Focus

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Delibazione di sentenza canonica e giudizio di divorzio. Quale tutela per il coniuge meno abbiente?

20 Luglio 2015 | di Rita Russo

Delibazione di sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio ed effetti

La pronuncia di invalidità matrimoniale priva il matrimonio di effetti ex tunc, salva la disciplina del matrimonio putativo. Il divorzio invece è una pronuncia con effetti ex nunc. Vi sono sensibili differenze tra la posizione del coniuge divorziato, che mantiene taluni diritti ed obblighi connessi alla pregressa validità del rapporto matrimoniale, e quella del coniuge putativo che gode solo di una tutela limitata. La disciplina del matrimonio putativo si applica anche, ricorrendo il presupposto della buona fede, al caso del matrimonio dichiarato nullo da un tribunale ecclesiastico, qualora la sentenza sia positivamente delibata dalla Corte d’appello competente. Il venire meno della riserva di giurisdizione in favore dell’autorità ecclesiastica rende possibile la contemporanea pendenza di un giudizio di divorzio (o di separazione) e di un giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica. In tali casi occorre verificare quali diritti ed obblighi conservano le parti interessate, e se dopo la delibazione della sentenza ecclesiastica mantengono validità ed efficacia le decisioni adottate nel processo di divorzio.

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Diritto di visita e nuovo partner

09 Luglio 2015 | di Francesco Logoluso

Diritto di visita

Il presente focus esamina la più recente giurisprudenza di legittimità e di merito con cui è stato superato l’iniziale ostracismo interpretativo in materia di diritto di visita da parte del genitore non collocatario alla presenza del nuovo partner. La Corte di Cassazione, infatti, nel 2009 ha statuito la legittimità di tale visita, con l’unico temperamento rappresentato dalla tutela del supremo interesse del figlio minore, per il quale tale situazione andrà evitata allorché possano derivarne conseguenze deleterie (o anche solo rischi).

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La pratica collaborativa

02 Luglio 2015 | di Debora Ravenna

Mediazione familiare

La pratica collaborativa consiste in un processo di negoziazione stragiudiziale che coinvolge le parti in maniera diretta nelle trattative, assistite dagli avvocati ed eventualmente da altri professionisti (facilitatore, commercialista, consulente del lavoro, esperto dell’infanzia, etc...), con l’intento di trovare una soluzione concordata. Tutti i componenti del team devono essere formati alla pratica collaborativa perché devono adottare la stessa metodologia di lavoro; le riunioni si svolgono alla presenza delle parti e dei rispettivi professionisti, ogni aspetto viene trattato congiuntamente, nella massima trasparenza e collaborazione. Le parti devono essere disposte ad essere sincere e a fornire tutte le informazioni utili alle trattative senza nascondere nulla.

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Il contraddittorio tecnico – metodologico nella CTU minorile

23 Giugno 2015 | di Marco Lagazzi, Sonia Oppici

Consulenza tecnica d’ufficio

Nella CTU in tema di affidamento del minore, la “cornice” procedurale e normativa definisce non solo il lavoro clinico-diagnostico, ma anche il confronto (o contrasto) metodologico tra CTU e CTP, espresso nello scivoloso contesto della interpretazione del dato clinico o dei test, del confuso confine tra diagnosi personologica e valutazione della idoneità genitoriale e di quello, ancor meno specificato, tra tutela del minore e rappresentazione degli interessi di parte. Tutto questo definisce un sistema complesso e spesso caotico, non a caso foriero di frequenti contestazioni.

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Divorzio breve: una semplificazione complicata

08 Giugno 2015 | di Laura Maria Cosmai, Alberto Figone, Alessandro Simeone, Vera Tagliaferri

Divorzio giudiziale

I componenti del Comitato Scientifico commentano le recentissime novità introdotte dalla Legge 6 maggio 2015, n. 55, mediaticamente rubricata come la legge sul “divorzio breve” ma riguardante, in realtà, da un lato l’abbreviazione dei termini per la presentazione della domanda di scioglimento o di declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio (e dunque non l’introduzione di un procedimento abbreviato per ottenere il divorzio) e dall’altro, l’individuazione del momento in cui si scioglie, in presenza di separazione personale, il pregresso regime di comunione legale dei beni. Gli Autori individuano, punto per punto, tutte le criticità della nuova normativa che, frutto di un compromesso raggiunto in sede parlamentare, produrrà notevoli effetti non solo sul divorzio in sé, ma su molti aspetti che riguardano la complessa materia del diritto di famiglia.

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Il rapporto tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Le recenti modifiche introdotte nell'ambito del sistema delle tutele della violenza di genere, rendono critici i rapporti tra la fattispecie prevista dall'art. 572 c.p. e quella relativa agli atti persecutori. L'estensione della fattispecie degli atti persecutori al coniuge, a prescindere dalla convivenza e dal vincolo matrimoniale, attuale o pregresso, rende infatti inafferrabile la distinzione tra il reato di maltrattamenti e quello di atti persecutori, ponendo l’ulteriore problematica per il diverso regime di procedibilità. Gli autori, analizzando i filoni giurisprudenziali creatisi sotto il vigore delle pre-cedenti norme nonché il testo delle modifiche, individuano la sottile linea di confine tra alternatività e coesistenza delle due fattispecie criminose.

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Le misure dirette a rafforzare la tutela della vittima di maltrattamenti in famiglia

15 Maggio 2015 | di Antonio Calaresu, Cristina Cerrato

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Gli autori analizzano le molteplici novità in materia di maltrattamenti introdotte dalla l. 1° ottobre 2012, n. 172, l. 9 agosto 2013, n. 94, l. 15 ottobre 2013, n. 119 (conversione del decreto sul femminicidio, d.l. 14 agosto 2013, n. 93) e il loro impatto sia nell’attività investigativa, sia nella fase dibattimentale, tenendo conto della ratio delle norme di nuovo conio; esse sono infatti dirette al rafforzamento della prevenzione degli episodi di maltrattamenti in famiglia e alla loro repressione, e si caratterizzano per la particolare e rinnovata attenzione alla vittima del reato.

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Opponibilità delle convenzioni matrimoniali e possibile coordinamento tra la trascrizione nei registri immobiliari e l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio

15 Maggio 2015 | di Nelson Alberto Cimmino

Convenzioni matrimoniali

In tema di opponibilità delle convenzioni matrimoniali il problema centrale è rappresentato dal coordinamento fra la trascrizione nei registri immobiliari (art. 2647 c.c.) e l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio (art. 162 c.c.). La giurisprudenza ritiene costantemente e con indirizzo pressoché unanime che l’annotazione di cui all’art. 162 comma 4 c.c. (norma speciale) sia l’unica forma di pubblicità idonea ad assicurare l’opponibilità della convenzione matrimoniale ai terzi, mentre la trascrizione di cui all’art. 2647 c.c. (norma generale) ha funzione di mera pubblicità-notizia. Punti di vista discordanti si riscontrano, invece, in dottrina.

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Per un modello unico di garanzia degli assegni di mantenimento per i figli

05 Maggio 2015 | di Alessandro Simeone

Garanzie: richiesta di pagamento diretto

L’art. 3, comma 3, l. n. 219/2012, mosso dal nobile intento di creare un sistema unitario di garanzie per i figli, indipendentemente dal loro status, in realtà per la sua formulazione poco chiara ha creato e sta creando più di un problema interpretativo. Richiamando gli orientamenti giurisprudenziali più recenti, ci si sofferma ad analizzare il sistema delle garanzie dell’assegno di mantenimento della prole tentando di segnalare un modello che, da un lato, corrisponda a un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norma e, dall’altro, sia realmente efficace nella sua applicazione concreta.

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La tutela della parte economicamente più debole prima dei provvedimenti provvisori

04 Maggio 2015 | di Alessandro Simeone

Garanzie: sequestri e provvedimenti d’urgenza

Il nostro sistema prevede una serie di garanzie operanti successivamente all’emissione dei provvedimenti provvisori: ordine di pagamento diretto, sequestro dei beni, richiesta di pagamento diretto, ordine di prestare garanzie reali o personali. Nulla invece è previsto a tutela dei membri della famiglia per il periodo intercorrente tra la decisione di porre fine alla convivenza e la prima udienza (presidenziale nei giudizi di separazione o camerale nei procedimenti per i figli “non matrimoniali”); si tratta della fase più delicata, proprio per l’assenza di una regolamentazione specifica, durante la quale non è raro che la parte economicamente più forte ponga in essere atti (reali o simulati) di spoliazione del proprio patrimonio, così da vaporizzare la garanzia del credito e rendere più difficoltosa l’esecuzione dei provvedimenti di determinazione degli obblighi di mantenimento. Si analizzano i principali filoni interpretativi della dottrina e della pur scarsa giurisprudenza in materia, al fine di verificare la compatibilità tra la peculiare situazione della famiglia (anche di fatto) in crisi e gli strumenti ordinari previsti per tutelare l’avente diritto per il periodo di tempo necessario a far valere, anche solo in via provvisoria, la propria pretesa nel procedimento giudiziario.

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