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Testatore affetto da sindrome bipolare: la prova dell’incapacità è onere di chi chiede l’annullamento

Il caso. La Corte d’appello di Cagliari ha confermato la sentenza con cui il giudice di prime cure aveva rigettato la domanda presentata da Tizia volta a dichiarare la nullità di due testamenti olografi con conseguente nullità della successione testamentaria in favore dell’apertura di quella legittima. Secondo parte ricorrente, infatti, il de cuius al momento della redazione si trovava in uno stato di incapacità naturale temporanea determinato dal disturbo bipolare da cui era affetto da tempo.

Avverso tale sentenza, Tizia ha presentato ricorso per cassazione.

 

Il disturbo bipolare non determina di per sé un’incapacità naturale. La Suprema Corte rileva che la relazione peritale, come già sottolineato da Tribunale e Corte d’appello, non ha affermato in alcun passo che il disturbo bipolare da cui è affetto il de cuius abbia determinato un assoluto stato di incoscienza dello stesso. I giudici di merito, pertanto, avevano già escluso la perdita da parte del testatore della capacità di autodeterminarsi ovvero la capacità di porre in essere atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, nonostante la gravità della malattia di cui era portatore.

Inoltre, la prova di uno stato di incapacità naturale temporanea ex art. 428 c.c. deve essere a carico della parte che chiede l’annullamento del testamento e non, come sostenuto dalla ricorrente, a carico del convenuto.

Per questi motivi, la Cassazione rigetta il ricorso.

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