Bussola

TFR

04 Luglio 2016 |

Sommario

Inquadramento | Presupposti | Oggetto | Soggetto passivo | Quantificazione | (Segue) Le anticipazioni | (Segue) La base di calcolo e le ritenute fiscali | Il problema della trasmissibilità “iure hereditatis” | Aspetti processuali | Casistica | Riferimenti |

 

Ai sensi dell'art. 12 bis della l. 1 dicembre 1970, n. 898, «il coniuge nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare dell'assegno ai sensi dell'art. 5, ad una percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro anche se l'indennità viene a maturare dopo la sentenza». Lo stesso diritto è oggi attribuito anche alla parte dell'unione civile sciolta, a cui l'articolo in esame si applica in virtù dell'art. 1, comma 25, della l. 20 maggio 2016, n. 76, non risultando preclusivo il limite della compatibilità. Tale disposizione ha posto notevoli problemi interpretativi e numerosi dubbi di legittimità costituzionale, oltre a suscitare non poche perplessità su un piano di giustizia sostanziale. Il suo fondamento è stato rinvenuto sia in ragioni di tipo assistenziale sia in ragioni di tipo compensative per l'apporto personale ed economico fornito dal coniuge alla formazione del patrimonio comune e dell'altro, trattandosi, peraltro, di un'entità economica maturata nel corso del rapporto di matrimonio. La quota dell'indennità spetta al coniuge al quale sia stato riconosciuto l'assegno d...

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