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Consulenza tecnica d’ufficio

Sommario

Inquadramento | Quando viene disposta la CTU | Chi è il consulente tecnico | Nomina dei consulenti del giudice e delle parti | Attività del consulente | Consulente di parte | Processo verbale dell'attività peritale e valutazione della relazione | Aspetti processuali | Casistica |

Inquadramento

La consulenza tecnica è un mezzo di prova che il giudice dispone quando il sapere tecnico giuridico non è sufficiente a risolvere questioni che richiedono un particolare sapere tecnico scientifico. Egli pertanto a norma degli artt. 61 ss. e 191 ss. c.p.c. nomina un consulente tecnico, formula i quesiti ai quali deve rispondere e fissa l'udienza nella quale il consulente deve comparire.

L'attuale disciplina relativa alla nomina e alle indagini del consulente tecnico è frutto delle modifiche intervenute con la l. 18 giugno 2009 n. 69, che hanno il pregio di avere introdotto, in quello che di fatto è un sub procedimento di consulenza tecnica d'ufficio, il pieno rispetto dei principi costituzionali del diritto di difesa e del contraddittorio.

Il diritto di difesa si realizza con la nomina del consulente tecnico di parte, ma ove la parte non intenda o non possa permettersi di nominare un consulente tecnico, il proprio legale potrà partecipare alle attività peritali (cfr. art. 194 comma 2 c.p.c.).

Il principio del contraddittorio è garantito dalla nuova formulazione dell'art. 195 c.p.c., che prevede che il CTU, espletate le operazioni peritali, trasmetta ai consulenti delle parti costituite la propria relazione, le parti trasmettano al consulente le proprie osservazioni, e infine il CTU depositi in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse, il tutto secondo i termini fissati dal giudice.

È facoltà delle parti richiedere che il giudice disponga la consulenza tecnica, tale richiesta non obbliga però il giudice, il quale può anche disporla d'ufficio.

Una volta che la CTU sia stata disposta e che inizi quindi il sub procedimento di CTU, il processo si sposta dalla stanza del giudice a quella del consulente nominato dal giudice stesso, con un’ampia delega operativa che rischia talvolta di snaturare la natura giuridica delle operazioni peritali. In tale trasferimento dagli Uffici Giudiziari all' ufficio del consulente designato, può accadere, che nelle consulenze psicologiche si entri in un'area esclusivamente clinica e che vengano pretermessi i principi di diritto.

La relazione conclusiva delle operazioni peritali, comprensiva delle osservazioni delle parti, costituirà il fondamento delle decisioni che il giudice dovrà assumere (art. 115 comma 1 c.p.c.).

I diritti alla cui concreta tutela è finalizzato l’accertamento tecnico peritale sono quelli enunciati negli artt. 315-bis c.c., art. 337-ter ss. c.c. e art. 6 l. n. 898/1970 per quanto riguarda il figlio, nell’ art. 156 c.c. per quanto riguarda il diritto del coniuge separato ad ottenere un assegno di mantenimento e nell’art. 5 l. n. 898/1970 per quanto riguarda l’assegno “divorzile”.

Il consulente del quale il giudice si avvarrà per acquisire elementi di valutazione utile alla sua decisione, dovrà anche avere una formazione giuridica, in quanto è necessario che abbia piena consapevolezza della responsabilità che si assume con il giuramento di operare per il perseguimento dei fini di giustizia. 

Quando viene disposta la CTU

Quando l’attività demandata al consulente tecnico consta nell’accertamento di fatti, si tratta di una consulenza percipiente, quando invece consiste nella valutazione di fatti si tratta di una consulenza deducente: la distinzione delimita il suo ambito di applicazione.

È infatti onere della parte dedurre i fatti che pone a fondamento del proprio diritto, tuttavia ove ricorrono questioni in fatto che presuppongono cognizioni di ordine tecnico e non solo giuridico (come ad esempio la divisione in due porzioni della casa familiare) il giudice non potrà che ammettere la CTU.

Nelle vicende familiari la consulenza tecnica viene disposta quando vi è contesa in ordine all'affidamento dei figli minori, all'assegnazione della casa familiare e alla sua divisione, e alla determinazione degli obblighi economici a favore dei figli o di uno dei coniugi: in tali vicende le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza non sono sufficienti a tutelare i diritti in gioco ed è quindi  necessario che il giudice disponga di elementi specifici relativi a quella data situazione che è al suo esame. La famiglia, infatti, a seguito del venire meno di un modello familiare codificato, gestisce un ampio margine di autoregolamentazione, pur non venendo meno il controllo statale sulla vita privata dei cittadini e parallelamente a tale fenomeno si è sviluppata una maggiore sensibilità verso il disagio dei minori di età coinvolti nelle vicende giudiziarie della disgregazione della famiglia. In siffatta realtà la CTU ha quindi la funzione di offrire al giudice gli elementi concreti per la tutela di quel minore, per il cui affidamento i genitori sono in conflitto, attraverso la verifica della responsabilità genitoriale e di come ciascuno di essi sia in grado di attuare i suoi diritti (cfr. art. 315-bis c.c.). 

Oltre allo psicologo, le altre professionalità che intervengono ad arricchire gli elementi di valutazione di cui il giudice deve disporre sono quelle del commercialista, per la ricostruzione della capacità economico-patrimoniale ai fini della corretta quantificazione dell’assegno di mantenimento e dell'architetto/ingegnere/geometra, ove venga assunta la divisibilità della casa familiare, con la finalità di accertare che la divisione sia effettivamente realizzabile con la creazione di due distinte unità abitative del tutto indipendenti ed idonee a salvaguardare ai figli l’habitat domestico goduto in costanza di convivenza matrimonio dei loro genitori (v. Cass. n. 23631/2011; Cass. n. 21334/2013).  

Chi è il consulente tecnico

Il consulente tecnico d'ufficio (CTU) è un professionista iscritto nell'apposito albo dei consulenti tecnici (art. 13 ss. disp. att. c.p.c.); tale previsione non è tuttavia vincolante, egli è nominato dal giudice in quanto tecnicamente esperto in merito ad una questione controversa tra le parti del processo, tuttavia non può sostituirsi all'onere di allegazione e di prova che incombe alle parti.

 

In evidenza

Se il CTU sconfina dai predetti limiti intrinseci conferitogli, tali accertamenti sono nulli per violazione del principio del contraddittorio, e, perciò, privi di qualsiasi valore probatorio, neppure indiziario (Cass., S.U., 4 novembre 1996, n. 9522)

 

Il CTU deve possedere una speciale competenza, ovvero deve spiegare in termini chiari e comprensibili quanto ha potuto osservare, deve sapere spiegare nozioni scientifiche e motivare il proprio iter argomentativo.

Il requisito della speciale competenza tecnica dovrebbe anche estendersi alla formazione giuridica. Infatti, nelle vicende giudiziarie familiari, il diritto e la psicologia hanno il medesimo oggetto di studio, ovvero il comportamento umano, mentre le prospettive di indagine sono nette nella loro diversità.         

 

In evidenza

Il diritto disciplina il comportamento umano con norme che distinguono tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, mentre la psicologia esamina le persone da un punto di vista individuale funzionale, osserva le modalità di funzionamento psichico, ovvero le giustificazioni individuali di un certo tipo di condotta in relazione a variabili personali e ambientali.

Il consulente psicologo dovrà avere una buona conoscenza della normativa di riferimento per la fattispecie osservata, in quanto ciò che avrà osservato determinerà il giudicante ad applicare in quella fattispecie concreta ad es. la modalità di affidamento più utile alla tutela dei diritti in gioco, l'assegnazione della casa familiare, il contributo al mantenimento

 

Una volta ottenuta l'iscrizione nell'albo dei consulenti tecnici, il professionista che venga meno ai doveri di cui all'art. 19 disp. att. c.p.c. è soggetto a procedimento disciplinare; la disciplina appare lacunosa, non prevedendo in maniera esplicita e cogente un controllo sulla permanenza dei requisiti richiesti per essere inserito nell'apposito albo.

Gli incarichi peritali dovrebbero, poi, essere equamente ripartiti tra gli iscritti nell'albo della categoria professionale di interesse.

 

 

 

Nomina dei consulenti del giudice e delle parti

La nomina del consulente tecnico spetta esclusivamente al giudice e può avvenire con ordinanza ai sensi dell'art. 183 comma 7 c.p.c. o con altra successiva ordinanza, anche collegiale; le parti possono, fino all' udienza di precisazione delle conclusioni, farne richiesta: non si tratta di una vera e propria istanza istruttoria in senso tecnico, ma di una sollecitazione affinché il giudice, nell'ambito del suo potere discrezionale, che include anche le proprie conoscenze scientifiche, vi provveda.

L'astensione e la ricusazione del consulente tecnico sono disciplinate nell'art. 192 comma 2 c.p.c..

 

In evidenza

Nelle vicende giudiziarie familiari capita sovente che, a causa del notevole lasso di tempo intercorso tra lo svolgimento di CTU psicologica nel giudizio di primo grado ed il giudizio d'appello, venga disposta la rinnovazione della CTU, al riguardo merita di essere menzionato l'obbligo di astensione che compete al consulente nominato dal giudice di secondo grado quando abbia già svolto lo stesso ruolo nel giudizio di primo grado e l'opportunità per la parte di proporre istanza di ricusazione ai sensi dell'art. 192 c.p.c..

 

La nomina dei consulenti di parte presuppone ovviamente che il giudice abbia nominato un consulente d'ufficio, e può avvenire entro il termine assegnato dal giudice.

Si è molto dibattuto in dottrina e in giurisprudenza se al mancato rispetto del termine, indubbiamente ordinatorio, per la nomina del CTP, conseguano o meno le preclusioni per i termini perentori.

 

Orientamenti a confronto

Mancato rispetto del termine per la nomina del CTP

Il consulente di parte non può più essere nominato dopo la scadenza del termine fissato. La mancata richiesta di proroga del termine per la nomina del CTP, prima della sua scadenza, ha gli stessi effetti preclusivi della decadenza del termine perentorio ed impedisce la concessione di un nuovo termine per la medesima attività.

Cass. 25 luglio 1992, n.8976

 

Il consulente di parte può essere nominato finché non è conclusa l'attività del CTU. La mancata prescrizione del termine per la nomina dei consulenti di parte non importa alcuna sanzione di nullità potendo le parti, al difetto della formalità richiesta dall'art. 201 c.p.c., sempre supplire procedendo alla nomina predetta finché il consulente d'ufficio non abbia concluso la propria attività.  

Cass. 3 marzo 1950, n. 522

 

 

Attività del consulente

Il consulente tecnico deve svolgere le attività contenute nel quesito, dal momento del conferimento dell'incarico fino al deposito in cancelleria dell'elaborato peritale egli dovrebbe esplicitare e condividere con il CTP (se nominato) la metodologia delle attività e, nella CTU psicologica, l’opportunità di somministrare testi alle parti.

Di norma il quesito è formulato in modo sufficientemente dettagliato ed indica quale prima attività che il CTU deve compiere la lettura degli atti, proprio per conoscere i fatti e le prove che le parti hanno portato a supporto delle loro domande.

Molti CTU disattendono tale metodologia sostenendo di non volere essere influenzati da quanto è stato scritto dai difensori delle parti e di preferire apprendere dalle parti direttamente quanto dedotto nel processo e anche di più, ovvero la loro storia personale.

La lettura degli atti comporta invece indubbi vantaggi per il CTU (e per i CTP) in quanto consente di comprendere come ciascuna parte descrive l'altra e racconta la medesima storia familiare, il senso del quesito posto dal giudice.

Il consulente deve contenere il proprio ambito di osservazione entro i confini che il quesito gli indica e non può operare oltre i poteri che gli derivano dal suo ruolo.

Le informazioni che il CTU può acquisire o richiedere direttamente alle parti sono limitate a quelle strettamente necessarie per rispondere al quesito posto dal giudice. Nella prassi giudiziaria spesso si assiste ad un'indebita acquisizione di informazioni attinenti la sfera strettamente personale dei soggetti coinvolti nella CTU e del tutto avulsa ed inutile rispetto al quesito. Tale condotta si pone in violazione all'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo «Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza» qualsiasi ingerenza è legittima solo se necessaria all'ordine pubblico, alla morale o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui.

Per la configurabilità della responsabilità civile del CTU (cfr. art. 64 c.c.) occorre il requisito della colpa grave in ordine al suo operato: egli deve essere responsabile di grave ed inescusabile negligenza o imperizia nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti (Cass. n. 11474/1992).

A norma dell’art. 195 c.p.c il CTU redige relazione scritta delle indagini svolte che deve trasmettere alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice nell’udienza in cui il CTU presta il giuramento (art. 193 c.p.c.) di «bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere al giudice la verità»; è evidente che destinatario dell’invio sarà il CTP, ove nominato, ed in difetto di nomina, l’avvocato costituito.

Le parti, a loro volta ed entro il termine a loro assegnato, trasmetteranno al CTU le proprie osservazioni sulla relazione ed il consulente del giudice dovrà depositare la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione delle stesse, nell’ulteriore termine fissato dal giudice.

Il ruolo che riveste il consulente di parte non è di poco conto, in quanto egli dovrà avere cura, nelle proprie osservazioni svolte alla relazione peritale di indicare in modo specifico e analitico le eventuali doglianze rispetto all’attività espletata dal CTU, stante l’irrilevanza di un semplice divergente punto di vista.

Consulente di parte

Il ruolo di consulente di parte nelle vicende familiari richiede l'assunzione di una posizione di equilibrio ed imparzialità al fine di evitare di appiattirsi sulla linea difensiva del proprio cliente, modalità che vanificherebbe la possibilità per lo stesso di utilizzare la CTU come un percorso di significazione del complesso familiare.

I professionisti iscritti nell'albo dei consulenti del giudice intervengono nelle consulenze tecniche anche in veste di CTP , con un continuo scambio di ruoli davanti allo stesso giudice che inficiano l'autonomia e l'indipendenza che il CTU dovrebbe mantenere nei confronti dell'organo giudicante.

È auspicabile che cessi la possibilità della variazione di ruolo da ctu a ctp e viceversa, in quanto, a tale variazione corrisponde sovente la  variazione dei criteri di analisi , con grave pregiudizio per l’affidabilità scientifica di tale operare.

Processo verbale dell'attività peritale e valutazione della relazione

Dal momento che il CTU, nel conflitto familiare, svolge le operazioni peritali da solo (ovvero senza l'intervento del giudice istruttore), egli non redige di prassi il verbale delle attività svolte nelle singole sessioni peritali, ne' le parti sottoscrivono quanto hanno dichiarato: tutta l'attività svolta è riportata nella relazione finale.

La criticità di tale modalità operativa nello svolgimento della CTU psicologica è il difetto di dati oggettivi, che potrebbe essere facilmente garantita con l'audio-videoregistrazione, strumento che consentirebbe al giudice di risolvere oggettivamente le critiche e le doglianze mosse dalle parti verso l'operato del CTU.

 

In evidenza

Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione (n. 5148/2011 e n. 23063/2009) le valutazioni espresse dal consulente tecnico d'ufficio non hanno efficacia vincolante per il giudice e, tuttavia, egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo il giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del CTU

 

Tali principi non sono però applicabili facilmente alla consulenza psicologica che si basa principalmente su quanto le parti hanno "raccontato" al CTU, il cui reale contenuto non può che essere consacrato in un audio-videoregistrazione.

Tale strumento è tenacemente avversato dalla maggior parte dei consulenti i quali asseriscono:

  • di prendere appunti (con ciò distogliendo l'attenzione dall' ascolto),
  • di potere riferire ai CTP quanto osservato in loro assenza, e in particolare negli incontri con i figli di età minore, negando l'assioma che chi osserva modifica la realtà, non essendo possibile scindere l'oggetto, la relazione osservata dalla struttura mentale dell' osservatore,
  • che la videocamera altererebbe il contesto osservativo, stante l'estraneità dello strumento, dimenticando quanto tali mezzi facciano parte della quotidianità.

Quindi, in difetto della possibilità di potere attingere a dati grezzi, sarebbe ben difficile attuare i principi enunciati dalla Cassazione.

D'altra parte la stessa Corte ha anche consolidato l'orientamento per cui le consulenze di parte costituiscono semplici allegazioni difensive. Ciò sta a significare che il giudice di merito non è tenuto a motivare il proprio dissenso in ordine alle osservazioni contenute nelle stesse, quando ponga a base del proprio convincimento considerazioni incompatibili con le stesse e conformi al parere del proprio consulente, ne' è tenuto, anche a fronte di un'esplicita richiesta di parte, a disporre una nuova consulenza d'ufficio, atteso che il rinnovo dell'indagine tecnica rientra tra i poteri del giudice di merito (v. Cass., 6 maggio 2002, n.6432).

Aspetti processuali

L’avvocato può richiedere che venga disposta CTU fino all'udienza di precisazione delle conclusioni e fin dall’udienza presidenziale può proporre integrazioni e modifiche al quesito che formulerà il giudice.

La nomina del consulente di parte deve avvenire entro il termine fissato dal giudice e ove non sia possibile effettuare la nomina nel termine prestabilito, l'avvocato dovrà, prima della scadenza del termine, chiederne la proroga.

È onere della parte e quindi dell'avvocato produrre nel procedimento tutti gli atti e i documenti che si vuole siano esaminati anche dal CTU: non vale a rispettare il principio del contraddittorio che la produzione avvenga per mano del CTP al CTU; ove ciò accadesse il CTU non potrebbe acquisire e  considerare quelle produzioni.

Durante lo svolgimento delle operazioni peritali, le parti possono presentare al CTU (e al giudice) osservazioni e istanze, per iscritto o a voce.

L'avvocato, nella prima udienza successiva al deposito della relazione in cancelleria, dovrà formulare tutte le eccezioni e contestazioni alla stessa che dovranno essere dedotte in modo specifico affinché siano verificabili (v. Cass. n. 5093/2001, Cass. n. 8406/2014).   

Casistica

Consulenza percipiente e consulenza deducente

 

Laddove un fatto non sia percepibile nella sua intrinseca natura se non con cognizioni o strumentazioni tecniche che il Giudice non possiede, o comunque risulti di più agevole, efficace e funzionale accertamento, ove l’indagine sia condotta da un ausiliario dotato di specifiche cognizioni tecnico-scientifiche, la CTU può costituire una vera e propria fonte oggettiva di prova. In tali casi, ove si è detto la consulenza tecnica d’ufficio costituisce essa stessa fonte oggettiva di prova in quanto diretta ad accertare fatti, si suole parlare di CTU percipiente, per distinguere la figura dalla CTU deducente, ossia dalla tradizionale forma di consulenza destinata a valutare fatti già acquisiti al processo e quindi tendenzialmente eseguita dopo l’espletamento dei mezzi di prova (Cass., sez. I, 10 settembre 2013, n. 20695)

Nullità della CTU

 

 

Ai sensi degli artt. 194 comma 2 c.p.c. e art. 90 comma 1 disp. att. c.p.c., il CTU deve dare comunicazione alle parti costitute di giorno, ora e luogo dell’inizio delle operazioni peritali, pur se non anche del prosieguo delle stesse, laddove esso sia volta a volta fissato nel verbale delle operazioni, posto che incombe sulle parti l’onere di informarsi sulla prosecuzione delle attività peritali stesse; solo invece ove il consulente rinvii le operazioni a data da destinarsi e successivamente le riprenda, vi è l’obbligo di avvertire nuovamente le parti a pena di nullità della perizia (Cass., 2 marzo 2004, n. 4271)

 

L’attività del consulente meramente acquisitiva di elementi emergenti da pubblici registri accessibili a chiunque, così come quella di semplice valutazione di dati in precedenza acquisiti, non integrano vere e proprie indagini tecniche, e pertanto possono essere compiuti senza preventivo avviso alle parti (Cass., n. 5762/2005).

 

La mancanza della comunicazione di inizio operazioni peritali, pur in assenza di apposita e specifica previsione, è unanimemente e concordemente sanzionata con la nullità, in base al generale principio di cui all’art. 156 comma 2 c.p.c., per violazione del principio del contraddittorio, con conseguente inutilizzabilità della perizia e sua mancanza di valore probatorio anche indiziario (Cass. n. 343/1994).

Tale sanzione di nullità, tuttavia, è temperata da due correttivi. Da un lato, proprio in ragione della lettera dell’art. 156 commi 2 e 3 c.p.c., la nullità non può essere pronunciata se l’atto ha raggiunto il suo scopo, e quindi se si dimostra che la parte non ha subito un effettivo pregiudizio al suo diritto di difesa, avendo comunque avuto notizia dell’inizio delle attività o comunque avendovi partecipato (Cass., n. 22653/2011). Dall’altro lato, trattasi comunque di nullità relativa, come peraltro relative sono tutte le nullità riguardanti l’espletamento della CTU, con la conseguenza che, ai sensi dell’art. 157 c.p.c., ne resta precluso il rilievo, e l’invalidità rimane sanata, se l’eccezione non viene sollevata nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione, ovvero, nel caso del contumace, nel suo atto di costituzione (Cass. n. 1744/2013)

 

Non dà luogo a nullità, non essendo la stessa sanzione espressamente prevista, ma solo ad irregolarità, la violazione dell’art. 195 comma 2 c.p.c., che impone al CTU di inserire nella relazione anche le osservazioni e le istanze delle parti (Cass. n. 5897/2011); e parimenti non vi è nullità nemmeno nel caso di omessa verbalizzazione delle operazioni, essendo sufficiente la loro descrizione nella relazione (Cass. n. 15/2003).

Ausilio di collaboratori da parte del CTU

Il CTU può, anche senza l’espressa autorizzazione del Giudice, avvalersi dell’ausilio di collaboratori e specialisti per il compimento di particolari indagini o l’acquisizione di elementi di giudizio. La frequente prassi di richiedere comunque al Giudice tale autorizzazione, che si ribadisce non risulta necessaria sotto il profilo strettamente giuridico, si spiega, nel caso la collaborazione stessa comporti un aggravio di spesa, con la ragione pratica di evitare che in sede di liquidazione delle spettanze non venga riconosciuta come rimborsabile tale spesa ex art. 56 d.P.R n. 115/2002. Ove vi sia l’ausilio di collaboratori, resta inteso che il CTU deve valutare la loro opera, assumendosene la responsabilità giuridica, scientifica e morale, laddove trasfonda i risultati di tali collaborazioni nella propria relazione; e comunque, l’attività del collaboratore non può essere integralmente sostitutiva di quella del CTU (Cass. n. 16471/2009)

Valore probatorio degli accertamenti e delle risposte fornite dal consulente oltre l’ambito dei

quesiti affidatigli

Si parla di argomenti di prova, ed in particolare di prova atipica, non dubitandosi della possibilità per il giudice del merito di trarre elementi di convincimento anche dalla parte della consulenza d’ufficio eccedente i limiti del mandato, ma non sostanzialmente estranea all’oggetto dell’indagine in funzione della quale è stata disposta (Cass. n. 11594/2006)

La consulenza economica – patrimoniale per la ricostruzione dei redditi complessivi della parti e delle complessive situazioni patrimoniali, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento

Nell’ipotesi di separazione personale tra coniugi (uno dei quali, il marito, molto abbiente, a differenza della moglie, proveniente da una famiglia di ricchi imprenditori, ma titolare solo di una piccola caratura immobiliare) con una figlia minore affidata ad entrambi, in cui debba essere quantificato l’assegno di mantenimento in favore della minore e l’assegno destinato a garantire al coniuge meno abbiente un tenore di vita non dissimile dal tenore goduto in costanza di convivenza, è opportuno – per l’accertamento dei redditi e dei valori immobiliari e mobiliari, e la quantificazione degli assegni – che il Giudice autorizzi il CTU, avvalendosi di un tecnico statistico e tenendo conto dell’avvenuta assegnazione della casa familiare alla madre, prevalentemente domiciliataria della minore, a stimare: il presumibile livello di spesa della famiglia prima della separazione, sulla base del reddito complessivamente desumibile, come dal CTU ricostruito, e di opportune ipotesi, formulabili a livello statistico ed aventi un’attendibilità elevata nella rappresentazione dei comportamenti, mediamente verificabili, riguardanti il rapporto tra reddito, spesa per consumi e risparmio; il conseguente tenore di vita del nucleo familiare in costanza di convivenza; il tenore di vita che risulterebbe ai due nuclei familiari originati dalla separazione qualora ciascun componente mantenesse la totale disponibilità dei propri redditi, come dal CTU accertati; un ambito entro il quale possa essere stabilita la misura del mantenimento (distinguendo tra coniuge e prole) da porsi a favore della figlia e del coniuge economicamente forte, in modo da consentire ai due nuclei familiari conseguenti alla separazione, e specificamente alla minore, la conservazione di un tenore di vita non dissimile da quello goduto in costanza di convivenza, se compatibile con il reddito attuale complessivamente disponibile, oppure il più vicino possibile a questo, ma tale da garantire ai due nuclei familiari un tenore di vita analogo tra loro; la ripartizione dell’assegno per categoria di spese, individuando, sulla base di opportune indagini statistiche, la ripartizione dell’assegno fra le voci di spesa (Trib. Firenze 12 ottobre 2007).

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