Giurisprudenza commentata

Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione: regime di procedibilità e riserva di codice

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

In tema di reati contro la famiglia, il delitto di omesso versamento dell'assegno periodico per il mantenimento dei figli di cui all'art. 570-bisc.p. è procedibile d'ufficio, in quanto è rimasto immutato il regime della procedibilità previsto per il delitto di cui all'art. 12-sexies, legge 1 dicembre 1970, n. 898, richiamato dall'art. 3 legge 8 febbraio 2006, n. 54, la cui abrogazione è stata meramente formale, con trasposizione della relativa ipotesi criminosa nella nuova norma codicistica.

 

Fonte: ilpenalista.it

Il caso

Con sentenza di primo grado, è stata dichiarata nei confronti dell'imputato l'estinzione, per remissione di querela, del reato di cui all'art. 570-bis c.p., già art. 3 l. 54/2006, di cui questi rispondeva per aver omesso di corrispondere l'assegno mensile dovuto a titolo di mantenimento del figlio minore.

In particolare, il giudice di prime cure ha ritenuto che il richiamo operato dalla citata disposizione all'art. 570 c.p. comporti l'estensione alla fattispecie di cui all'art. 570-bis c.p. del regime di procedibilità a querela di parte previsto per tale delitto.

La sentenza di non doversi procedere emessa dal giudice di primo grado è stata oggetto di ricorso immediato per Cassazione da parte del Pubblico Ministero, che ha lamentato la violazione di legge in merito al regime di procedibilità della fattispecie delittuosa di cui all'art. 570 bis c.p., chiedendo l'annullamento della sentenza impugnata.

 

La questione

 

La questione sottoposta ai giudici di legittimità attiene dunque al regime di procedibilità operante in relazione al delitto di “Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio”, di cui all'art. 570 bis c.p.

Si pone infatti il problema di stabilire se il richiamo operato dalla citata disposizione all'art. 570 c.p. costituisca un richiamo esclusivamente quoad poenam o se si estenda al regime di procedibilità a querela di parte, prevista per l'analoga fattispecie di cui al comma primo dell'articolo 570 c.p.

In particolare, la trasposizione, per effetto del d.lgs. n. 21 del 2018, delle norme di cui agli abrogati artt. 12-sexiesl. 898/1970 e 3 della l. 54 del 2006, ha determinato una modifica del regime di procedibilità della relativa fattispecie penale o permane la procedibilità d'ufficio pacificamente riconosciuta, in precedenza, dalla giurisprudenza di legittimità?

In che rapporto si pongono infine le previgenti fattispecie penali e la nuova norma incriminatrice ex art. 570-bis c.p.?

Le soluzioni giuridiche

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha accolto il ricorso, sulla scorta delle seguenti considerazioni.

In primo luogo, i giudici di legittimità hanno evidenziato che tra le norme incriminatrici di cui agli artt. 12-sexiesl. 1° dicembre 1970, n. 898, e art. 3, L. 8 febbraio 2006, n. 54, sussiste un rapporto di continuità normativa, tale per cui i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore del d.lgs. 1° marzo 2018, n. 21, mantengono la propria rilevanza penale.

Viene al riguardo evidenziato che la delega conferita al Governo con legge n. 103 del 2017, per l'attuazione del principio di riserva di codice, eseguita con il succitato D.Lgs. n. 21/2018, presenta natura “meramente compilativa”, determinando la semplice trasposizione all'interno del Codice penale di alcune delle fattispecie extra-codicistiche esistenti.

La Corte di Cassazione ne desume dunque, anche alla luce del tenore della relazione ministeriale allo schema del decreto legislativo, che “il nuovo art. 570-bis c.p. assorbe le previsioni di cui alla L. 1° dicembre 1970, n. 898, art. 12-sexies e di cui alla L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3”, e pertanto la modifica non incide sul regime di procedibilità del reato.

A fronte quindi del carattere solo formale dell'abrogazione e della mera trasposizione delle previgenti fattispecie penali nel nuovo art. 570-bis c.p., viene affermata la procedibilità di ufficio del reato, che resta immutata.

Tanto sul presupposto che il richiamo operato in precedenza dall'art. 12-sexies cit. all'art. 570 c.p. costituisca, come evidenziato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza del 2013, un rinvio esclusivamente quoad poenam, privo di implicazioni sulla procedibilità della fattispecie.

Tale soluzione, secondo la Corte di Cassazione, mantiene “piena validità” a fronte della natura “meramente formale” della trasposizione operata con il d.lgs. n. 21 del 2018.

Affermato dunque il regime di procedibilità d'ufficio del delitto ex art. 570-bis c.p., i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza impugnata, con rinvio al giudice di merito competente.

Osservazioni

La pur sintetica pronuncia in esame affronta tematiche di particolare rilievo e offre interessanti spunti di ordine sistematico in merito alle fattispecie criminose a tutela dei rapporti familiari.

In primo luogo, infatti, i giudici di legittimità colgono l'occasione per chiarire che l'operazione inedita posta in essere dal legislatore delegato del 2018, è consistita in una mera trasposizione, di natura esclusivamente compilativa e non già innovativa, delle fattispecie extra-codicistiche interessate.

Tale operazione di trasposizione viene equiparata a una forma di abrogatio sine abolitione, priva pertanto di effetti sulla punibilità dei fatti commessi sotto la vigenza delle norme abrogate e trasferite nel corpus del codice penale.

Si precisa, nel contempo, che tra le disposizioni extra-codicistiche e i nuovi articoli del Codice, tra cui l'art. 570-bis, sussiste un rapporto di continuità normativa.

Emerge dunque un approccio alle disposizioni del d.lgs. 21/2018 in termini di successione di norme penali, in relazione alla quale viene escluso ogni effetto di abolitio criminis e affermata la continuità con le nuove disposizioni codicistiche. Tanto in ragione dell'evidenziata assenza di profili di innovatività nelle norme del Decreto.

Ulteriore profilo di interesse, che emerge incidentalmente dalla motivazione della sentenza in commento, attiene al regime di procedibilità delle fattispecie dettate nel Capo VI del Titolo XI del codice, dedicato ai “Dei delitti contro l'assistenza familiare”.

Ribadito il regime di procedibilità d'ufficio dell'art. 570-bis c.p., la Corte richiama la sentenza della Corte Costituzionale n. 220 del 2015, nella parte in cui rileva il carattere “frammentario e disarmonico” del sistema delle incriminazioni relative ai rapporti familiari.

Pur avendo escluso la manifesta irrazionalità e quindi l'illegittimità costituzionale del diverso regime di procedibilità tra le analoghe fattispecie di cui, oggi, agli artt. 570 e 570-bis c.p., la citata sentenza, condivisa dalla Corte di Cassazione, evidenzia le perplessità che solleva il regime di procedibilità di alcuni dei reati contro la famiglia.

Non mancano infatti voci, in dottrina, che ritengono necessaria una maggiore flessibilità della procedibilità dei reati nel settore in esame, dal momento che involge profili e interessi altamente personali, tali da suggerire un più ampio potere dispositivo in capo alle parti. Finanche in relazione al più grave delitto di maltrattamenti in famiglia, ex art. 572 c.p., è stata prospettata l'opportunità, a determinate condizioni, di prevedere meccanismi di componimento della crisi familiare idonei a estinguere il reato. Tanto al fine di evitare che, a fronte di un effettivo e non raro ricongiungimento della coppia (comprovato a mezzo di appositi organi compartecipati, pubblici e privati), una sentenza di condanna possa riacutizzare il conflitto.

A maggior ragione, dunque, si invoca tra gli operatori del diritto e in dottrina una riforma della materia che, anche in ossequio a esigenze deflattive, agevoli la definizione alternativa dei procedimenti penali a fronte di interessi disponibili quali quelli economici. Non osterebbe a tale soluzione la tutela dell'esecutorietà dei provvedimenti giurisdizionali, cui non è estraneo il regime di procedibilità a querela di parte, come avviene ad esempio in relazione all'art. 388 c.p.

La sentenza in commento, facendo eco alla citata pronuncia della Consulta, lancia dunque un ulteriore monito in tal senso al legislatore.

 

Guida all'approfondimento

DONINI, L'art. 3-bis c.p. in cerca del disegno che la riforma orlando ha forse immaginato, in Dir. Pen. e Processo, 2018, 4, 429;

PITTARO, L'assegno divorzile: profili penali, in Famiglia e Diritto, 2018, 11, 1055;

ORLANDI, Procedibilità (condizioni di), in Digesto delle discipline penalistiche, Vol. X, Utet, 1995;

GARGANI, Riforma orlando: la modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati, in Dir. Pen. e Processo, 2018, 5, 579.

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