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L'archiviazione del procedimento di abuso su minori è idoneo ad escludere lo stato di necessità come esimente del reato di sottrazione di minori

Il reato di sottrazione di minore non può essere escluso dalla semplice convinzione del soggetto agente di una situazione di pericolo per i minori, quando tale circostanza è stata esclusa da provvedimenti giudiziari che non hanno dato corso alle accuse avanzate dal soggetto in relazione a tale situazione di pericolo.
Così ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 
29 dicembre 2015 n. 51050, che ha rigettato il ricorso proposto dall'imputata, confermando così la sentenza della Corte territoriale che l'aveva ritenuta penalmente responsabile, tra gli altri, dei reati di cui agli artt. 574 e 574 bis c.p., per aver sottratto le figlie minori dalla comunità ove erano state collocate e portate all'estero.

Secondo la Suprema Corte, infatti, non può considerarsi sussistente l'esimente dello stato di necessità invocato dall'imputata (abusi sulle figlie minori da parte del loro padre) che avrebbe giustificato la sua condotta consistente nel condurre le figlie in Romania, stante l'intervenuto provvedimento di archiviazione in favore del padre delle minori, benché privo di forza di giudicato.
Ed invero, la conoscenza da parte dell'imputata del provvedimento di archiviazione relativo ai presunti abusi del padre delle bambine nel momento in cui la stessa decideva di allontanarsi con le figlie dall'Italia, nonché il fatto che nel periodo in questione gli incontri del padre con le figlie avvenissero in modalità regolamentata presso la Comunità ove erano sistemate le minori, secondo i Giudici di legittimità deve escludere che ci potesse essere un valido motivo per temere per il bene delle figlie, rilevante ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 54 c.p

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