Bussola

Disconoscimento di paternità

Sommario

Inquadramento | Presupposti | Legittimazione attiva | Termini dell’azione per padre e madre | Azione proposta dal figlio | Curatore speciale del minore | Legittimazione passiva | Procedimento | Onere della prova | Diritto internazionale privato | Casistica |

 

Quando si verifica una nascita da donna coniugata, l’art. 231 c.c. attribuisce al marito di lei la paternità del nato; a sua volta l’art. 232 c.c. integra la previsione con una presunzione di concepimento durante il matrimonio, quando la nascita avviene dopo che non sono decorsi ancora 300 giorni da una serie di eventi che incidono sul vincolo matrimoniale o sulla convivenza. Si tratta di una duplice presunzione, in forza della quale viene di regola formato l’atto di nascita ai sensi dell’art. 29 d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, di figlio nato all’interno del matrimonio, costitutivo del relativo status; ciò salvo che la donna dichiari il figlio come concepito con persona diversa dal marito, riconoscendolo come nato al di fuori del matrimonio. Il disconoscimento di paternità rappresenta un’azione di stato, finalizzata a superare la presunzione di paternità e, pertanto, a far accertare giudizialmente che il figlio non è stato generato dal marito della madre. Si tratta dell’unico rimedio esperibile, pure nelle ipotesi in cui sia intervenuta declaratoria di nullità del matrimonio tra i genitori (Cass. 8 giugno 2012, n. 9379). La presunzione di paternità si ricollega strettamente all’art. 143 c.c., dove è annoverato, tra i doveri derivanti dal matrimonio, anche quello alla fedeltà (...

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