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Casa familiare: assegnazione

Sommario

Inquadramento | Collocazione della norma | Natura e oggetto del diritto (diritti sottostanti e immobili assegnabili) | Assegnazione parziale e mancata assegnazione | Corollari dell'assegnazione | Valore economico dell'assegnazione | Costi di gestione della casa assegnata (spese e imposte) | Migliorie apportate all'abitazione | Conseguenze dell'assegnazione | Cessazione della assegnazione |

 

L'assegnazione della casa familiare è disciplinata dall'art. 337-sexies c.c., secondo cui «il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli». Si tratta pertanto di un istituto volto alla tutela dei figli, ancorché il destinatario della assegnazione sia un genitore. Dopo un primo contrasto giurisprudenziale poi risolto (Cass. civ., S.U., 28 ottobre 1995, n. 11297), è ormai pacifico sia in dottrina sia in giurisprudenza che si possa procedere ad assegnazione solamente se vi sono figli conviventi, siano essi minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti economicamente, e che di conseguenza, in assenza di figli, non possa ottenere l'assegnazione il coniuge economicamente più debole, quale forma di prestazione in natura, ancorché parziale, del mantenimento (per tutte Cass., civ., sez. I, 18 settembre 2013, n. 21334).   In evidenza La norma è applicabile ai rapporti tra genitori e figli, siano essi nati dal matrimonio o fuori di esso. Tutti i figli indistintamente, pertanto, hanno diritto all'assegnazione della casa familiare in caso di cessazione della convivenza dei loro genitori, a prescindere dal fatto che questi siano o meno sposati

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