Bussola

Assegno per il nucleo familiare

18 Settembre 2019 | , ,

Sommario

Inquadramento | Assegno per il nucleo familiare. Destinatari | Requisiti e misura dell’assegno per nucleo familiare | Diritto all’assegno per il nucleo familiare nei casi di separazione legale o divorzio | Separazione legale o divorzio con affidamento condiviso della prole | Separazione legale o divorzio con affidamento esclusivo della prole | Separazione e divorzio o scioglimento dell'unione civile con affidamento della prole e modalità per la determinazione e percezione dell’assegno | Figli riconosciuti da entrambi i genitori. Corresponsione assegno | Altre cautele disposte per tutelare i nuclei familiari in stato di bisogno |

Inquadramento

L’assegno per il nucleo familiare, istituito e regolato dall’art. 2, d.l. 13 marzo 1988, n. 69 (convertito con modifiche nella l. 13 maggio 1988, n. 153), consiste in una prestazione di natura assistenziale volta a fornire un sostegno economico alle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati da lavoro dipendente che risultano bisognose sul piano finanziario. Esso è attribuito in maniera differenziata in rapporto al numero dei componenti ed al loro reddito. Per la composizione del nucleo familiare e la determinazione del relativo reddito si tiene conto non solo dell’eventuale presenza in famiglia di soggetti inabili, ma anche delle situazioni di separazione legale e divorzio dei coniugi. 

Assegno per il nucleo familiare. Destinatari

L’assegno per il nucleo familiare (ANF), istituito con d.l. n. 69/1988,spetta unicamente ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori dipendenti agricoli, ai lavoratori domestici, ai lavoratori iscritti alla gestione separata dei lavoratori autonomi (v. art. 59, comma 16, l. 27 dicembre 1997, n. 449 - art. 80, comma 12, l. 23 dicembre 2000, n. 388 - art. 5, d.m. 4 aprile 2002), ai titolari di pensioni (a carico del fondo pensioni lavoratori dipendenti e dei fondi speciali), ai titolari di prestazioni previdenziali ed ai lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

L’assegno spetta ai lavoratori delle categorie sopra citate italiani, dell’Unione europea (Reg. (CE) 29 aprile 2004, n. 883 come modificato dal Reg. (CE) 16 settembre 2009, n. 988 e Reg. di applicazione (CE) 16 settembre 2009, n. 987 relativi al coordinamento dei sistemi nazionali di sicurezza sociale – disposizioni in materia di prestazioni familiari e circolari INPS di coordinamento 1 luglio 2010 n. 82, del 2 luglio 2010 n. 86 e del 6 agsoto 2012 n. 104) e stranieri, dipendenti da aziende italiane operanti in Italia o all’estero e ai titolari di prestazioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

I lavoratori extracomunitari hanno diritto all'erogazione dell’assegno per i familiari residenti in Italia mentre, se residenti all’estero, solo qualora il paese di provenienza riservi un trattamento di reciprocità ai cittadini italiani o sia stata stipulata convenzione internazionale in materia di trattamenti di famiglia (art. 2, comma 6-bis, d.l. 13 marzo 1988 n. 69).

Sono esclusi, invece, dalla prestazione i soggetti non espressamente menzionati dall’art. 2, comma 1, d.l. n. 69/1988 tra i soggetti beneficiari dell’assegno per il nucleo familiare, ossia i coltivatori diretti, coloni, mezzadri, piccoli coltivatori diretti e i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri), ai quali continua ad applicarsi la normativa sugli assegni familiari di cui al d.P.R. 30 maggio 1955, n. 797, e delle quote di maggiorazione di pensione di cui al d.l. 14 luglio 1980, n. 314

Oltre all’istituto dell’assegno di cui alla presente trattazione, il nostro ordinamento conosce un’ulteriore forma di tutela previdenziale a sostegno delle famiglie, quale l’assegno per nuclei familiari numerosi: tale assegno, istituito e regolato dall’art. 65, l. 23 dicembre 1998, n. 448, è concesso dai comuni ed erogato dall’INPS a favore dei nuclei familiari con almeno tre figli minori, composti da cittadini italiani e dell'Unione europea residenti in Italia, da cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo nonché dai familiari non aventi la cittadinanza di uno stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente (art. 13 l. 6 agosto 2013, n. 97 recepimento direttiva 2003/109/CE – procedura d’infrazione 2013/4009) che risultino in possesso di determinati requisiti previsti per legge.

Tale beneficio è previsto altresì a favore dei cittadini stranieri rifugiati politici o titolari dello status di protezione sussidiaria (art. 27 d.lgs. 19 novembre 2007, n. 251 e circolare INPS 22 gennaio 2010, n. 9).

Inoltre il comma 599 della l. 11 dicembre 2016 n. 232 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019) ha istituito un fondo per l’incremento degli assegni al nucleo familiare da erogarsi ai cittadini italiani lavoratori in un paese membro dell’Unione europea, che abbiano quattro o più figli. Le modalità e i criteri di erogazione sono stati demandati ad un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Requisiti e misura dell’assegno per nucleo familiare

In forza dell’art. 2, comma 2, d.l. n. 69/1988, l’importo dell’assegno per il nucleo familiare è calcolato tenendo conto della tipologia del nucleo medesimo, del numero dei componenti e del relativo reddito complessivo.

Ai fini della normativa sull’assegno di cui alla presente trattazione il nucleo familiare è composto dai coniugi, anche se non conviventi, con esclusione di quello legalmente ed effettivamente separato, o dalle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (art. 1 comma 20 l. 20 maggio 2016 n. 76), dai figli minori conviventi o meno e, solo previa autorizzazione dell’INPS, dai figli maggiorenni inabili purché non coniugati o uniti civilmente, dai figli, studenti o apprendisti, di età compresa tra 18 e 21 anni se facenti parte di “nuclei numerosi” (ovverosia nuclei con almeno 4 figli tutti minori di 26 anni), dai fratelli e sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, che siano orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti, non siano coniugati o parti di un unione civile, nonché dai nipoti in linea retta, minori, viventi a carico dell’ascendente (cfr. art. 2, d.l. n. 69/1988art. 1, comma 11, l. 27 dicembre 2006, n. 296; Circolare INPS n. 195 del 4 novembre 1999; Circolare INPS n. 146 del 23 luglio 2001). Concorrono, inoltre, alla formazione del nucleo familiare gli equiparati ai figli nati nel matrimonio o di un'unione civile, o nell’ambito di un’unione civile intendendosi per tali i figli adottivi e gli affiliati, i figli nati fuori dal matrimonio legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, quelli nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge o dell'altra parte dell'unione civile, nonché i minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norma di legge (combinato disposto art. 2, d.l. n. 69/1988 e art. 38, d.P.R. 26 aprile 1957n. 818).

Si distinguono, dunque, diverse tipologie di nuclei familiari a seconda dei soggetti che ne fanno parte e che danno diritto a percepire l’assegno di cui alla presente trattazione: per esempio, nuclei familiari con entrambi i coniugi e almeno un figlio minore; nuclei familiari formati da due parti di un’unione civile e almeno un figlio minore di una delle due parti; nuclei familiari con entrambi i coniugi e senza figli; nuclei familiari formati da due parti di un’unione civile senza figli; nuclei familiari con un solo genitore ed almeno un figlio minore oppure ancora nuclei monoparentali in cui il richiedente sia celibe\nubile, separato\a, divorziato\a, vedovo\a, straniero\a con coniuge, o l’altra parte dell’unione civile, residente in un Paese estero non convenzionato, non vi siano figli ma sia presente almeno una sorella, fratello o nipote. Le diverse tipologie di nuclei familiari, enucleate sulla base delle indicazioni contenute nel d.l. n. 69/1988, risultano, dunque, beneficiarie dell’assegno di cui si discute. Così, ricorrendo i requisiti di reddito più avanti descritti, ad esempio, l’assegno spetterà al lavoratore dipendente per il coniuge o per l’altra parte di un’unione civile, anche se la coppia non ha figli, oppure per il figlio minore sia nel caso di coppia di genitori sia nel caso di genitore singolo.

Alla condizione di coniuge è equiparata quella di parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso di cui alla l. 20 maggio 2016 n. 76 art. 1, commi 2-35, oggetto del messaggio INPS 21 dicembre 2016, n. 5171. Con la circolare n. 84 del 5 maggio 2017 l’INPS ha chiarito e dettagliato che la disciplina nell’assegno per il nucleo familiare nel caso di unione civile è equiparata a quella del nucleo familiare coniugale. Nella circolare per il caso particolare in cui il nucleo sia formato da le parti di un’unione civile e figli di una delle due parti nati dopo l’unione l’assegno potrà essere erogato “allorché il figlio sia stato inserito all’interno dell’unione civile, anche mediante il procedimento descritto dall’art. 252 c.c.” rubricato ‘affidamento del figlio nato fuori del matrimonio e suo inserimento nella famiglia del genitore’.

Il reddito da prendere in considerazione per la concessione e determinazione dell’importo mensile dell’assegno di cui alla presente trattazione è dato dalla somma dei redditi conseguiti dai componenti il nucleo familiare nell'anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno ed ha valore per la corresponsione dell'assegno fino al 30 giugno dell'anno successivo.

Nel caso di conviventi di fatto che abbiano stipulato contratto di convivenza di cui all’art. 1 comma 50 l. 76/2016 il reddito del nucleo sarà calcolato complessivamente come per i nuclei familiari coniugali qualora dal contratto risulti chiaramente l’apporto economico di ciascun convivente alla vita in comune (Circolare INPS n. 84 del 5 maggio 2017).

Alla determinazione del reddito concorrono i redditi assoggettabili ad IRPEF al lordo delle detrazioni d'imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali, i redditi esenti da imposta o soggetti alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva, se superiori complessivamente a € 1.032,91. Non si computano nel reddito, tra gli altri, il trattamento di fine rapporto e le anticipazioni sul trattamento stesso, nonché l'assegno di cui si discute in questa sede. In base all’art. 2, comma 10, d.l. n. 69/1988, infine, l’assegno per il nucleo familiare non può essere riconosciuto al richiedente se la somma dei redditi da lavoro dipendente, da pensione o da altra prestazione previdenziale derivante da lavoro dipendente, sia inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare (v. Cass. civ., sez. lav., 17 aprile 2014, n. 8973).

livelli di reddito familiare vengono pubblicati annualmente dall’INPS con apposita circolare. Le tabelle contenenti i livelli reddituali sono diversificate per ciascuna tipologia di nucleo familiare ed aumentate per quei nuclei sensibili e meritevoli di maggior tutela (per esempio, nuclei monoparentali o con componenti inabili).

Per garantire il corretto calcolo dell’importo dell’assegno, per assicurare una maggiore aderenza alla normativa in materia di protezione dei dati personali, nonché al fine di evitare abusi o uso scorretto dello strumento (come ad esempio genitori che presentano entrambi la domanda per lo stesso nucleo, attestazioni non veritiere o non aggiornate sulla composizione familiare o sui redditi), come illustrato nella circolare INPS 22 marzo 2019 n. 45, dal 1 aprile 2019, le nuove domande per l’assegno per il nucleo familiare dei lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo e dal 1 luglio quelle per i successivi rinnovi, dovranno essere trasmesse direttamente all’INPS esclusivamente in modalità telematica e nello stesso modo sarà possibile modificare la propria condizione familiare o di reddito. Infatti tutte le modifiche (domande di variazione) riguardanti il reddito e/o la composizione del nucleo familiare (es. la nascita di un figlio) ovvero il sopraggiungere di situazioni che comportano l’applicazione di una nuova  tabella dei livelli di reddito (es. l’insorgenza di inabilità) devono essere opportunamente segnalate telematicamente ad INPS.

 

Diritto all’assegno per il nucleo familiare nei casi di separazione legale o divorzio

La separazione e il divorzio, nonché lo scioglimento dell’unione civile, nel caso di coppia senza figli, non dà diritto alla erogazione dell’assegno per nucleo familiare ed il sopravvenire della separazione legale, del divorzio o dello scioglimento dell’unione civile fa venire meno in capo al lavoratore dipendente che lo percepiva, la titolarità del medesimo.

Separazione legale o divorzio con affidamento condiviso della prole

Nel caso di separazione legale o divorzio con affidamento condiviso della prole il diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare spetta ad entrambi i genitori affidatari

Si ritiene che a tale situazione debbano essere equiparati i casi di scioglimento dell’unione civile in cui, in seguito a provvedimento dell’autorità giudiziaria, una parte dell’unione civile avesse adottato i figli dell’altra o tutti i casi in cui lo scioglimento riguardi parti dell’unione civile che risultino entrambi genitori dei figli del nucleo familiare.

Come argomentato dall’INPS ancora prima dell’introduzione della figura dell’affido condiviso (l. 8 febbraio 2006, n. 54), infatti, « Nei casi di affidamento congiunto dei figli concesso ad entrambi i genitori, separati legalmente o divorziati,non è possibile procedere all'accertamento del nucleo facente capo ad un solo coniuge affidatario, potendo ritenersi per entrambi i coniugi affidatari sussistenti le condizioni per l'esercizio del diritto alla corresponsione dell'assegno e non ostando a tal fine la residenza anagrafica dei minori con uno soltanto dei genitori. Ciò anche in considerazione del fatto che la l. n. 153/1988 sopra citata ha eliminato il criterio della convivenza come elemento discriminante per l'accertamento del diritto alla prestazione di cui trattasi» (circolare INPS n. 210 del 7 dicembre 1999).

Immediatamente dopo la riforma del 2006 (l. n. 54/2006), con Messaggio INPS n. 12791 del 2 maggio 2006, l’INPS ha provveduto a definire, prendendo spunto dalle istruzioni impartite sull’argomento nella già citata circolare INPS n. 210 del 7 dicembre 1999, i criteri per il riconoscimento del diritto all’assegno per il nucleo familiare nei casi di affidamento condiviso della prole. In particolare:

  1. nel caso in cui i figli restino affidati ad entrambi i genitori, essi hanno titolo entrambi a chiedere la prestazione;
  2. l’individuazione di chi tra i due effettuerà la richiesta di autorizzazione alla corresponsione dell’assegno è determinata da un accordo tra le parti;
  3. in mancanza di tale accordo, l’autorizzazione alla percezione della prestazione familiare è accordata al genitore con il quale il figlio risulta convivente in base a quanto previsto dall’art. 9, l. 9 dicembre 1977, n. 903 (il quale risulta abrogato dall’art. 57, d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198, Codice delle pari opportunità tra uomo e donna. Oggi il riferimento è da intendersi all’art. 30, comma 3, d.lgs. n. 198/2006 appena citato, il quale recita: «Gli assegni familiari, le aggiunte di famiglia e le maggiorazioni delle pensioni per familiari a carico possono essere corrisposti, in alternativa, alla donna lavoratrice o pensionata alle stesse condizioni e con gli stessi limiti previsti per il lavoratore o pensionato. Nel caso di richiesta di entrambi i genitori gli assegni familiari, le aggiunte di famiglia e le maggiorazioni delle pensioni per familiari a carico debbono essere corrisposti al genitore con il quale il figlio convive»).

A prescindere dalla possibilità per entrambi i genitori affidatari di richiedere la prestazione, occorre richiamare in questa sede il recente orientamento fatto proprio dalla giurisprudenza di merito, orientata nel senso di ritenere che «la ratio della norma (art. 2, d.l n. 69/1988 n.d.r.) sia quella di garantire un supporto al nucleo familiare, ragion per cui gli assegni non possono che spettare al genitore con il quale i figli minori convivono e ciò anche nell’ipotesi in cui sia stato disposto dal Tribunale l’affidamento condiviso (…) In caso di affidamento condiviso, la coabitazione della prole minore d’età con il genitore c.d. collocatario determina che sia questi il soggetto legittimato alla percezione degli assegni familiari» (Trib. Nocera Inferiore, sez. I, 9 ottobre 2013). L’assegno al nucleo familiare va, dunque, attribuito al coniuge che tiene con sé i figli (coniuge collocatario dei minori).

 

Separazione legale o divorzio con affidamento esclusivo della prole

Diverso il caso della separazione legale, del divorzio o dello scioglimento dell'unione civile con affidamento esclusivo della prole. In tal caso, all’istituto dell’assegno di cui alla presente trattazione deve ritenersi applicabile, seppure con alcuni necessari adattamenti, la norma di cui all’art. 211, l. 19 maggio 1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia), in forza del quale: « Il coniuge, cui i figli sono affidati, ha diritto in ogni caso a percepire gli assegni familiari per i figli, sia che ad essi abbia diritto per un suo rapporto di lavoro, sia che di essi sia titolare l’altro coniuge». In base all’art. 1 comma 20 l. n. 76/2016 le disposizioni contenenti le parole “coniugi” o “coniuge” si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

In applicazione della norma appena richiamata, il diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare spetta, dunque, al genitore affidatario sia come titolare di una posizione giuridica protetta (lavoratore, pensionato, ecc.), sia quando egli non abbia diritto all’assegno per un suo rapporto di lavoro, ma fruisca della medesima tutela accordata all’altro coniuge o all’altra parte dell’unione civile (v. Cass. civ., sez. I, 1° dicembre 2011, n. 25707).

Si riportano di seguito i criteri per il riconoscimento del diritto all’assegno per il nucleo familiare nei casi di affidamento esclusivo definiti con la Circolare INPS n. 48 del 19 febbraio 1992 dovendosi tuttavia (ex art. 1 comma 20 l. n. 76/2016 ritenere che le disposizioni che si riferiscono al matrimonio o contenenti le parole “coniuge” o “coniugi” si applichino anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso:

:

  1. il coniuge affidatario titolare di una posizione tutelata (rapporto di lavoro, pensione, ecc.) è titolare esclusivo del diritto a percepire l'assegno per il nucleo familiare di cui fa parte insieme ai figli a lui affidati;
  2. il coniuge affidatario, che non è titolare di una propria posizione protetta, esercita il diritto all'assegno per il proprio nucleo familiare sulla base della posizione tutelata dell'altro coniuge legalmente ed effettivamente separato o divorziato a norma del citato art. 211, l. n. 151/1975;
  3. dal canto suo l’altro coniuge o ex coniuge ha diritto a percepire l'assegno solo se ha un suo nucleo (ad esempio, nel caso in cui i figli non siano stati affidati ad un solo genitore, ma alcuni anche all'altro). L’ammontare dell’assegno è calcolato in rapporto alla composizione del nucleo ed al relativo reddito complessivo;
  4. in caso di nuovo matrimonio del coniuge affidatario divorziato, viene meno il diritto per quest’ultimo di percepire l'assegno sulla base della posizione tutelata dell'ex coniuge ex art. 211, l. n. 151/1975. Nel momento in cui il coniuge affidatario contrae un nuovo matrimonio, egli costituisce, insieme al nuovo coniuge ed ai figli nati dal precedente matrimonio, un nuovo nucleo familiare tutelato ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 6, d.l. n. 69/1988. In tal caso il diritto a percepire l’assegno sorge solo se il nuovo coniuge si trova in una posizione che dà diritto all'assegno, e l’ammontare della prestazione è calcolato in rapporto al numero dei componenti il nuovo nucleo e ai relativi redditi. Se invece il nuovo coniuge non si trova nella predetta posizione giuridica, così come non vi si trova il coniuge affidatario, l’assegno non può essere corrisposto.

 

Separazione e divorzio o scioglimento dell'unione civile con affidamento della prole e modalità per la determinazione e percezione dell’assegno

Con riguardo ai requisiti per la determinazione dell’assegno per nucleo familiare, si riporta in questa sede l’orientamento giurisprudenziale corrente, il quale, pur facendo riferimento al solo regime di affidamento esclusivo, a parere di chi scrive, deve ritenersi applicabile per analogia anche al regime dell’affidamento condiviso.

Secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato sul punto, il reddito da tener presente ai fini dell’ammontare dell’assegno è quello del nucleo familiare effettivo, il quale risulta composto, nell’ipotesi di affidamento esclusivo, dal coniuge o parte dell’unione civile affidatari e dai figli, con esclusione del coniuge legalmente separato o divorziato, o della parte dell’unione civile sciolta anche se titolare del diritto alla corresponsione (v. Cass. civ., sez. lav., 9 settembre 2003, n. 13200). Il reddito del genitore non affidatario viene in considerazione solo per stabilire il diritto all’erogazione della provvidenza assistenziale; una volta stabilita la spettanza dell’assegno, l’ammontare viene determinato sulla base del reddito del nucleo familiare dell’altro genitore affidatario (v. Cass. civ., sez. lav., 30 marzo 2015, n. 6351). Nel caso di affidamento condiviso, ugualmente, pare logico ritenere, in assenza di indicazioni in senso contrario provenienti dai giudici o dalla legge, che il reddito da tener presente è quello del nucleo composto dal genitore collocatario e dai figli, mentre il reddito del genitore non collocatario verrebbe in considerazione, anche in questo caso, solo per stabilire il diritto all’erogazione dell’assegno.

In ogni caso, l’assegno di cui si discute va rapportato, oltre che al reddito del nucleo familiare, anche al numero dei relativi componenti. Così nel caso in cui i figli della coppia separata, divorziata o sciolta non siano tutti affidati/collocati ad un solo genitore, ma alcuni anche all’altro, ciascuno dei genitori esercita il diritto a percepire l’assegno nella sua qualità di affidatario/collocatario relativamente al numero dei figli a lui affidati/collocati.

Si precisa, da ultimo, come l’importo dell’assegno per il nucleo familiare non debba essere computato nell'ammontare del contributo per il mantenimento dei figli fissato a carico dei coniugi o delle parti dell'unione civile, ovverosia l’ammontare del contributo deve essere determinato indipendentemente dall’assegno, salvo che sia diversamente stabilito in modo espresso negli accordi di separazione. Diverso il caso degli assegni familiari per il coniuge o per la parte dell'unione civile, che possono concorrere, viceversa, alla determinazione del contributo per il mantenimento. Come recentemente affermato dalla Suprema Corte: « il coniuge affidatario del figlio minorenne ha diritto, ai sensi dell'art. 211 della legge 19 maggio 1975 n. 151, a percepire gli assegni familiari corrisposti per tale figlio all'altro coniuge in funzione di un rapporto di lavoro subordinato di cui quest'ultimo sia parte, indipendentemente dall'ammontare del contributo per il mantenimento del figlio fissato in sede di separazione consensuale omologata a carico del coniuge non affidatario, salvo che sia diversamente stabilito in modo espresso negli accordi di separazione. Gli assegni familiari per il coniuge, consensualmente o giudizialmente separato invece, in mancanza di una previsione analoga al citato art. 211 l. 19 maggio 1975 n. 151, spettano al lavoratore, cui sono corrisposti per consentirgli di far fronte al suo obbligo di mantenimento ex artt. 143, 156 c.c., con la conseguenza che, se nulla al riguardo è stato pattuito dalle parti in sede di separazione consensuale (ovvero è stato stabilito dal giudice in quella giudiziale),deve ritenersi che nella fissazione del contributo per il mantenimento del coniuge si sia tenuto conto anche di questa particolare entrata» (Cass., sez. VI, 23 maggio 2013, n. 12770).

Figli riconosciuti da entrambi i genitori. Corresponsione assegno

La Circolare INPS n. 36 del 19 marzo 2008 ha riconosciuto che il diritto all’assegno per il nucleo familiare ha un radicamento nel soggetto lavoratore dipendente a prescindere dall’esistenza o meno di un rapporto di coniugio tra i genitori. Da ciò consegue che, in caso di figli nati fuori dal matrimonio legalmente riconosciuti da entrambi i genitori (coloro che, prima della revisione delle disposizioni in materia di filiazione realizzata con il d.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, erano definiti figli naturali), a cui devono essere equiparati i figli riconosciuti tali in un'unione civile, il genitore convivente con la prole ha un diritto proprio ad usufruire dell’assegno per il nucleo familiare in relazione al rapporto di lavoro dell’altro genitore non convivente. La prestazione dovrà essere però determinata in base ai redditi del genitore convivente con il minore.

In questo senso si è espressa anche la Suprema Corte: «Il diritto all'assegno per il nucleo familiare compete anche in relazione ai figli riconosciuti nati nell'ambito di una coppia di fatto (…). Le coppie di fatto, ora “conviventi di fatto” (art. 1 comma 36 l. n. 76/2016) hanno diritto agli assegni familiari per i figli naturali (n.d.r. ora figli nati fuori dal matrimonio) a carico richiedendo la normativa sull’assegno la condizione di figlio naturale  riconosciuto ma non necessariamente l’inserimento nella famiglia legittima» (Cass. civ., sez. lav., 18 giugno 2010, n. 14783). 

 

ORIENTAMENTI A CONFRONTO: DIRITTO A PERCEPIRE ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE

Affidamento esclusivo: il genitore affidatario percepisce l’assegno per il nucleo familiare anche se titolare della posizione tutelata è l’altro genitore

Cass. civ., sez. lav., 9 settembre 2003, n. 13200

Affidamento condiviso: l’assegno per il nucleo familiare spetta al genitore collocatario

Trib. Nocera Inferiore, sez. I, 9 ottobre 2013

Non spetta l’assegno per il nucleo familiare al cittadino italiano che all’estero ha contratto matrimonio con persona dello stesso sesso

Non spetta l’assegno per il nucleo familiare al cittadino italiano che all’estero ha contratto matrimonio con persona dello stesso sesso, in quanto non può riconoscersi a tale cittadino lo status di persona coniugata (Trib. Milano, 12 luglio 2013)

Dopo la legge 76/2016 il matrimonio contratto all’estero  con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana.

Posto che gli art. 32-bis ss. l. 218/95 e, più in generale, la l. 76/2016 e i successivi decreti di attuazione si applicano anche ai matrimoni contratti all'estero prima della loro entrata in vigore, l'atto di matrimonio contratto all'estero da due persone dello stesso sesso: a) se i contraenti sono entrambi stranieri, può essere trascritto come tale, pur se nel registro delle unioni civili, conservando l'efficacia originaria; b) di contro, se i contraenti sono entrambi italiani, o l'uno italiano e l'altro straniero, non può essere trascritto come tale, ma si converte, e può essere trascritto nel relativo registro, in unione civile, acquisendone gli effetti. Cass. civ., sez. I, 14 maggio 2018, n. 11696.

Divieto di cumulo di assegni per il nucleo familiare

«La relazione parentale tra la figlia naturale (n.d.r. ora figlia nata fuori dal matrimonio) riconosciuta ed i genitori (non legati tra loro da coniugio e, quindi, non facenti parte dello stesso nucleo familiare) potrebbe astrattamente condurre all’identificazione di due nuclei familiari dei quali la figlia verrebbe a far parte contemporaneamente». L’apparente anomalia trova una sua composizione nel divieto di cumulo di prestazioni sancito dall'art. 2, comma 8-bis, d.l. n. 69/1988, a norma del quale per lo stesso nucleo familiare non può essere concesso più di un assegno; per i componenti del nucleo familiare al quale l'assegno è corrisposto,  tale prestazione non è compatibile con altro assegno o diverso trattamento di famiglia a chiunque spettante. Qualora per la figlia, quale componente del nucleo familiare cui l'assegno è corrisposto, dovesse prospettarsi in astratto la corresponsione di analoga prestazione nel nucleo facente capo all'altro genitore, opererebbe automaticamente la preclusione per uno dei due trattamenti a lei riferibili (Cass. civ., sez. lav., 7 aprile 2000, n. 4419)

Figli nati more uxorio: diritto all’assegno per lavoratore coniugato formalmente con altra persona

«La normativa sull’assegno richiede la condizione di figlio naturale (n.d.r. ora figlio nato fuori dal matrimonio) riconosciuto», non necessariamente l’inserimento nella famiglia  configurata da matrimonio. Il lavoratore, coniugato formalmente con altra persona, ha diritto a percepire l’assegno per i figli avuti dalla convivente se legalmente riconosciuti, minori di età e conviventi (Cass. civ., sez. lav., 18 giugno 2010, n. 14783)

Altre cautele disposte per tutelare i nuclei familiari in stato di bisogno

La l. 28 dicembre 2015 n. 208 (Legge di Stabilità 2016) ha istituito un fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno (art. comma 414) ed ha stabilito una specifica cautela per il coniuge che si trovi in stato di bisogno e che non sia in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli conviventi minori o maggiorenni portatori di handicap gravi. Il comma 415 prevede infatti che, nel caso in cui  il coniuge separato onerato del pagamento dell’assegno di mantenimento ex art. 156 c.c., ometta di versarlo all’altro coniuge quest’ultimo, qualora si trovi nella situazione di bisogno di cui sopra, possa fare un’apposita istanza (che andrà esente dal pagamento del contributo unificato) al Tribunale del luogo ove è residente affinché il tribunale, attingendo dal menzionato fondo di solidarietà, anticipi una somma non superiore all’importo dell’assegno medesimo.

La procedura prevede che il Presidente del tribunale, assumendo eventualmente informazioni, nei trenta giorni successivi al deposito dell’istanza debba accertare la ricorrenza dei requisiti di cui sopra e una volta valutata positivamente l’istanza, debba trasmetterla al Ministero della giustizia affinché questo provveda a corrispondere la somma medesima. Il Ministero avrà poi azione contro il coniuge inadempiente per il recupero delle risorse erogate. Qualora il tribunale non ritenga viceversa che ricorrano i presupposti per l’erogazione rigetterà l’istanza con decreto non impugnabile.

Tale disposizione deve ritenersi applicabile alle stesse condizioni (ex art. 1 comma 20 l. n. 76/2016) anche alla parte di un’unione civile che si trovi in stato di bisogno, qualora in seguito a scioglimento dell’unione civile la parte dell’unione civile onerata del pagamento di un assegno ometta di versarlo.

 

Leggi dopo

Esplora i contenuti più recenti su questo argomento

News

News

Su Assegno per il nucleo familiare

Vedi tutti »