Bussola

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

13 Maggio 2015 | ,

Sommario

Inquadramento | Il bene giuridico tutelato | Il soggetto attivo | La condotta | La violenza assistita | La relazione tra l’agente e la vittima | La convivenza | L’elemento soggettivo del reato | Procedibilità | Rapporti con altri reati | Casistica |

 

In campo penale non esiste una definizione unitaria né di violenza né di famiglia che, idealmente, rappresenta un potenziale luogo di protezione per i suoi membri ma può diventare un ambiente pericoloso per l’integrità fisica e psichica dei soggetti che ne fanno parte. Il rapporto affettivo può in un certo senso rendere più facile la commissione di un reato, posto che la relazione di intimità esistente tra le parti rende una di queste più vulnerabile ed esposta ad atti di violenza a suo danno da parte dell’altra. Per il legislatore del 1930 la famiglia era il tassello fondamentale dell’ordinamento, strutturata gerarchicamente nella sottomissione al marito di moglie e figli. Il diritto italiano, ancorato ad una tradizionale concezione della famiglia quale “società naturale basata sul matrimonio” ai sensi dell’art. 29 Cost., è sempre stato restio a frapporsi nei contrasti intrafamiliari. La riforma del diritto di famiglia del 1975, con il riconoscimento, frutto dell’art. 3 Cost., della pari dignità giuridica dei coniugi, l’introduzione del divorzio e i cambiamenti sociali intervenuti hanno determinato, una maggiore attenzione nei confronti degli episodi di violenza, anche morale, che si verificano all’interno della “famiglia”, non più intesa solo come quella fondata sul matrimon...

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento

Giurisprudenza sovranazionale

Giurisprudenza sovranazionale

Su Maltrattamenti contro familiari e conviventi

L’Italia non ha garantito protezione adeguata contro la violenza domestica
di Annamaria Fasano, Giuseppina Pizzolante

La violenza contro le donne impedisce l’espulsione
di Annamaria Fasano, Giuseppina Pizzolante

Vedi tutti »