Giurisprudenza commentata

Separazione personale dei coniugi: come si calcola l'assegno di mantenimento?

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

Massima

In tema di separazione personale tra i coniugi, al fine della quantificazione dell'assegno di mantenimento, il giudice del merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante la convivenza matrimoniale e poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente gli permettano di conservare detto tenore di vita; in caso di esito negativo di tale verifica, il giudice deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione, da effettuarsi attraverso la ricostruzione delle complessive situazioni economico-patrimoniali e reddituali degli stessi coniugi, senza che sia necessaria la determinazione dell'esatto importo dei redditi percepiti da ciascun coniuge.

Il caso

Il Tribunale di Milano dichiarava la separazione personale dei coniugi, rigettando la domanda di addebito della separazione alla moglie e affidando le figlie minori al Comune di Milano, con limitazione della responsabilità genitoriale sulle questioni scolastiche e sanitarie; collocava le minori presso la madre, alla quale assegnava la casa coniugale di proprietà del marito e poneva a carico di quest'ultimo un assegno di mantenimento della moglie di Euro 1.500,00 mensili e un assegno di mantenimento delle figlie di Euro 3.000,00 (di cui Euro 1.500,00 per ciascuna figlia), oltre al 100% delle loro spese straordinarie, delle spese condominiali (ordinarie e straordinarie) e delle spese di utenza della casa familiare e oltre, infine, a un contributo di Euro 9.000,00 per le vacanze.

La Corte di appello rigettata i gravami di entrambi i coniugi. Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la moglie, limitatamente ai capi della decisione afferenti le questioni economiche. La ricorrente denunziava in particolare la violazione e falsa applicazione degli artt. 156, 147, 148, 315-bis e 316-bis c.c., lamentando che la quantificazione dell'assegno non era rispettosa del criterio di proporzionalità e non era stata ancorata alla concreta e corretta determinazione del reddito del coniuge obbligato nonché la nullità della sentenza per motivazione apparente delle statuizioni economiche, in violazione dell'art. 132 n. 4 c.p.c.

La questione

La questione in esame è la seguente: in tema di separazione personale dei coniugi come devono essere valutate le condizioni economiche delle parti ai fini della determinazione del quantum dell'assegno di mantenimento spettante a uno di essi? E' necessario un accertamento dei redditi dei coniugi nel loro esatto ammontare o è sufficiente una ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali di ciascuno di essi? 

Le soluzioni giuridiche

La Corte di cassazione, in continuità con l'orientamento consolidato (Cass. civ., sez. I, 11 luglio 2013,  n. 17199; Cass. civ., sez. I, 28 aprile 2006, n. 9878), ha evidenziando che la finalità precipua dell'assegno di mantenimento del coniuge è quella di assicurare a tale coniuge la conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto nel corso della convivenza matrimoniale. Tale assegno - precisa la corte – va dunque riconosciuto nel caso in cui uno dei coniugi non disponga di redditi propri sufficienti a consentirgli il mantenimento di tale condizione e sussista una situazione di disparità economica con l'altro coniuge. Due sono, pertanto, i presupposti per il riconoscimento dell'assegno di mantenimento al coniuge: da un lato, l'insussistenza di redditi propri per il mantenimento del tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale, dall'altro lato, la sussistenza di una effettiva disparità economica con l'altro coniuge.

La valutazione della sussistenza di una disparità economica fra i coniugi deve essere fatta secondo la Corte in un'ottica globale, che tenga conto non solo dei redditi di ciascun coniuge, ma anche di tutti gli elementi di ordine economico o comunque rilevanti in termini economici - diversi dal reddito - e idonei ad incidere sulle condizioni delle parti. Con precipuo riferimento alla valutazione dei redditi dei coniugi, la sentenza in commento ha precisato, in adesione all'orientamento consolidato (Cass. civ., sez. I, 7 dicembre 2007, n. 25618; Cass. civ., sez. I, 12 giugno 2006, n. 13592), che non è necessario un accertamento nel loro esatto ammontare ma è sufficiente una attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi.

La Corte ha accertato che, nel caso di specie, il giudice di prime cure aveva esaminato tutti gli elementi relativi alla situazione economico-patrimoniale e reddituale delle parti, concentrando, in particolare, l'attenzione sul fatto che il marito disponeva di un patrimonio immobiliare, gestito in forma societaria, di significativa entità che rendeva non attendibili le dichiarazioni dei redditi riferite ad una attività di imprenditore agricolo, la moglie godeva di redditi da locazione e proveniva da una famiglia benestante e nel corso della convivenza matrimoniale il tenore di vita era stato caratterizzato dalla disponibilità di una abitazione di pregio nel centro di Milano, di personale domestico, di viaggi e vacanze, di scuole private per i figli, di abbonamento a teatro e di iscrizione in prestigiosi club. Elementi tutti che, secondo la corte, assolvevano all'onere motivazionale relativo all'assegno di mantenimento che impone al giudice di merito di giustificare l'esigenza di ripristinare l'equilibrio delle posizioni economiche delle parti attraverso un esame comparativo delle loro disponibilità economiche e del tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale, senza che sia necessario il ricorso a tutti i parametri individuati dalla giurisprudenza con riferimento all'art. 156 c.c.

La Corte ha altresì aggiunto che a seguito della riforma di cui al d.l. n. 83/2012, il controllo sulla motivazione è limitato al vaglio della esistenza (sotto il profilo della omissione o mera apparenza) e della coerenza (sotto il profilo della irriducibile contraddittorietà e illogicità manifesta), essendo venuto meno il sindacato sulla sufficienza della motivazione e che, nel caso di specie, il giudice di appello aveva assolto puntualmente all'onere motivazionale nei termini sopra enunciati.

Osservazioni

La pronuncia in commento si inserisce nel più ampio dibattito sulla quantificazione dell'assegno di mantenimento del coniuge separato.

Presupposti per il riconoscimento dell'assegno di mantenimento al coniuge sono la non addebitabilità della separazione a tale coniuge, la sussistenza di una disparità economica fra i due coniugi e l'assenza, in capo al coniuge beneficiario, di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di convivenza matrimoniale.

Il giudizio sulla disparità economica fra i coniugi e sull'assenza di redditi adeguati alla conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale va condotto attraverso l'analisi delle potenzialità economiche complessive dei coniugi, comprensive di qualsiasi utilità suscettibile di valutazione economica, senza che occorra un accertamento dei redditi nel loro esatto ammontare.

Una volta acclarata la sussistenza del diritto del coniuge all'assegno di mantenimento, ai fini della concreta determinazione del quantum di detto assegno, il giudice deve tenere conto anche di elementi fattuali diversi dal reddito dell'onerato, suscettibili di incidere sulla condizione economica delle parti, quali l'obbligo di mantenimento di figli nati da una nuova relazione, le ripercussioni sul piano reddituale della legittima scelta personale del coniuge di cessare l'attività professionale, il vantaggio derivante al coniuge beneficiario dell'assegno, del godimento della casa coniugale, l'attitudine del coniuge beneficiario dell'assegno al lavoro, secondo una valutazione in termini concreti della effettiva possibilità di svolgimento di una attività lavorativa retribuita.

La prova della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del diritto all'assegno di mantenimento grava sul coniuge richiedente; tuttavia, poiché tale prova non deve necessariamente essere specifica e diretta, è sufficiente che l'istante alleghi la sussistenza di una disparità economica fra i coniugi e una condizione economica inadeguata a godere dello stesso tenore di vita avuto in costanza di convivenza matrimoniale, ferma restando la possibilità dell'altro coniuge di contestare la pretesa, indicando beni o proventi che evidenzino l'infondatezza della domanda avversaria. 

Guida all'approfondimento

L. Barbiera, Conservazione del tenore di vita coniugale e decisione del coniuge obbligato all'assegno di cessare l'attività professionale, in Giur. it., 2003, 686

G. Casaburi, Novità in tema di assegno di separazione e divorzile, in Foro it., fasc. 5, 2013, 1477;

G. Cosco, Presupposti per l'attribuzione e canoni per la quantificazione dell'assegno di mantenimento tra coniugi separati, in Dir. famiglia, 2004, 383

C. Dolcini, Separazione e solidarietà economica tra i coniugi, in Famiglia e diritto, 2004, 259 

F. Naddeo, Mantenimento del coniuge separato e dovere di contribuzione fra autonomia privata e determinazione giudiziale, in Famiglia e diritto, 2001, 608;

C. Rimini, I principi e la prassi giurisprudenziale nel riconoscimento e nella determinazione dell'assegno di separazione e di divorzio, in Dir. famiglia, fasc. 1, 2009, 333.

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