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Donazione remuneratoria

07 Novembre 2017 |

Sommario

Inquadramento | Il motivo remuneratorio | La donazione per riconoscenza | La donazione in considerazione dei meriti del donatario | La donazione per speciale remunerazione | Distinzione tra donazione remuneratoria e adempimento di obbligazione naturale (art. 2034 c.c.) | Applicabilità delle norme generali sulle donazioni | Aspetti fiscali | Casistica |

Inquadramento

L'art. 770 c.c. è composto da due commi che disciplinano due differenti tipi di liberalità.

All'art. 770, comma 1, c.c., il legislatore ha disciplinato la donazione remuneratoria che è un tipo di donazione in cui assume particolare rilievo la motivazione dell'atto liberale.

Tale domanda consiste nella attribuzione gratuita, compiuta spontaneamente, e nella consapevolezza del donante di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale o sociale, con lo scopo di compensare l'opera svolta dal donatario (v. Cass. civ., sez. II, 18 maggio 2016, n. 10262; Cass. civ., sez. II, 3 marzo 2009, n. 5119).

La causa è sempre quella della (ordinaria) donazione ossia consiste nello spostamento patrimoniale che un soggetto effettua, senza esservi obbligato, a beneficio di un altro che contestualmente si arricchisce.

La donazione remuneratoria di cui all'art. 770, comma 1, c.c., comprende tre ipotesi, ciascuna delle quali ha una specifica motivazione. In particolare, si distingue tra donazione per riconoscenza, donazione in considerazione dei meriti del donatario e, infine, donazione per speciale remunerazione

In quanto donazioni, devono essere stipulate con forma solenne che prevede la stipula per atto pubblico e la presenza di due testimoni così come disposto dall'art. 48, l. 16 febbraio 1913, n. 89 (cd. Legge notarile).

Nel comma 2 dell'art. 770 c.c., il legislatore ha disciplinato le cd. liberalità d'uso. Diversamente da quelle del comma 1, queste liberalità sono state espressamente escluse dal novero delle donazioni e, pertanto, non richiedono la forma dell'atto pubblico. Si tratta di liberalità che trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell'osservanza di un certo comportamento tenuto nel tempo in occasione di festività, ricorrenze celebrative, le quali inducono a elargizioni a causa dei legami esistenti tra le parti (v. Cass. civ., sez. II, 19 settembre 2016, n. 18280). In altri termini, l'attribuzione, pur in assenza di un obbligo (non coercibile perché non giuridico), non è del tutto libera e spontanea e la causa della medesima attribuzione non è quella di arricchire il donatario, ma di agire secondo il costume corrente (Cass. civ., sez. II, 5 aprile 1975, n. 1218).

Il motivo remuneratorio

Il motivo è essenziale per qualificare come remuneratoria una donazione. A tal proposito, è opportuno, ma non necessario, che nell'atto di donazione risulti espressamente il motivo dell'attribuzione a tutela di entrambe le parti. Infatti, in questo modo, il donante gioverà della previsione dell'art. 787 c.c. che consente di impugnare la donazione per errore sul motivo quando questo, appunto, risulta dall'atto e sia l'unico che ha determinato il donante ad effettuare la donazione; il donatario, dal canto suo, non avrà l'onere di provare il suddetto motivo per sottrarsi alla revoca o all'obbligo alimentare o per ottenere la garanzia per evizione.  

Gli elementi che caratterizzano lo spirito remuneratorio segnano il confine oltre il quale il legislatore ritiene di non poter individuare più, in quello specifico atto, una donazione. In tal senso è da leggersi l'art. 770, comma 2, c.c. che esclude espressamente che sia donazione la liberalità fatta in occasione di servizi resi o in conformità agli usi (cd. liberalità d'uso). Può dirsi che se l'attribuzione, oltre che remuneratoria, è anche d'uso, ci si troverà di fronte ad una liberalità di cui all'art. 770, comma 2, c.c..

La donazione per riconoscenza

La donazione per riconoscenza si fonda su un particolare sentimento di gratitudine del donante verso il donatario e può rivolgersi verso il medesimo donatario o verso un suo familiare. La riconoscenza può riferirsi ad un fatto avvenuto precedentemente alla donazione oppure, secondo alcuni (cfr. U. Carnevali, Le donazioni, in Tratt. dir. priv., diretto da P. Rescigno, VI, Torino, 1997, 565; A. Torrente, Le donazioni, in Tratt. dir. civ. e comm., diretto da A. Cicu, F. Messineo, L. Mengoni, continuato da P. Schlesinger, Milano, 2006, a cura di U. Carnevali e A. Mora, 317 ss.; B. Biondi, Le donazioni, in Tratt. dir. civ. it., diretto da F. Vassalli, Torino, 1961, 713; P. GALLO, La donazione remuneratoria, in Tratt. dir. succ. e donaz., diretto da G. Bonilini, VI, Le donazioni, Milano, 2009, 418; M. Ermini, Tipologie donative, in Le successioni e le donazioni, in Diritto civile, diretto da N. Lipari e P. Rescigno, II, Milano, 2009, 429; G. Bonilini, Manuale di diritto ereditario e delle donazioni, Torino, 2010, 384) può derivare dalla promessa del compimento di un'azione futura favorevole al donante. Con tale donazione il donante vuole sdebitarsi verso il donatario. È esclusa ogni idea di compenso.

Si fa rientrare nella donazione per riconoscenza anche la liberalità disposta nei confronti di chi abbia precedentemente aiutato il donante con una donazione, perché si rintraccia nella fattispecie il medesimo spirito di gratitudine presente di norma in questo tipo di donazione.

Dubbia è, invece, la possibilità di ricomprendervi la donazione reciproca, perché la contemporaneità delle attribuzioni induce ad escludere che vi sia quel sentimento di gratitudine che ne costituisce il motivo.

La donazione in considerazione dei meriti del donatario

Con tale tipologia di donazione il donante vuole premiare il beneficiario. Il donante è mosso da un sentimento di ammirazione o gratitudine per le qualità del donatario o per la particolare attività da lui svolta in favore della collettività, come nel caso della donazione a favore di chi abbia fatto una importante scoperta scientifica o di singoli individui e come nel caso della donazione dal padre al figlio per una particolare attività da lui svolta.

Il movente dell'attribuzione si differenzia da quello delle altre due ipotesi di donazione remuneratoria, perché presuppone una valutazione di stampo oggettivo, mentre nelle altre ipotesi il movente è eminentemente soggettivo.

I meriti in questione non devono aver arrecato un vantaggio diretto al donante, altrimenti si ricadrebbe nella donazione per riconoscenza o per speciale remunerazione.

La donazione per speciale remunerazione

Con la donazione per speciale remunerazione il donante intende ricompensare il donatario per uno specifico servizio – già ricevuto o, per alcuni, anche soltanto spontaneamente promesso – che si ritiene quantificabile dal punto di vista patrimoniale, ma senza che il compenso assurga a corrispettivo.

L'espressione “speciale remunerazione” indicherebbe, secondo alcuni (cfr. F. Maroi, Delle donazioni, Torino, 1936, 75 ss.), la necessità di una sproporzione tra servizio ricevuto e attribuzione patrimoniale che, quindi, verrebbe effettuata con animo liberale. La sproporzione è, invero, una mera eventualità se si tiene conto del fatto che il n. 3 dell'art. 797 c.c. dispone che la garanzia per evizione sia dovuta solo fino a concorrenza dell'ammontare degli oneri o delle prestazioni ricevute dal donante. Questa disposizione dimostra che può trattarsi di un servizio inestimabile quanto di un servizio suscettibile di valutazione patrimoniale.

La specialità della remunerazione consisterebbe, per la maggior parte degli interpreti (cfr. A. Cicu, Donazione remuneratoria, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1955, 1246; B. Biondi, Le donazioni, in Tratt. dir. civ. it., diretto da F. Vassalli, Torino, 1961, 725; A. Torrente, Le donazioni, in Tratt. dir. civ. e comm., diretto da A. Cicu, F. Messineo, L. Mengoni, continuato da P. Schlesinger, Giuffrè, 2006, a cura di U. Carnevali e A. Mora, 310 ss.; P. Gallo, La donazione remuneratoria, in Tratt. dir. succ. e donaz., diretto da G. Bonilini, VI, Le donazioni, Giuffrè, 2009, 411 ss.) nel carattere spontaneo dell'attribuzione che, come detto, non deve essere effettuata quale corrispettivo o dovuta per legge o eseguita in adempimento di un dovere morale o sociale o fatta in conformità agli usi.

Il servizio a seguito del quale viene effettuata la donazione può essere stato svolto gratuitamente oppure onerosamente, ma, in tale ultimo caso, con la donazione, in aggiunta alla normale retribuzione, si vuol attribuire un quid pluris al beneficiario.

Distinzione tra donazione remuneratoria e adempimento di obbligazione naturale (art. 2034 c.c.)

La distinzione tra donazione remuneratoria e adempimento di obbligazione naturale è rilevante per la differente disciplina che caratterizza i due istituti, in particolare per la forma solenne della donazione remuneratoria.

L'art. 2034 c.c. disciplina le obbligazioni naturali e le distingue in due categorie. All'art. 2037, comma 1, c.c., con disposizione ampia, si prevede l'esecuzione spontanea di un dovere morale (o di coscienza) o sociale.

Considerata la genericità del primo comma, l'accertamento da compiersi è duplice: da un lato, occorre accertare se sussista un dovere morale o sociale in rapporto alla valutazione corrente nella società; dall'altro lato, occorre accertare se questo dovere sia stato spontaneamente adempiuto con una prestazione avente carattere di proporzionalità e adeguatezza, avuto riguardo alle circostanze del caso concreto (Cass., sez. II, 30 settembre 2016, n. 19578).

All'art. 2034, comma 2, c.c., si fa riferimento a fattispecie tipiche di obbligazioni naturali ossia ad atti moralmente e socialmente leciti, espressamente contemplati dalla legge, che non assurgono a vincoli giuridici e sono sforniti di azione, quali l'adempimento della disposizione fiduciaria, il pagamento del debito di gioco (art. 1933 c.c.) e del debito prescritto.

Al di là della forma, il problema è il criterio di distinzione tra i due istituti.

Alcuni (cfr. B. Biondi, Le donazioni, in Tratt. dir. civ. it., diretto da F. Vassalli, Torino, 1961, 744 ss.)  lo individuano nel diverso animus del disponente, nel senso che c'è donazione se si manifesta un animus donandi, mentre chi adempie una obbligazione naturale è mosso da un animus solvendi.

Altri (cfr. L. Gardani Contursi-Lisi, Delle donazioni. Art. 769-809, in Comm. cod. civ., a cura di A. Scialoja e G. Branca, Bologna-Roma, 1976, 83 ss.; U. Carnevali, Le donazioni, in Tratt. dir. priv., diretto da P. Rescigno, VI, Torino, 1997, 491) ritengono che la distinzione risieda nel diverso contenuto specifico del dovere che nella donazione remuneratoria sarebbe meno intenso rispetto a quello che la coscienza sociale avverte nei confronti di altri doveri morali e sociali, la cui intensità sopprimerebbe l'animus donandi e qualificherebbe l'atto quale obbligazione naturale; inoltre nella donazione remuneratoria vi sarebbe una riconoscenza dal carattere spiccatamente individuale, diversamente dagli obblighi sociali e morali che si caratterizzano per la loro diffusione. In sostanza, il rapporto tra art. 2034 c.c. e art. 770 c.c. viene configurato come un rapporto di genere a specie, tanto che se l'art. 770 c.c. venisse abrogato, l'ambito applicativo dell'art. 2034 c.c. si espanderebbe sino ad includere le ipotesi previste dalla prima norma. 

Applicabilità delle norme generali sulle donazioni

Alle tre fattispecie di cui all'art. 770, comma 1, c.c. si applica la disciplina della donazione remuneratoria,  che esclude l'applicabilità di alcune norme sulla donazione.

In particolare, la donazione remuneratoria è irrevocabile, sia per causa di ingratitudine sia per sopravvenienza di figli (art. 805 c.c.).

Non si applica l'art. 437 c.c. per cui è escluso l'obbligo alimentare del donatario verso il donante, mentre l'art. 797, n. 3 c.c. comporta una limitata responsabilità del donante per il caso di evizione.

Si applica l'art. 793 c.c. Perciò, alla donazione remuneratoria può inerire un onere, dato che il fine remuneratorio non altera la natura dell'atto, che rimane una donazione, in quanto compiuto nullo iure cogente; a sua volta il modus non incide sulla natura del negozio cui accede né scinde l'unità della prestazione liberale, poiché esso assolve la funzione di limite della liberalità.

Si applicano l'obbligo di collazione e di imputazione e la disciplina della riduzione in caso di lesione della legittima (Cass. civ., sez. II, 24 ottobre 2002, n.14981; Cass. civ., sez. II, 24 luglio 2008, n. 20387).

La donazione remuneratoria rientra tra gli atti che, in quanto a titolo gratuito, sono inefficaci nei confronti dei creditori ai fini dell'azione revocatoria (art. 64, l. fall.).

Per quanto concerne le liberalità d'uso, è espressamente esclusa dal legislatore l'applicazione: a) delle norme sulla revocazione per ingratitudine o sopravvenienza di figli; b) di quelle sulla riduzione delle donazioni (art. 809, comma 2, c.c.); c) della collazione (art. 742, comma 3, c.c.); d) dell'obbligo di imputazione ex se (art. 564, comma 5, c.c.); e) della revocatoria fallimentare di cui all'art. 64 l. fall.. Si ritengono non estensibili a queste liberalità gli artt. 774, 775, 776, 777, 778, 782 c.c.; al contrario, si ritengono applicabili, in via di interpretazione estensiva, le disposizioni sull'esenzione del donante da responsabilità per evizione e per vizi della cosa donata (artt. 797 c.c. e 798 c.c.) e sulla limitazione di responsabilità per inadempimento (art. 789 c.c.).

Aspetti fiscali

Occorre fare riferimento all'art. 1, comma 4, d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 che, nel disciplinare l'ambito applicativo dell'imposta sulle successioni e donazioni, ne esclude l'applicazione per i casi di donazione o liberalità di cui agli artt. 742 783 c.c., ovvero per le spese non soggette a collazione e le donazioni di modico valore. A causa dell'espresso richiamo contenuto nello stesso art. 742 c.c., non sono soggette ad imposta le liberalità d'uso di cui all'art. 770, comma 2, c.c., mentre lo sono le donazioni remuneratorie di cui all'art. 770, comma 1, c.c..

La base imponibile sulla quale applicare l'imposta sulle donazioni è costituita dal valore globale dei beni trasferiti al singolo beneficiario attraverso la donazione.

Ai sensi dell'art. 2, comma 49, d.l. 3 ottobre 2006, n. 262, convertito in l. 24 novembre 2006, n. 286, le aliquote previste dal decreto stesso si applicano al valore globale dei beni e dei diritti al netto degli oneri da cui è gravato il beneficiario diversi da quelli indicati dall'art. 58, comma 1, del citato testo unico di cui al d. lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, ovvero, se la donazione è fatta congiuntamente a favore di più soggetti o se in uno stesso atto sono compresi più atti di disposizione a favore di soggetti diversi, al valore delle quote dei beni o diritti attribuiti: a) a favore del coniuge e dei parenti in linea retta sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 1.000.000 di euro: 4 per cento; a-bis) a favore dei fratelli e delle sorelle sul valore complessivo netto eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro: 6 per cento; b) a favore degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta, nonché degli affini in linea collaterale fino al terzo grado: 6 per cento; c) a favore di altri soggetti: 8 per cento.

Se il beneficiario dei trasferimenti di cui all'art. 2, comma 49, d.l. 3 ottobre 2006, n. 262 è una persona portatrice di handicap riconosciuto grave ai sensi della l. 5 febbraio 1992, n. 104, l'imposta si applica esclusivamente sulla parte del valore della quota o del legato che supera l'ammontare di 1.500.000 euro (art. 2, comma 49-bis, d.l. 3 ottobre 2006, n. 262).

Casistica

Motivo dell'attribuzione patrimoniale nella donazione remuneratoria

Non è una donazione remuneratoria quella di beni destinati a creare una casa di riposo per anziani in assenza di pregresse ragioni di gratitudine verso il donatario, perché la donazione remuneratoria è caratterizzata dalla rilevanza giuridica che assume in essa il motivo dell'attribuzione patrimoniale, correlata specificamente ad un precedente comportamento del donatario, nei cui confronti la liberalità si pone come riconoscenza, apprezzamento di meriti, o comunque come una speciale remunerazione di attività svolta, sebbene l'attribuzione non cessi di essere spontanea e l'atto conservi la causa di liberalità (Cass. civ., sez. II, 17 novembre 1999, n. 12769)

Attribuzione in parte a titolo di corrispettivo e in parte a titolo di speciale remunerazione

 

 

 

 

La disciplina del negotium mixtum cum donatione obbedisce al criterio della prevalenza, nel senso che ricorre la donazione remuneratoria quando risulti la prevalenza dell'animus donandi, laddove si avrà invece un negozio a titolo oneroso, che non abbisogna della forma solenne, quando l'attribuzione patrimoniale venga effettuata in funzione di corrispettivo o in adempimento di una obbligazione derivante dalla legge o in osservanza di un dovere nascente dalle comuni norme morali e sociali che si riveli assorbente rispetto all'animus donandi (Cass. civ., sez. II, 13 luglio 1995, n. 7666)

 

Regalie e convivenza

 

 

 

 

 

L'elargizione di gioielli fatta allo scopo di consentire la prosecuzione di una convivenza non è assimilabile alla liberalità d'uso, caratterizzata dal fatto che colui che la compie intende osservare un uso, cioè adeguarsi ad un costume vigente nell'ambiente sociale di appartenenza (Cass. civ., sez. II, 24 novembre 1998, n. 11894).

Liberalità d'uso e equivalenza economica

Per la configurabilità della liberalità d'uso è richiesto non solo che l'attribuzione patrimoniale gratuita sia effettuata per speciale apprezzamento dei servizi in precedenza ricevuti dal donante o per rispettare l'uso che consiglia di compierla in determinate occasioni, ma anche che sia presente una certa equivalenza economica fra il valore delle cose donate e quello dei servizi ricevuti dal disponente (Cass. civ., sez. II, 1 febbraio 1992, n. 1077)

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