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Il tribunale di Milano chiarisce la decorrenza dei termini per il divorzio breve

Il caso. Tizio ricorreva al Tribunale per chiedere la separazione giudiziale dalla moglie; il Presidente del Tribunale di Milano, autorizzava i coniugi a vivere separati, assumeva i provvedimenti provvisori e assegnava alle parti i termini per la costituzione in giudizio ex art. 709 c.p.c.; successivamente al deposito delle memorie istruttorie, i coniugi trovavano un accordo che veniva poi formalizzato in sede di udienza ex art. 708 c.p.c., intervenuta a distanza di tempo dalla prima autorizzazione a vivere separati.

Decorsi i termini, i coniugi chiedevano congiuntamente pronunzia di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra di loro contratto.

Il Tribunale di Milano, con la sentenza in oggetto, ha accolto la domanda, ponendosi preliminarmente la questione processuale inerente il dies a quo del termine semestrale per la richiesta di divorzio.

Infatti, l’art. 3, comma 1, n. 2), lett. b) l. 1 dicembre 1970, n. 898, come modificato dalla l. n. 55/2015, dispone che il divorzio possa essere chiesto, qualora la separazione si sia protratta ininterrottamente da «almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale...omissis», ma non chiarisce se, nell’ipotesi di trasformazione della separazione da giudiziale a consensuale, il termine (semestrale) decorre dall’udienza di trasformazione del rito (art. 711 c.p.c.) oppure da quella di comparizione dei coniugi nella procedura contenziosa (ex art. 708 c.p.c.).

 

La soluzione del Tribunale di Milano. Il Tribunale di Milano, con la decisione in oggetto, ritiene che  il termine semestrale per proporre il divorzio decorra dall’udienza presidenziale ex art. 708 c.p.c. anche quando la separazione sia stata successivamente definita in maniera consensuale e formalizzata all’udienza ex art. 711 c.p.c..

Questi, in sintesi, i motivi della pronuncia:

  • l’obiettivo enunciato della novella è quello di ridurre i tempi necessari allo scioglimento del vincolo; tale obiettivo sarebbe frustrato dal fare decorrere il termine semestrale dall’udienza di trasformazione del rito che potrebbe avvenire dopo un lungo periodo dall’udienza ex art. 708 c.p.c.;
  • la soluzione contraria (decorrenza del termine di 6 mesi dall’udienza ex art. 711 c.p.c.) creerebbe un’inutile disparità di trattamento, peraltro contraria anche ai principi del giusto processo ex art. 101 Cost., tra i coniugi separati in via contenziosa e quelli separati in via consensuale; in molti casi, infatti, i secondi dovrebbero attendere un lasso di tempo maggiore dei primi per poter chiedere il divorzio;
  • il termine del divorzio decorre sempre dalla comparizione dei coniugi innanzi al Presidente, che li autorizza a vivere separati; nel caso di separazione giudiziale trasformata in consensuale gli effetti della separazione (ivi compresi quello relativo alla cessazione del regime di comunione legale di cui all’art. 191 c.c., anch’esso novellato dalla l. n. 55/2015) decorrono sempre dalla prima udienza.
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