Bussola

Esecuzione: spese straordinarie

Sommario

Inquadramento | Spese ordinarie, spese straordinarie: una difficile distinzione | La natura del credito risultante dal titolo esecutivo | La riconducibilità del provvedimento che statuisce sulle spese straordinarie al titolo esecutivo | Osservazioni finali | Riferimenti |

Inquadramento

La realizzazione in via esecutiva del diritto di credito al pagamento delle somme dovute per le spese di mantenimento straordinario è tema che da sempre ha destato notevoli problemi a causa della difficoltà di conciliare i provvedimenti adottati in materia di famiglia con i principi generali previsti dal codice di rito in materia di esecuzione forzata.

L'inevitabile generalità dei provvedimenti relativi alle spese straordinarie (provvedimenti destinati a regolamentare esigenze future, mutevoli e non preventivabili) urta infatti con la certezza del credito che deve risultare dal titolo azionato in sede esecutiva.

L'autore esamina le diverse posizioni emerse in giurisprudenza in ordine al contemperamento tra l'interesse del creditore alla immediata realizzazione del credito alimentare ed il diritto di difesa del genitore-debitore.

Spese ordinarie, spese straordinarie: una difficile distinzione

Il dovere di mantenimento dei figli (che trova diretto fondamento nell'art. 30 Cost.) si estrinseca, secondo un costante indirizzo giurisprudenziale e dottrinario, nel dovere, per ciascun genitore, di provvedere, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro professionale o casalingo di ciascuno (art. 316-bis c.c.), alle esigenze di vita ordinarie e straordinarie dei figli.

In verità il legislatore guarda all'obbligazione di mantenimento come ad un'obbligazione unitaria, non rinvenendosi a livello normativo la distinzione tra spese ordinarie e spese straordinarie. Tale distinzione è invece costante nella dottrina e, soprattutto, nella giurisprudenza la quale, al fine di salvaguardare il superiore interesse del minore (e, a certe condizioni, anche del figlio maggiorenne), è quotidianamente chiamata a determinare non solo la misura della contribuzione di ciascun genitore alle esigenze ordinarie del figlio, ma, anche, le modalità di partecipazione alle spese necessarie per far fronte ad esigenze straordinarie dello stesso.

La mancanza di indici normativi alla luce dei quali distinguere quali spese siano ordinarie e quali, invece, straordinarie ha favorito il fiorire di orientamenti quanto mai eterogenei che non è qui possibile esaminare. Avuto riguardo alla finalità delle presenti osservazioni deve - assai brevemente - rilevarsi come, secondo costante giurisprudenza (tra le tante: Cass., sez. VI – 1, ord. 18 settembre 2013, n. 21273; Cass., sez. I, 4 novembre 2009, n. 23411), il dovere di mantenimento ordinario non è limitato al solo profilo strettamente alimentare, ma è destinato a far fronte alle esigenze abitative, scolastiche, sanitarie, sportive e sociali dei figli. La complessiva entità di tale dovere deve essere determinata alla luce delle attuali esigenze del figlio (sì che il giudice è chiamato a verificare i bisogni, le abitudini, le legittime aspirazioni e  le prospettive di vita del figlio) da valutare alla luce del contesto economico-sociale cui appartiene il genitore e deve essere ripartita tra i singoli obbligati secondo quanto previsto dal citato art. 316-bis c.c..

Straordinarie sono invece quelle spese che, «per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall'ordinario regime di vita dei figli, considerato anche il contesto socio-economico in cui sono inseriti» (Cass., sez. I, 8 giugno 2012, n. 9372). In base a tale indirizzo, la straordinarietà della spesa (da valutare pur sempre in considerazione del contesto socio-economico nel quale vive il figlio) può quindi essere apprezzata tanto alla luce di un requisito soggettivo (la non prevedibilità dell'esborso), quanto in base ad un requisito oggettivo (la rilevanza economica della spesa in considerazione della situazione economica dei genitori).

La distinzione tra spese ordinarie e straordinarie, piuttosto netta in astratto, è tuttavia destinata a risultare assai più sfocata in concreto, risentendo di un inevitabile margine di discrezionalità riservato al giudice del merito. 

La natura del credito risultante dal titolo esecutivo

L'esecuzione forzata può aver luogo solo in base ad un titolo esecutivo nel quale sia consacrato un diritto certo, liquido ed esigibile (art. 474 c.p.c.).

Ai fini che qui interessano è necessario verificare quando un diritto può ritenersi certo e liquido e, in particolare, occorre valutare se è possibile integrare il titolo esecutivo alla luce di atti estranei allo stesso.

Secondo un primo, tradizionale, orientamento è certo e liquido solo quel credito che, ove non quantificato direttamente nel titolo esecutivo, sia comunque quantificabile sulla base di un mero calcolo matematico da compiersi alla luce di elementi già risultanti dallo stesso titolo. Nel caso in cui, invece, la quantificazione del credito richieda l'acquisizione di elementi non predeterminati per legge ed estranei al titolo, pur se acquisiti nel processo definito con la condanna, non è possibile ritenere esistente un titolo esecutivo, dovendo il creditore conseguire altro provvedimento (eventualmente anche previo procedimento monitorio, nel quale la sentenza è utilizzabile come prova scritta) per ottenere la quantificazione del credito (Cass., sez. lav., 23 aprile 2009, n. 9695). Tale orientamento, che recepisce il c.d. principio di autosufficienza del titolo, trova giustificazione nel fatto che in sede esecutiva il principio del contraddittorio ha applicazione in misura attenuata (poiché il processo esecutivo mira non all'accertamento del diritto, ma all'attuazione forzata di una posizione giuridica risultante dal titolo) e che tale attenuazione si giustifica tuttavia se ed in quanto l'esecuzione sia esercitata entro limiti certi e ben definiti (cfr. anche Cass., sez. lav., 28 aprile 2010, n. 10164).

In senso opposto, altro orientamento della giurisprudenza di legittimità (ex plurimis, Cass., sez. lav., 17 aprile 2009, n. 9245; Cass., sez. III, 15 marzo 2006, n. 5683) ritiene che il titolo esecutivo sia integrabile sulla base degli elementi (ad esso estranei ma) acquisiti nel processo in cui il titolo si è formato.

Chiamate a comporre il contrasto giurisprudenziale appena segnalato, le Sezioni Unite (Cass., S. U., 2 luglio 2012, n. 11066) hanno accolto una posizione assai lontana da quella fondata sul principio di autosufficienza del titolo. Il presupposto della decisione da ultimo citata va rinvenuto nell'assunto per il quale l'art. 474 c.p.c. richiede che il diritto accertato sia individuato esattamente e che ricorrano le condizioni perché possa esserne preteso l'adempimento, ma non implica la compiutezza del documento giudiziario costituente il titolo esecutivo; ove tale compiutezza manchi, secondo le Sezioni Unite è comunque possibile (in sede di esecuzione) tener conto degli atti del processo in cui si è formato il provvedimento, atteso che la funzione di tale provvedimento consiste proprio nell'esprimere il giudizio che, in base a quegli atti, deve formarsi all'esito della relativa fase del procedimento. In altri termini, secondo la Suprema Corte, l'integrazione in sede esecutiva del titolo alla luce degli elementi acquisiti al processo di merito non è tesa a colmare la lacuna derivante da un mancato accertamento giudiziale, ma a precisare l'oggetto dell'accertamento; precisazione che deve avvenire alla luce di «ciò che il giudice di merito deve essere stato messo in grado di accertare ed è dimostrabile abbia accertato». D'altro canto, prosegue la Corte, l'esecuzione forzata inizia non sulla base del solo titolo esecutivo, ma sulla base del titolo e del precetto (destinato a specificare la prestazione richiesta, art. 480, comma 1, c.p.c.), il quale può essere oggetto di opposizione con conseguente instaurazione di un giudizio di cognizione teso a contestare la riconducibilità della pretesa oggetto dell'intimazione di pagamento al titolo esecutivo.

La riconducibilità del provvedimento che statuisce sulle spese straordinarie al titolo esecutivo

Le pur brevi considerazioni sopra svolte consentono, in via immediata, di percepire come le spese straordinarie non possono essere ricomprese in via forfettaria nell'assegno periodico posto a carico di uno dei genitori. Una simile soluzione (stante l'imprevedibilità della spesa straordinaria) risulterebbe in contrasto, innanzitutto, con il principio di proporzionalità (alla base della ripartizione del mantenimento tra gli obbligati), poiché, ove si verificasse un'esigenza straordinaria fronteggiabile con una spesa di per sè superiore all'entità mensile o annuale dell'assegno (comprensivo anche del mantenimento straordinario), la spesa dovrebbe essere, almeno per la parte eccedente l'assegno, sostenuta esclusivamente dal genitore beneficiario dell'assegno cumulativo. Il cumulo sarebbe inoltre in contrasto anche con l'interesse della prole, accrescendo (per effetto del descritto aggravio della posizione del genitore beneficiario dell'assegno) il rischio del mancato soddisfacimento dell'esigenza straordinaria (in termini: Cass., sez. I, 8 giugno 2012, n. 9372; App. Napoli, 6 giugno 2008, n. 2201; Trib. Firenze, 27 settembre 2006; in senso contrario, Cass., sez. I, 14 febbraio 2003, n. 2196).

Tanto premesso, non può non rilevarsi la difficoltà di rinvenire un titolo esecutivo nel provvedimento che pone a carico del genitore il pagamento, quanto meno parziale, delle spese straordinarie.

Secondo un orientamento a lungo affermato dalla giurisprudenza di legittimità e di merito, tale provvedimento non può considerarsi titolo esecutivo, atteso che l'effettivo esborso per spese straordinarie (cui è subordinato l'obbligo per il genitore non anticipatario) è futuro ed incerto sia nell'an sia nel quantum (tra le altre, Cass., sez. I, 28 gennaio 2008, n. 1758; Trib. Piacenza, 2 febbraio 2010; Trib. Milano, 23 gennaio 2008). Di conseguenza, il genitore interessato ad ottenere il rimborso delle spese anticipate non può, sulla base del mero provvedimento che pone l'obbligo di pagamento delle spese straordinarie, instaurare una procedura esecutiva; anche in assenza di opposizione ex art. 615 c.p.c., il giudice dell'esecuzione dovrebbe infatti rilevare d'ufficio la mancanza del titolo e, pertanto, estinguere la procedura. Ai fini dell'esecuzione forzata è, invece, necessario conseguire in sede di cognizione (eventualmente anche tramite ricorso monitorio fondato, quanto alla prova scritta, sul provvedimento giudiziale che disciplina la ripartizione delle spese straordinarie – in questo senso, tra gli altri, S. Patti, Diritto della famiglia, Giuffrè, 2011, 549 - e sui documenti attestanti la spesa sostenuta) l'accertamento dell'effettiva sopravvenienza della spesa straordinaria e della relativa entità.

Più di recente, esigenze di effettività della tutela del titolare del credito alimentare, hanno indotto la Suprema Corte ad adottare, con riferimento alle sole spese mediche e scolastiche ordinarie, un indirizzo improntato a maggiore elasticità. Si è così sostenuto che, pur se incerte nell'an e nel quantum, le spese mediche e scolastiche ordinarie non sono correlate a fatti meramente eventuali o straordinari (cioè «imprevedibili ed ipotetici»), ma devono ricondursi all'ordinaria attuazione degli obblighi derivanti dall'art. 148 c.c. (Cass., sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316). Per tali spese, pertanto, il provvedimento pronunciato in sede di separazione, divorzio o modifica delle condizioni di separazione o divorzio costituisce già titolo esecutivo, senza necessità di conseguirne un ulteriore, previo accertamento della sopravvenienza ed entità della spesa straordinaria. Tale orientamento è stato di recente accolto anche da Cass., sez. III, 20 ottobre 2016, n. 21241. La decisione da ultimo citata, nel dar seguito al principio espresso da Cass., sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316 ha in particolare ritenuto che il creditore che intenda avvalersi del provvedimento giudiziale, già costituente titolo esecutivo, deve allegare e documentare gli esborsi sostenuti per spese straordinarie nel precetto (che vede così confermata la funzione esplicativa del credito anche alla luce di elementi estranei, in via immediata, al titolo; funzione già delineata da Cass., S. U., 2 luglio 2012, n. 11066).

 

Orientamenti a confronto

La riconducibilità del provvedimento al titolo esecutivo

«Il provvedimento giudiziario con cui in sede di separazione personale si stabilisca, ai sensi dell'art. 155, comma 2, c.c., quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese straordinarie relative ai figli, richiede, nell'ipotesi di non spontanea attuazione da parte dell'obbligato, al fine di legittimare l'esecuzione forzata, stante il disposto dell'art. 474, comma 1,c.p.c., un ulteriore intervento del giudice, volto ad accertare l'avveramento dell'evento futuro e incerto cui è subordinata l'efficacia della condanna, ossia l'effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità, non suscettibili di essere desunte sulla base degli elementi di fatto contenuti nella prima pronuncia»

Cass., sez. I, 28 gennaio 2008, n. 1758

«La conclusione rigorosa di Cass. n. 1758/2008, della necessità di un indefinito reiterato ed ulteriore ricorso al giudice della cognizione per la formazione di una pluralità di nuovi titoli esecutivi, va allora temperata e mantenuta ferma con riferimento alle sole spese effettivamente straordinarie e diverse da quelle medico-sanitarie e scolastiche, siccome riguardanti eventi il cui accadimento sia oggettivamente incerto; al contrario, il provvedimento con cui in sede di separazione (…) si stabilisca, ai sensi dell'art. 155, comma 2, c.c. quale modo di contribuire al mantenimento dei figli, che il genitore non affidatario paghi, sia pure pro quota, le spese mediche e scolastiche ordinarie relative ai figli, costituisce esso stesso titolo esecutivo e non richiede, nell'ipotesi di non spontanea ottemperanza da parte dell'obbligato ed al fine di legittimare l'esecuzione forzata, un ulteriore intervento del giudice, qualora il genitore creditore possa allegare ed opportunamente documentare l'effettiva sopravvenienza degli specifici esborsi contemplati dal titolo e la relativa entità (…)»

Cass., sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316

«Questa Corte ha già stabilito che il provvedimento con il quale, in sede di separazione, si stabilisce che il genitore non affidatario paghi pro quota le spese ordinarie per il mantenimento dei figli costituisce idoneo titolo esecutivo e non richiede un ulteriore intervento del giudice in sede di cognizione: ma ciò solo a condizione che il genitore creditore “possa allegare e documentare l'effettiva sopravvenienza degli esborsi indicati nel titolo e la relativa entità” (Cass.,sez. III, 23 maggio 2011,n. 11316). "Allegazione e documentazione" che va compiuta rispetto all'atto di precetto, e non già nel successivo e solo eventuale giudizio di opposizione all'esecuzione, per l'ovvia considerazione che il debitore deve essere messo in condizione di potere sin da subito verificare la correttezza o meno delle somme indicate nell'atto di precetto.»

Cass., sez. III, 20 ottobre 2016, n. 21241

Osservazioni finali

La soluzione accolta da Cass., sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316 (prevalentemente seguita dalla successiva giurisprudenza di legittimità) costituisce un equilibrato bilanciamento tra le esigenze di tutela del genitore affidatario creditore e quelle del genitore debitore. Il primo, infatti, non avendo necessità di instaurare un autonomo procedimento per l'esatta quantificazione del credito, potrà veder realizzato il proprio diritto in tempi più brevi e con minor dispendio di risorse rispetto alla soluzione accolta dalla giurisprudenza tradizionale sopra citata. Il debitore, invece, potrà adeguatamente tutelare le proprie ragioni mediante la proposizione dell'opposizione all'esecuzione (ai sensi dell'art. 615, comma 1 o 2, c.p.c.) nel corso della quale graverà sul genitore creditore l'onere di provare l'esborso sostenuto e la mancata riconducibilità dello stesso alle somme dovute (ed eventualmente pagate) a titolo di assegno di mantenimento; il rischio di abuso da parte del creditore ben potrà, infine, essere sanzionato ai sensi dell'art. 96, commi 2 e 3, c.p.c..

La sentenza da ultimo citata (la quale, in una logica di sistema, presenta anche l'indubbio vantaggio di ridurre il numero dei procedimenti giudiziali) pare tuttavia destinata a trovare un'applicazione piuttosto limitata (non a caso la stessa decisione in esame precisa che l'allontanamento dall'indirizzo tradizionale si giustifica «se non altro con riferimento allo specifico caso in esame»). Essa sembra infatti pronunciare (si veda, in particolare, il capo 4.11 di tale decisione) relativamente ad un caso in cui l'assegno di mantenimento non era comprensivo di spese scolastiche e mediche ordinarie; la prassi assolutamente maggioritaria è, invece, nel senso di ricomprendere tali spese nell'assegno di mantenimento e di escludere da quest'ultimo le sole spese (anche mediche e scolastiche) straordinarie. Con riferimento a tali ultime spese la giurisprudenza di legittimità (in questo senso è la stessa Cass., sez. III, 23 maggio 2011, n. 11316) ribadisce invece il tradizionale indirizzo per il quale il creditore, sulla base della decisione assunta dal giudice della famiglia, dovrà pur sempre conseguire un ulteriore provvedimento giudiziale di quantificazione del credito. Soluzione, questa, che in dottrina (D. Dalfino, Spese “ordinarie” e “straordinarie” in favore della prole ed esecutività del provvedimento di condanna emesso in sede di separazione dei coniugi, in Riv. esec. forzata, 2012, 3-4) è stata ritenuta superabile sull'assunto dell'applicabilità anche alle spese straordinarie di quel bilanciamento tra le posizioni del creditore e del debitore realizzato dalla citata decisione della Suprema Corte del 2011 con riferimento alle spese mediche e scolastiche ordinarie.

A prescindere dalla posizione dottrinaria da ultimo citata, alla luce del diritto vivente non può non rilevarsi che il genitore il quale intenda vedere realizzato il diritto alla ripetizione delle spese sostenute per esigenze straordinarie del figlio dovrà conseguire, in sede di cognizione (eventualmente anche mediante decreto ingiuntivo), un ulteriore accertamento dell'effettivo verificarsi dell'evento futuro ed incerto al quale è subordinata l'efficacia della decisione del giudice della famiglia e cioè l'accertamento tanto della riconducibilità dei singoli esborsi a spese straordinarie, quanto dell'entità degli esborsi.

Ove invece, in difetto di tale accertamento, il creditore intimi il pagamento per spese straordinarie o, addirittura, instauri l'esecuzione si esporrà al rischio dell'instaurazione, da parte del debitore, di un'opposizione. In particolare, ove, prima dell'instaurazione dell'esecuzione, il preteso debitore intenda contestare l'esistenza di un titolo in favore dell'altro genitore, l'opposizione dovrà essere proposta ai sensi dell'art. 615, comma 1, c.p.c. e, pertanto, innanzi al giudice della cognizione (che ben potrà essere, avuto riguardo agli ordinari criteri di competenza per valore, anche il giudice di pace); nel caso in cui sia stata già instaurata l'esecuzione, l'opposizione dovrà invece essere proposta con ricorso al giudice dell'esecuzione (sempre, quindi, innanzi al tribunale) il quale adotterà la decisione in ordine all'istanza di sospensione dell'esecuzione ed assegnerà il termine per l'instaurazione della fase di merito dell'opposizione. Nel caso in cui, invece, si contesti solo la regolarità formale del precetto (si veda, ad esempio, la citata sentenza Cass., sez. III, 20 ottobre 2016, n. 21241, relativa al caso di un precetto al quale non era stata allegata la documentazione relativa alle spese straordinarie) l'opposizione dovrà essere proposta ai sensi dell'art. 617 c.p.c. (nel rispetto del rigoroso termine di decadenza previsto da tale norma) sempre avanti al tribunale.

Da ultimo, quanto all'accertamento della riconducibilità dei singoli esborsi alle spese straordinarie, non può non auspicarsi, anche nella prospettiva di riduzione delle possibili (a volte, inevitabili) incertezze, che il provvedimento con il quale è determinata la misura del mantenimento, precisi in modo dettagliato quali spese devono ritenersi ordinarie e quali straordinarie; in questo senso, apprezzabile è la proliferazione di protocolli elaborati dai diversi tribunali proprio con riferimento a tale distinzione.

 

Riferimenti

M. Florio, Aspetti economici nella crisi della famiglia. Le spese straordinarie, in Fam. e dir., 2010, 10

G. Giusti, Le spese straordinarie per il mantenimento dei figli non autosufficienti ed esecutività dell'ordinanza emessa in sede di separazione o divorzio, nota a Trib. Piacenza, 2 febbraio 2010, in Giur. Merito, 2011

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento

Multimedia

Multimedia

Su Esecuzione: spese straordinarie

Le spese extra-assegno
di Laura Cossar

Vedi tutti »