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Sì alla confisca anche se i beni sono in comproprietà con il coniuge estraneo al reato

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’appello proposto dalla moglie dell’indagato in un procedimento di usura, confermando il sequestro per equivalente disposto nei confronti di gioielli e orologi rinvenuti nella disponibilità dell’uomo. Avverso tale ordinanza, la soccombente ha proposto ricorso per cassazione.

 

Secondo la Suprema Corte, correttamente il Tribunale ha rilevato che, in tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca, la comproprietà del bene con il coniuge estraneo al reato «non è certamente di ostacolo di per sé alla confisca pro-quota del bene che ne costituisca oggetto». Tale misura può riguardare anche i beni in comproprietà nella loro interezza qualora, come nel caso in esame, essi «siano indivisibili o sussistano inderogabili esigenze per impedirne la dispersione o il deprezzamento» (Cass. 27 gennaio 2016, n. 3535). Il sequestro trova giustificazione nellanatura del bene per assicurare gli effetti della confiscamentre l’esistenza del diritto del coniuge comproprietario al recupero di una somma corrispondente alla metà del suo valore sarà eventualmente oggetto di un successivo accertamento.

Il ricorso deve, pertanto, essere respinto.

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