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Donazione di beni futuri

Sommario

Inquadramento | Il fondamento del divieto | Donazione di beni altrui | I frutti pendenti | Le universalità di beni | Le prestazioni periodiche | Casistica |

Inquadramento

La donazione di beni futuri nel nostro ordinamento è espressamente vietata dall’art. 771 c.c.. Il divieto ha origini antiche e deve essere considerato di ordine pubblico. L’art. 771 c.c. recepisce detto divieto e mostra chiaramente i contorni operativi dello stesso. In particolare afferma come sia vietata qualsiasi donazione di beni futuri, ancorchè sia ricompresa in una maggior donazione. In tale ultima ipotesi rimane salva la donazione di beni presenti e la nullità colpisce solo quella parte di donazione relativa a beni futuri, non preoccupandosi di indagare se il donante volesse donare soltanto l’intero compendio di beni, presenti e futuri, ma affermando sempre la validità per la donazione dei beni esistenti nel patrimonio del donante.

Il divieto conosce solo alcune eccezioni, normativamente disciplinate; in particolare, sono ammesse le donazioni di frutti non ancora separati e le donazioni di prestazioni periodiche, seppur con il limite della morte del donante.

 

In evidenza

La donazione di beni futuri è vietata sempre, sia nel caso di donazione di soli beni futuri, sia nel caso di donazione di più beni, di cui alcuni presenti e alcuni futuri. Nel secondo caso la nullità colpisce solo la parte di donazione relativa ai beni futuri, senza indagare sulla volontà del donante di effettuare anche la sola donazione parziale.

 

Inoltre, è esplicitamente ammessa la donazione di universalità di beni, con la specifica previsione che se all’universalità si aggiungono beni in futuro essi devono considerarsi compresi nella donazione (art. 771 comma 2 c.c.).

Discussa, in dottrina e in giurisprudenza, la fattispecie della donazione di beni altrui, che viene normalmente qualificata nulla, per l’applicazione del divieto di cui all’art. 771 c.c., sulla base del fatto che la donazione di un bene non esistente nel patrimonio del disponente è nulla. Sebbene, infatti, tale nullità non sia espressamente comminata da alcuna norma, la conclusione si ricava dalla disciplina complessiva della donazione, che prevede come tipico l’effetto traslativo immediato (v. Cass. civ., sez. II, sent., 5 maggio 2009, n. 10356).

Si deve osservare come nel nostro ordinamento siano possibili negozi su beni futuri come anche su beni altrui, ma solo per i negozi a titolo oneroso, allo scopo precipuo di alimentare il commercio, avvantaggiare la contrattazione ed assicurare la produzione. Questa esigenza non sussiste nelle donazioni, operando invece la necessità di circoscrivere e limitare la prodigalità. 

Il fondamento del divieto

Il divieto di donazioni di beni futuri è un divieto espresso nel nostro ordinamento, manifestazione della politica legislativa di generale disfavore per tutte quelle disposizioni senza corrispettivo che hanno per oggetto beni non presenti nel patrimonio del disponente al momento della manifestazione dell’intento dispositivo.

Da tale prima osservazione emerge con chiarezza la correlazione con il divieto dei patti successori (art. 458 c.c.); infatti, donare un insieme di beni, presenti e futuri, richiama con facilità il concetto di disporre del patrimonio che formerà oggetto della futura successione del donante, ma tale disposizione può essere attuata solo per testamento.

Inoltre, sottostante al divieto, vi è il chiaro disfavore per liberalità effettuate senza una cognizione sufficiente del sacrificio patrimoniale che ne derivi. La finalità perciò dell’ordinamento è proteggere ciascuno da se stesso, ponendo un limite al potere di impoverimento e frenando il rischio di prodigalità. Il limite consentito alla prodigalità del donante è, pertanto, quello della appartenenza attuale dei beni donati al donante medesimo. Mancando infatti l’attualità dello spoglio egli potrebbe non rendersi esattamente conto dell’importanza del gesto che compie.

Tale valutazione, nel donante, è stimolata in diversi modi, il primo, naturalmente nelle forme della donazione (atto pubblico alla presenza necessaria dei testimoni), il secondo nella necessità ex art. 769 c.c. che lo stesso disponga di «un suo diritto», fatto giuridico che si evince anche dall’art. 771 comma 1 c.c. che richiede che il bene non solo sia «presente» ma anche «del donante».

Ad esempio, il donante Paolo dona all’amica Lucilla la casa che il cugino Giovanni sta costruendo per lui. Poiché la casa non esiste ancora e non è nemmeno di proprietà di Paolo egli non sa se tale casa gli costerà, gli piacerà e gli servirà. Inoltre, se al momento della donazione Paolo ha già una casa di abitazione, così potrebbe non essere al momento della esecuzione della donazione a favore di Lucilla.

L’ordinamento, con il divieto di cui all’art. 771 c.c., protegge Paolo da se stesso ed evita che si spogli di un bene di cui non solo non conosce l’esatto valore in assoluto, ma non è nemmeno in grado di conoscere il valore in relazione al suo patrimonio rispetto al momento futuro in cui il bene diventerà suo o verrà ad esistenza.

Donazione di beni altrui

Possono costituire oggetto di donazione solo ed esclusivamente i beni facenti parte del patrimonio del donante al momento in cui viene compiuto l'atto di liberalità, secondo la combinata lettura degli artt. 769, 771 c.c..

I beni altrui, pur esistendo in natura, non appartengono al donante al momento in cui viene compiuto l’atto di liberalità.

Controverso è se un siffatto negozio sia sussumibile nella donazione di beni futuri, e perciò nulla ai sensi dell’art. 771 c.c. ovvero se costituisca una fattispecie produttiva di effetti immediatamente obbligatori.

Infatti, qualora la donazione venga ritenuta valida e produttiva di effetti, la mancata esistenza nel patrimonio del donante del bene oggetto di liberalità comporta che il disponente non proprietario sia obbligato a procurare l'acquisto al compratore.

A tal proposito, la dottrina ha proposto due distinte letture, una prima, secondo la quale il divieto di cui all’art. 771 c.c. riguarda anche la donazione di beni altrui, poiché non “presenti” sono tutti i beni, siano essi futuri o alieni, che non appartengono al donante; e una seconda, maggiormente restrittiva del campo di applicazione dell’art. 771 c.c., per cui la nullità della donazione di bene futuro avrebbe applicazione solo nel caso in cui i beni oggetto della stessa non siano presenti in rerum natura.

Questa seconda ipotesi, però, producendo in capo al donante l’effetto obbligatorio di procurare il bene, mostra identità di problematiche con la donazione di beni non ancora venuti ad esistenza; infatti, i rischi di prodigalità e di mancata percezione dell’importanza del gesto sussistono in egual modo.

Per tale motivo dall’espresso divieto di donare beni futuri deriva l’invalidità anche delle donazioni tutte le volte in cui abbiano ad oggetto un bene altrui o parzialmente altrui.

Anche una lettura storica del codice civile avvalora tale soluzione, ricordando come l’attuale art. 771 c.c. sia allineato con l’art. 1064 del codice del 1865, ed evidenziando il principio secondo cui oggetto di donazione possono essere solo i beni presenti del donante: ne consegue non solo la nullità della donazione avente ad oggetto beni esclusivamente futuri, ma anche che, in caso di donazione che comprenda beni tanto presenti quanto futuri, questa sia valida solo relativamente ai primi.

La giurisprudenza ha prevalentemente ritenuto che la donazione di cosa altrui sia nulla (v. Cass. 20 dicembre 1985, n. 6544; Cass. 18 dicembre 1996, n. 11311; Cass. 5 maggio 2009, n. 10356; Cass. 23 maggio 2013, n. 12782; Trib. Vallo della Lucania 13 aprile 1992; Trib. Reggio Calabria 30 aprile 2004 e App. Reggio Calabria 23 novembre 2006).

L’unica pronuncia in senso differente è Cass. 5 febbraio 2001, n. 1596, che afferma comunque l’inefficacia di tale donazione, dichiarando l’utilità ai soli fini di usucapione e sostenendo come un simile atto possa fungere da co-elemento alla fattispecie acquisitiva a titolo originario di cui all’art. 1159 c.c..

La giurisprudenza, nel tempo, ha mantenuto costante l’orientamento relativo alla capacità di detto atto di supportare l’usucapione ex art. 1159 c.c. sulla base del ragionamento seguente: se è vero che di regola non può essere idoneo, neppure in astratto, un titolo che non sia valido, qui la donazione sarebbe astrattamente idonea per la stessa ragione che la rende nulla, vale a dire per la non appartenenza del diritto al disponente; ma se la nullità dipende dalla sola altruità del diritto, la donazione può e deve giudicarsi al contempo nulla e astrattamente idonea (v. Cass. civ., sez. II, sent., 5 maggio 2009, n. 10356; Cass. 23 maggio 2013, n. 12782; più risalenti ma nello stesso senso: App. Milano 7 dicembre 1954; App. Lecce 11 maggio 1966; Cass. 23 giugno 1967, n. 1532).

Gli stessi dubbi si pongono anche nel caso in cui il donante ignori l’altruità del bene; ammettendo infatti, la validità di un simile atto, occorrerebbe porre a carico di quest’ultimo l’obbligazione di far acquistare ex art. 1476, n. 2, c.c. il bene al donatario; il donante, perciò, persuaso d’impoverirsi e di disporre di un bene suo, dovrebbe allora adoperarsi per adempiere ad un’obbligazione imprevista sia nell’esistenza che nella difficoltà di attuazione, con l’assenza di un qualsiasi affidamento oneroso di controparte da proteggere, ripresentando ancor più marcatamente le questioni che fondano il divieto di donazione di beni futuri.

Inoltre, la giurisprudenza ha affrontato di recente il problema della donazione di bene solo parzialmente altrui, affermando che va rimessa alle Sezioni Unite la questione relativa alla validità di un bene comune indiviso (e parzialmente altrui) trattandosi di stabilire se a tale negozio si estende la comminatoria di nullità prevista dall’art. 771 c.c. per la donazione di beni futuri (v. Cass., sez. II, ord., 23 maggio 2014, n. 11545).

I frutti pendenti

La donazione può avere validamente ad oggetto frutti naturali e civili non ancora separati, per espressa previsione normativa (art. 771 comma 1 c.c.).

Il legislatore ha correttamente esplicitato tale possibilità, perché la qualificazione giuridica dei frutti pendenti e non ancora separati è quella di cosa mobile futura ai sensi dell’art. 820 c.c..

La espressa previsione normativa costituisce una deroga al divieto di donazione di beni futuri e proprio per il suo carattere di eccezionalità si deve ritenere che essa sia applicabile alla sola ipotesi prevista, ovvero quella di frutti già esistenti e ancora pendenti, con esclusione perciò di quelli non ancora venuti a maturazione.

Le universalità di beni

L’art. 771 comma 2 c.c. prevede l’ipotesi in cui oggetto della donazione sia un’universalità di cose e a tal fine detta una disciplina specifica.

La prima osservazione evidente è che non esiste alcun divieto per la donazione di universalità di beni; anzi, la disciplina dettata costituisce una deroga al divieto di donazione di beni futuri. Infatti, qualora il donante si riservi il godimento dell’universalità di beni, è ben possibile che la consistenza dell’insieme muti e gli incrementi successivi, quindi futuri rispetto alla donazione, devono considerarsi ricompresi.

Sotto il profilo tecnico, si deve richiamare una annosa questione: è un’unica donazione con più oggetti ovvero sono più donazioni e precisamente tante quanti sono i beni donati? La questione non è soltanto prettamente teorica, poiché in relazione alla risposta il donatario potrebbe scegliere se accettare solo alcuni beni, accettando le singole donazioni, o invece essere costretto ad accettare tutti i beni ovvero a rinunciarci integralmente. Un’antica giurisprudenza ha statuito di considerare l’atto composto da una pluralità di donazioni, salvo l’accertamento di una diversa ed inequivocabile volontà espressa o implicita delle parti (v. Cass., sent., 9 novembre 1974, n. 3490). In base a tale giurisprudenza, perciò, la deroga al divieto di donazione di beni futuri si manifesta evidente. È, d’altronde, altrettanto palese come tale deroga sia dettata non tanto in relazione alla futurità dei beni, quanto all’unitarietà di destinazione dei beni che compongono un’universalità.

Le prestazioni periodiche

Le donazioni di prestazioni periodiche, evidentemente anche per periodi futuri rispetto al momento della donazione, sono espressamente consentite dall’art. 772 c.c. con il solo limite della morte del donante.

La donazione di prestazioni periodiche rientra nella categoria delle donazioni obbligatorie, con la particolarità che la liberalità è unica al momento della donazione e l’esecuzione della stessa è periodica.

La lettera della norma non esplicita se essa costituisca un’eccezione al divieto di donazione di beni futuri o meno. Chi ne afferma la natura derogatoria, ne desume una lettura restrittiva, in base alla quale le uniche prestazioni periodiche che con certezza possono essere oggetto di donazione sono solamente quelle che abbiano finalità alimentare o comunque di soccorso e supporto, ovvero di beneficenza. In effetti, sussiste il rischio che l’autonomia delle parti, personalizzando in maniera esagerata le prestazioni periodiche possa, attraverso questo negozio, eludere il divieto di cui all’art. 771 c.c..

Casistica

La donazione di un bene non esistente nel patrimonio del donante è nulla anche se il bene esiste in natura

 

La donazione di un bene non esistente nel patrimonio del disponente è nulla. Sebbene, infatti, la nullità della donazione con cui il donante dispone di un diritto altrui, intendendo produrre un effetto traslativo immediato, non sia espressamente comminata da alcuna norma, la conclusione si ricava dalla disciplina complessiva della donazione (v. Cass., sez. II, 5 maggio 2009, n. 10356)

La donazione di bene altrui è nulla ma costituisce titolo idoneo per l’usucapione ex art. 1159 c.c.

 

Quanto precede, peraltro, non esclude che un tale negozio, quando conformato in termini di atto di alienazione, stante l'ignoranza delle parti circa l'alienità della res donata, è suscettibile di fungere da titulus adquirendi ai fini della usucapione abbreviata ai sensi dell'art. 1159 c.c., in quanto il requisito della esistenza di un titolo idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto e non già in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare (v. Cass., sez. II, 5 maggio 2009, n. 10356)

Donazione dell’intero da parte del comproprietario

 

Possono costituire oggetto di donazione solo ed esclusivamente i beni facenti parte del patrimonio del donante al momento in cui viene compiuto l'atto di liberalità, tali non potendosi ritenere quelli di cui il donante sia comproprietario pro indiviso di una quota ideale, giacché può formare oggetto di donazione solo la quota della comunione e non il singolo bene, non essendo il donante titolare esclusivo del bene in suo (esclusivo) possesso (v. Cass., sez. II, ord., 23 maggio 2014, n. 11545)

 

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