Bussola

Presunzione di paternità

Sommario

Inquadramento | Presunzione di paternità e di concepimento in costanza di matrimonio | Natura e caratteri della presunzione | Datazione del concepimento | Separazione personale, divorzio e autorizzazione giudiziale a vivere separati | Riconciliazione e presunzione di paternità | Presunzione di paternità e disconoscimento | Casistica |

 

L’unificazione dello stato di figlio, prevista dall’art. 315 c.c., nel testo introdotto dalla l. n. 219/2012, non riguarda il momento costitutivo dello stato stesso e, quindi, l’instaurazione del rapporto giuridico di filiazione. Permane inalterata la situazione antecedente alla riforma: per il figlio, nato da donna coniugata, opera, di regola, la presunzione di paternità in capo al marito della madre, a fronte dell’ulteriore presunzione di concepimento in costanza di matrimonio; per quello, nato al di fuori del matrimonio, si rende invece necessario il riconoscimento, da parte di (uno o di) entrambi i genitori (ovvero, in alternativa, la dichiarazione giudiziale della filiazione).   La presunzione di paternità opera solo quando sia formato un atto di nascita di figlio nato da donna coniugata. Nulla esclude peraltro che la madre eserciti il diritto di non essere nominata nell’atto di nascita, ma pure che la stessa riconosca il figlio come concepito fuori del matrimonio con persona diversa dal marito: ciò in conformità a quanto dispone l’art. 250 c.c., che, già dal 1975, ha abrogato il divieto (per entrambi i genitori) di riconoscimento dei figli c.d. “adulterini”. In entrambi i casi, il marito che volesse far constatare la propria genitorialità, dovrà necessariamente procedere...

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