Russo

Delibazione di sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio ed effetti

La pronuncia di invalidità matrimoniale priva il matrimonio di effetti ex tunc, salva la disciplina del matrimonio putativo. Il divorzio invece è una pronuncia con effetti ex nunc. Vi sono sensibili differenze tra la posizione del coniuge divorziato, che mantiene taluni diritti ed obblighi connessi alla pregressa validità del rapporto matrimoniale, e quella del coniuge putativo che gode solo di una tutela limitata. La disciplina del matrimonio putativo si applica anche, ricorrendo il presupposto della buona fede, al caso del matrimonio dichiarato nullo da un tribunale ecclesiastico, qualora la sentenza sia positivamente delibata dalla Corte d’appello competente. Il venire meno della riserva di giurisdizione in favore dell’autorità ecclesiastica rende possibile la contemporanea pendenza di un giudizio di divorzio (o di separazione) e di un giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica. In tali casi occorre verificare quali diritti ed obblighi conservano le parti interessate, e se dopo la delibazione della sentenza ecclesiastica mantengono validità ed efficacia le decisioni adottate nel processo di divorzio.

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Diritto di visita e nuovo partner

09 Luglio 2015 | di Francesco Logoluso

Diritto di visita

Il presente focus esamina la più recente giurisprudenza di legittimità e di merito con cui è stato superato l’iniziale ostracismo interpretativo in materia di diritto di visita da parte del genitore non collocatario alla presenza del nuovo partner. La Corte di Cassazione, infatti, nel 2009 ha statuito la legittimità di tale visita, con l’unico temperamento rappresentato dalla tutela del supremo interesse del figlio minore, per il quale tale situazione andrà evitata allorché possano derivarne conseguenze deleterie (o anche solo rischi).

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La pratica collaborativa

02 Luglio 2015 | di Debora Ravenna

Mediazione familiare

La pratica collaborativa consiste in un processo di negoziazione stragiudiziale che coinvolge le parti in maniera diretta nelle trattative, assistite dagli avvocati ed eventualmente da altri professionisti (facilitatore, commercialista, consulente del lavoro, esperto dell’infanzia, etc...), con l’intento di trovare una soluzione concordata. Tutti i componenti del team devono essere formati alla pratica collaborativa perché devono adottare la stessa metodologia di lavoro; le riunioni si svolgono alla presenza delle parti e dei rispettivi professionisti, ogni aspetto viene trattato congiuntamente, nella massima trasparenza e collaborazione. Le parti devono essere disposte ad essere sincere e a fornire tutte le informazioni utili alle trattative senza nascondere nulla.

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Il contraddittorio tecnico – metodologico nella CTU minorile

23 Giugno 2015 | di Marco Lagazzi, Sonia Oppici

Consulenza tecnica d’ufficio

Nella CTU in tema di affidamento del minore, la “cornice” procedurale e normativa definisce non solo il lavoro clinico-diagnostico, ma anche il confronto (o contrasto) metodologico tra CTU e CTP, espresso nello scivoloso contesto della interpretazione del dato clinico o dei test, del confuso confine tra diagnosi personologica e valutazione della idoneità genitoriale e di quello, ancor meno specificato, tra tutela del minore e rappresentazione degli interessi di parte. Tutto questo definisce un sistema complesso e spesso caotico, non a caso foriero di frequenti contestazioni.

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Divorzio breve: una semplificazione complicata

08 Giugno 2015 | di Laura Maria Cosmai, Alberto Figone, Alessandro Simeone, Vera Tagliaferri

Divorzio giudiziale

I componenti del Comitato Scientifico commentano le recentissime novità introdotte dalla Legge 6 maggio 2015, n. 55, mediaticamente rubricata come la legge sul “divorzio breve” ma riguardante, in realtà, da un lato l’abbreviazione dei termini per la presentazione della domanda di scioglimento o di declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio (e dunque non l’introduzione di un procedimento abbreviato per ottenere il divorzio) e dall’altro, l’individuazione del momento in cui si scioglie, in presenza di separazione personale, il pregresso regime di comunione legale dei beni. Gli Autori individuano, punto per punto, tutte le criticità della nuova normativa che, frutto di un compromesso raggiunto in sede parlamentare, produrrà notevoli effetti non solo sul divorzio in sé, ma su molti aspetti che riguardano la complessa materia del diritto di famiglia.

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Il rapporto tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Le recenti modifiche introdotte nell'ambito del sistema delle tutele della violenza di genere, rendono critici i rapporti tra la fattispecie prevista dall'art. 572 c.p. e quella relativa agli atti persecutori. L'estensione della fattispecie degli atti persecutori al coniuge, a prescindere dalla convivenza e dal vincolo matrimoniale, attuale o pregresso, rende infatti inafferrabile la distinzione tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori, ponendo l’ulteriore problematica per il diverso regime di procedibilità. Gli autori, analizzando i filoni giurisprudenziali creatisi sotto il vigore delle pre-cedenti norme nonché il testo delle modifiche, individuano la sottile linea di confine tra alternatività e coesistenza delle due fattispecie criminose.

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Le misure dirette a rafforzare la tutela della vittima di maltrattamenti in famiglia

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Gli autori analizzano le molteplici novità in materia di maltrattamenti introdotte dalla l. 1° ottobre 2012, n. 172, l. 9 agosto 2013, n. 94, l. 15 ottobre 2013, n. 119 (conversione del decreto sul femminicidio, d.l. 14 agosto 2013, n. 93) e il loro impatto sia nell’attività investigativa, sia nella fase dibattimentale, tenendo conto della ratio delle norme di nuovo conio; esse sono infatti dirette al rafforzamento della prevenzione degli episodi di maltrattamenti in famiglia e alla loro repressione, e si caratterizzano per la particolare e rinnovata attenzione alla vittima del reato.

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